mercoledì 26 gennaio 2011

SINGHIOZZO

"Glosoli" uscendo dalle casse stereo dilata lo spazio mentale, portando la mia immaginazione lontana e liberando il pensiero, che si libra confuso ma leggero fino a raggiungere una spiaggia di ciotoli rossi di granito.
Sorseggio la miglior birra scura prodotta nel vicentino, "Scubi" birrifico Birrone di isola Vicentina. La sorseggio dentro un bicchiero azzurro, così orripilante che mi costringe la concentrazione solo sul gusto, tralasciando l'immagine. Sento davvero un fondo di liquirizia, e mi ricorda il chinotto delle medie.
I libri sopra al mio comodino sono due. Suscitano emozioni diverse. "L'eleganza del riccio" e "Bellezza e tristezza". Entrambi sono il nome dato ad una sensazione provocata.
Mi piace questa cosa di assegnare o inventarsi un nome per le cose della vita.
"Singhiozzo" è il nome adatto per la Epistolare che da qualche mese scrivo assieme a Carlotta via web.
Però "Singhiozzo" forse è anche una mia condizione hic et nunc. Il blog e le parole che escono e non escono. I viaggi, che sono il vento del mio essere foglia, pensati nel mentre se ne stanno compiendo altri. Alcuni rapporti, che vivono di contrazioni sussulti silenzi.
Singhiozzo è l'alternanza tra la quiete dell'Albergo balena e il febbrile desiderio di delirio urbano. Singhiozzo è la cantina ricca di bottiglie pregiate, chiuse, e il 'seciàro' pieno di bottiglie de vin de casa, vuote.
Singhiozzo è ascoltare successivamente Sakamoto e i Vampire Weekend.
Singhiozzo è svegliarsi a 16° e andare a letto con 22°.
Singhiozzo è saltare la cordicella della vita, alternando la garanzia del contatto con la terra all'ebbro sogno del volo.
Singhiozzo, è. Singhiozzo.
Dubbiosa magia di fine gennaio, dall'haiku inscrivibile, e vestita di un vecchio tubino argentato.
Singhiozzo ti chiami, o mia amata. Giornata.

lunedì 24 gennaio 2011

COSE BELLE

"che ridere non è mostrare i denti, ma accorgersi che esiste la bellezza" m.d.l.

"A poco a poco dapprima e poi tutto di colpo, lasciò che la sua attenzione si concentrasse su una scenetta che, non ostacolata da sceneggiatori, registi o produttori, veniva sublimemente rappresentata al di là della strada, cinque piani più in basso. C'era un acero piuttosto grande di fronte alla scuola (uno dei quattro o cinque alberi che crescevano su quel lato fortunato della strada), e proprio in quel momento una bambina di sette, otto anni s’era nascosta lì dietro. Aveva indosso una giacchettina blu scuro a doppio petto e un berretto che aveva quasi la stessa tonalità di rosso della coperta del letto nella stanza di Van Gogh ad Arles. Da dove si trovava Zooey, anzi, il berretto della bambina non era molto dissimile da una chiazza di vernice. A qualche metro di distanza, il suo cane – un giovane bassotto con collare e guinzaglio di cuoio verde – stava fiutando per ritrovarla e correva in cerchio all’impazzata, col guinzaglio che gli si trascinava dietro. Pareva quasi che non riuscisse a sopportare l’angoscia del distacco; e quando infine riuscì a intercettare l’odore della padroncina non fu certo troppo presto. Per entrambi, la gioia del ricongiungimento fu immensa. Il bassotto emise un piccolo guaito e si acquattò in avanti scodinzolando estasiato fino a che la padroncina, gridandogli qualcosa, scavalcò di corsa la siepe metallica che circondava l’albero e se lo prese in braccio. Gli disse una serie di parole di lode nell’argot privato che faceva parte del gioco, lo rimise giù, afferrò il guinzaglio, e insieme si diressero allegramente verso ovest, verso la Fifth Avenue e il parco, scomparendo alla vista di Zooey. Zooey appoggiò la mano contro il telaio della finestra, quasi volesse spingerlo in alto per sporgersi a vedere i due che s’allontanavano. Ma si trattava della mano che teneva il sigaro, ed egli esitò un secondo di troppo. Aspirò una boccata di fumo. – Accidenti, - disse, - ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle."

Franny e Zooey, J.D.Salinger, 1955

venerdì 21 gennaio 2011

WOODS OF CHAOS

E se non avessi proprio nulla da dire ?
Qualcuno mi direbbe che è la malattia di questi giorni, che mi ha sfiancato e quindi è normale esser stanchi e privi di parole.
Qualcun'altro invece che non sempre bisogna per forza dire qualcosa, e che il silenzio è la parola più colta.
Più di qualcuno che le ho finite quelle parole, che le ripeterei, iterando pensieri e forse qualche timida emozione.
Pochi, forse solo uno soltanto, affermerebbe che ne ho troppe di parole da dire, e come ogni tanto accade, se non stappo l'ingorgo difficilmente usciranno ancora.
Io tra le tante opzioni penso che è colpa di tutto il thè e delle tisane che sto bevendo a litri per sconfiggere "La Caldissima" che mi ha attaccato e sorpreso in questi giorni. Liquido ovunque, liquido che idrata pulisce irrora depura e lava via tutto ma proprio tutto, da me.
Forse è solo una mera speranza. O forse mi sono un pelo smarrito nel caos.
Un infintio bosco di caos.

Rob Costlow - Woods of Chaos
[piacevole scoperta]



martedì 18 gennaio 2011

ME AND YOU AND EVERYONE WE KNOW

Nella vita mi ha sempre colpito l'aposiopesi di alcune situazioni, la forza emotiva legata ad un certo attimo sospeso. Credo che l'emozione provata tenda con stupore alla felicità perfetta o al dolore perfetto.
Trasmettere queste sensazioni con un gesto creativo o artistico, è cosa rara.
Ancora più raro e perfetto sarebbe trasmetterle senza gesti, magari usando solo il silenzio.

Consiglio vivamente la visione di questo film, sinceramente bellissimo, e ringrazio Esse per avermelo fatto conoscere.

ME AND YOU AND EVERYONE WE KNOW - Miranda July - 2005

Buona visione, e buone emozioni.
n.



venerdì 14 gennaio 2011

martedì 11 gennaio 2011

QUAL'E' LA DIREZIONE, NESSUNO ME LO IMPARO'

Con l'occasione, un saluto per l'anniversario della morte di Faber.
Condivido, stimo ed omaggio, la tua POESIA immensa.



"Dove fiorisce il rosmarino
c'è una fontana scura
dove cammina il mio destino
c'è un filo di paura
qual'è la direzione
nessuno me lo imparò
qual'è il mio vero nome
ancora non lo so

Quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume

Sopra ogni cisto da qui al mare
c'è un pò dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno
di tutti i miei coltelli
l'amore delle case
l'amore bianco vestito
io non l'ho mai saputo
e non l'ho mai tradito

Mio padre un falco
mia madre un pagliaio
stanno sulla collina
i loro occhi senza fondo
seguono la mia luna
notte notte notte sola
sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore
e spegnilo poco a poco."

Canto del servo pastore

2011 : PROLOGO

Benvenuto Duemilaunidici. Eccoci qui.
Diciamo che nonostante l'assenza per una decade non ci siamo riposati. Nonpossiamoriposare, dentro, mai.

Frullano in testa e scalpitano nei polpastrelli troppi pensieri, li stiamo facendo barricare, ne usciranno magari un pelo modificati nel sapore, ma più piacevoli. Pazienza.

E' iniziato un nuovo anno, forse me ne sono reso conto solo oggi. Facili questi dieci giorni di relax, e film, e cene, e ordine, e pulizie, e lavoretti, e sonno e sogni, e amici, e vino buono e calore e impegni ludici e, e, e. Facili e fuorvianti.
Stasera invece mi piacerebbe scrivere qualche buon proposito per il tempo che verrà, pare che vada di moda.

Vorrei far entrare più luce, in qualsiasi giorno della mia vita. Vorrei ricordare i testi delle canzoni. Vorrei che l'ipotesi Giappone si concretizzasse. Vorrei bere sempre vino buono. Vorrei che la quarta marcia della mia vespa non saltasse più. Vorrei sentirmi più preparato con l'inglese. Vorrei aprire uno studio di architettura con quei pochi colleghi-amici di una vita. Vorrei che i miei genitori fossero più sereni e di conseguenza scassassero meno i coglioni. Vorrei alimentarmi meglio e con più regolarità. Vorrei che Flavio trovasse una casa e un pò di pace, e sorridesse di più. Vorrei portare le mie chiappe in qualche isola greca negli ultimi giorni da 'enti', sopra una sella nera. Vorrei innamorarmi per davvero. Vorrei davvero innamorarmi per davvero. Vorrei guardare film belli più spesso, e magari indire qualche cineforum all'albergo balena. Vorrei che il cuore Isola arrivasse ottavo in classifica, e si giocasse i playoff con serenità. Vorrei non fare più rifiuto secco. Vorrei riuscire a risparmiare un qualcosa per comperarmi un pezzo di terra. Vorrei leggere di più, almeno un libro alla settimana. Vorrei perdere 3 chili. Vorrei iniziare a scrivere il mio libro. Vorrei non smettere di sognare certe cose incredibili. Vorrei lavorare meno e avere più tempo libero. Vorrei sorridere di più, e aspettare di meno. Vorrei rispondere la verità a qualsiasi domanda mi venga fatta. Vorrei fare qualcosa per migliorare e aiutare questa 'povera patria' italia. Vorrei insegnare. Vorrei imparare a coltivare un orto assieme a mio nonno Giovanni. Vorrei sentire ancora il maestrale accarezzare le mie guance rosse di sole. Vorrei stupire ancora, qualcuno, qualcuna, come sapevo fare fino a poco tempo fa. Vorrei nuotare di più. Vorrei fare una partita di ping pong contro Marco, come ai vecchi tempi. Vorrei riuscire a scegliere un divano per la mia dimora. Vorrei viaggiare molto, almeno ogni paio di mesi. Vorrei che tante chiacchere e piccoli progetti si tramutassero in realtà o alla peggio in cartoline. Vorrei ricevere una lettera d'amore, non anonima. Vorrei sistemare lo scatolone delle foto, che ormai esplode. Vorrei bere un vermentino ghiacciato il primo giorno di primavera, a occhi chiusi. Vorrei udire un vecchio dai capelli bianchi, seduto in un panchina, fischiettare un motivetto indimenticabile. Vorrei che il pero che ho piantato in giardino non morisse. Vorrei parlare meno, e ascoltare di più. Vorrei possedere meno, ed essere di più. Vorrei che le principesse col pisello avessero un progetto più sociale e meno ludico. Vorrei gioire maggiormente con quache caro amico. Vorrei più silenzio. Vorrei un okulele, e riiiniziare a suonare. Vorrei non scoprire mai il mittente del pero. Vorrei commuovermi davanti ad una focaccia al rosmarino. Vorrei ridurre il mio impatto ambientale. Vorrei accarezzare il sussulto di un'altrui emozione. Vorrei sentirmi meno ospite, su questa terra. Vorrei scoreggiare meno dopo i miei minestroni. Vorrei fotografare il vuoto che scherza con il pieno. Vorrei scrivere un post sull'amore. Vorrei riconoscere la bellezza più spesso. Vorrei mangiare una crema al pomodoro. Vorrei stupirmi. Vorrei riconoscere la luce che entra nei miei giorni, e non scambiarla per un flash di una vecchia polaroid. Vorrei non volere. Vorrei, volare.

venerdì 31 dicembre 2010

2010: EPILOGO

Epilogo (conclusione)

Torna ad un anno di distanza l'appuntamento con l'epilogo di fine anno.
Saluto il 2010. Un anno iniziato con una sfaticaccia notturna a lavoro e uno champagne bevuto da solo appena sveglio mentre mi masturbavo. Continuato tra importanti chiusure di capitoli -rapporti, tornei estivi, s.lucia, università- e aperture di altri -viaggi come accompagnatore, albergo balena, altri rapporti, progetti-. Condito da soddifazioni sportive -cuore isola in promozione-, da viaggi e vacanze magnifiche -su tutto il mese sardo con marco-, da pensieri parole luoghi, da gioiebrevi ma intensi, e qualche infelicità, da principesse che consolidano amicizie e portano sorrisi, da attese eterne, da musica che colma, e minestroni, e vino buono.
Stasera non festeggio, in linea coerente con i miei ultimi 3 anni. Ciò che si doveva festeggiare, è già stato brindato a dovere a suo tempo.
Brindo però alla ricchezza interiore che mi ha portato questo ennesimo anno di passaggio ed evoluzione, e ballo da solo, e brindo ora, con un bicchiere di amato vino rosso.
Cin cin ! Festeggio questi dodici mesi trascorsi, alla mia, alla vostra. Salute !
Domani si riparte, la casa è pulita, i fiori inaffiati, gli amici salutati.
Un'altro anno è andato, che la vita continui !
nicolacappellari




UN PO DI CAZZI MIEI.

Breve autobiografia interrogante

(si Sconsiglia la lettura)

Salve, mi presento. Il mio nome è Nicola Cappellari, ho compiuto ventinove volte gli anni e ho un’età biologica di circa 30 anni. Sono nato a Vicenza, vivo a Dueville, un piccolo paese-dormitorio in provincia. Sono italiano, più di sangue che di idee. Però sono fiero del mio paese, con le sue bellezze, le sue contraddizioni, e incoerenze. E’ questa terra che mi ha scelto, e la rispetto, e la stimo, anche se non condivido fatti ed idee di molte persone che la popolano e la dirigono.

Oggi scrivo una breve autobiografia perché in testa mi frulla una domanda, e perché tre giorni fa mentre nuotavo in una piscina deserta sull’altopiano, mi si è aperta una falla dentro i pensieri.

La mia famiglia rientra nel sottoinsieme della borghesia: padre laureato che gestisce 3 attività, madre diplomata che lavora come libera professionista con tendenze e passioni artistoidi, fratello bello e dotato, viziato, e con futuro certo visto le doti. Case e capannoni di proprietà, sia per la vita quotidiana che per le vacanze; debiti e certezze del saper fare, del ‘mi me so fatto da solo’. Nonni ex poveri, contadini cuochi e panettieri, gente de campagna. Ad oggi rimane l'affetto, ma i rapporti familiari sono compromessi e distanti anni luce da un equlibrio anche solo di convenienza. E non scenderei nei dettagli.

Dalla mia famiglia ho avuto parecchie possibilità, prima fra tutte il diritto e la facilità di studio. Sono diplomato geometra, con 95/100; ho preso il patentino di agente immobiliare; sono architetto laureato allo Iuav con 110/110 e lode; ho frequentato e portato a termine diversi corsi di disegno, modellazione, grafica e step linguistici. Sono eterno studente, in qualsiasi materia, come diceva Guccini.

I miei studi, i miei bisogni e le mie passioni hanno fatto si che imparassi e svolgessi diversi lavori negli anni: architetto, grafico, disegnatore, accompagnatore di viaggi, assistente universitario, curatore di mostre, aiuto cuoco, cameriere, mescitore di vini, tuttofare cattering, venditore, agente immobiliare, mulettista, geometra da rilievi, aiuto pizzaiolo, consegnatore a domicilio di cartoni ricolmi di gioie culinarie tardo domenicali, libero professionista marchiato da codice scacciasperanze qual è la partita iva..

Amo organizzare le cose i tempi e le persone. E’ una dote che ogni tanto esce e che uscirà, ma di cui non vado poi così fiero.

Sono sportivo e credo nello sport, sebbene madre natura non mi abbia dotato di un fisico adatto alle mie idee e volontà. Gioco a pallacanestro da 23 anni, ho fatto un anno di calcio e uno di nuoto; gioco, mi diverto, pratico e me la cavo con la mountain bike, lo sci da fondo, il calcetto a cinque, il trekking, lo snorkeling, il ping-pong, qualche scambio di tennis, il nuoto.

Ho amato, e sono stato amato, due due Fiori di donne, in età e modi diversi. Poi ho provato sentimenti forti che non sono riuscito a classificare con un nome per almeno altre 2-3 donne. E poi qualche clandestinità, qualche storia spezzata o non vissuta, qualche scopata serena, qualche occasione perduta. Come tutti. E come tutti ho ferito, e sono stato ferito. Oggi, sono solo, per scelta coerente nei onfronti del mio voler provare sentimenti forti, veri e definitivi. Magari sbaglio. chissà.

La salute oggi è buona, a parte una contrattura perenne alla schiena e un pollice mal messo. Però in passato ho subito operazioni –ernia,tonsille,menisco,occhio..- ho rischiato la vita –tendaossigeno- ho combattuto allergie anche fortissime, influenze tropicali, debolezza corporea e fragilità ossea e tendinea di svariato genere –legamenti ginocchio sx, legamenti caviglie, distorsioni, lussazioni, e madonne varie-, scogliosi e schiena consumata a 20 anni. Ma tiro avanti, con consapevolezza ed impegno.

Amo viaggiare, Ho combattuto limiti e ostacoli economici e familiari per questo, sono ancora parecchio indietro a mete, ma mi rifarò. Ho viaggiato molto in Italia e in quasi tutte le sue isole, anche minori. E poi francia, spagna, portogallo, germania, svizzera, austria, grecia, slovenia, croazia, svezia, norvegia, Inghilterra. E arriveranno l’irlanda, il giappone, la turchia, e poi chissà.

Amo cucinare. Da quando sono piccolo. Organizzo cene a tema, invento dal nulla, sbaglio, azzecco, e ricerco molto, sui prodotti e sul vino. Sogno di… bhè è un autobiografia che non rivela i sogni, altrimenti poi tra vent’anni cosa vi racconto?

Amo la musica e la fotografia, fotografo per passione con una vecchia reflex ricevuta in eredità, e suono a casaccio una chitarra provando ad impare un qualcosa per cui non sono assolutamente portato.

Amo leggere e camminare. Diciamo che leggo molto di più di quello che cammino. Entrambe queste passioni sono fresche, nate un paio d’anni fa.

Sono fiero e fortunato ad avere delle amicizie, vere. E non occorre aggiungere altro.

Ho abitato in quattro case nella mia vita, e penso siano troppo poche per un trentenne al giorni d’oggi: dueville in via fogazzaro, due ville in via rossini, vicenza in santalucia e ancora dueville all’albergo balena. Alcune di esse radici, altre passaggi. Alcune dovute, altre sudate, altre ancora meritate e guadagnate.

Mi sento vasto dentro. Vasto e de-vastato. Mi sento ricco di cose da donare e allo stesso tempo ancora vuoto e in attesa di ricevere moltissimi input per crescere. Mi sento stanco fisicamente ma pieno di energie moralmente. Mi sento fortunato per molti versi, e sfortunato per pochi altri. Mi sento in evoluzione. Sogno, sogno molto. Ma ad oggi ho pochi obiettivi, facili da raggiungere con un poco di impegno. Un paio di viaggi, un lavoro, uno studio da aprire.

E poi ? Cosa rimarrà ? Una vita di tappe e crescite brevi fino al momento della morte ? E i grandi progetti ? E la Vita da creare ? E le rivoluzioni ? E la pace ? E i sogni ?

Son tre giorni che nuoto. Prima nella vasca vuota della piscina comunale di Canove. Poi nell’ordine dei ricordi autobiografici, nel mio passato e nella mia consapevolezza. Ora nel mare immenso che è la mia coscienza.

Nuoto, e mi interrogo. E ne esce una sola, semplice, secca, aspra, domanda.

CHE CI FACCIO QUI ?



mercoledì 29 dicembre 2010

CAMMINARE

Mi piace camminare.

Mi piace decisamente più di correre o passeggiare.

Correre è un’attività fisica che mi stanca la muscolatura dopo poche decine di minuti, e pure m’annoia ad esser sincero. Non nego che ogni tanto uso la corsa come medicina ad una giornata particolarmente pesante, ad un acido morale che non riesco da solo a farmi passare, ad ansie sentimentali che ormai conosco e solo la corsa o il sonno riescono a sconfiggere.

Passeggiare è vetusto, lento e svogliato. Non si hanno mete quando si passeggia, è un’attività piuttosto rilassante ma da compiere imprescindibilmente con una compagna o degli amici. Fa molto domenica pomeriggio, testa vuota e tempo da non investire. Forse non è proprio il mio periodo.

Camminare invece è adorabile. Spesso se uno cammina ha una meta, un obiettivo da raggiungere. Lo si può fare accompagnati o soli, e non nego che quando cammino da solo raggiungo spesso la pace interiore. Camminare svuota lentamente, a differenza della corsa. Scarica pensieri e nodi man mano che si esauriscono le forze. Camminando si osserva e ci si osserva. Una città, un sentiero di montagna, una lunga baia dorata, una mulattiera coperta di neve, un intricato labirinto interiore di ricordi. Posso camminare per ore, una giornata intera, a seconda di quanto mi rifocillo e mi riposo durante il tragitto.

Mi piace camminare.

Ieri mi sono svegliato tardissimo, verso le tredici. Penso di aver dormito oltre le dodici ore, e sognato che ricordo almeno 4 volte, una più magnifica dell’altre. Ho fatto un abbondante colazione mentre guardavo i miei pranzare con pasta e funghi. Per me caffè, spremuta, latte, biscotti e della frutta. Avevo addosso una tremenda voglia di camminare, nella neve. Mi sono vestito a dovere, pure troppo (la calzamaglia non la mettevo da anni, un figurino!) e verso le due meno dieci sono partito. Ho raggiunto il primo campo innevato che permettesse una certa visuale, e ho scelto di dirigermi a nord-ovest, verso il tramonto. Scelto un obiettivo, Forte Interrotto, sono partito a passo regolare. I moon-boot immersi nella neve, un album di Paolo Conte alle orecchie, e tutto attorno un paesaggio immobile di boschi e prati innevati e piccoli paesi, dominato dai recinti di filo spinato che segnano il limite del pascolo estivo tra le varie fattorie. Che strane figure disegna quel filo spinato nella neve, sembra un’immensa cucitura di una vecchia coperta bianca. O forse è quello che piace pensare a me, che un elemento di divisione nel micro paesaggio diventi in realtà simbolo d’unione ad uno sguardo più ampio. Ho camminato circa ottanti minuti, assorto a tratti nei miei pensieri e a tratti nelle parole di Conte, superato circa 400 metri di dislivello, sudato ben 2 magliette e un berretto di pile. Arrivato al Forte mi sono riposato cinque minuti, non pensavo davvero a niente, ammiravo solo il paesaggio seduto su una roccia ripulita dal nevischio. Ho spento l’ipod, mi sono bagnato le labbra con la neve fresca, e ho provato un certo fastidio corporeo per la maglietta sudata che non potevo togliermi. Ho ripreso a camminare, in direzione contraria, per tornare a casa. Se all’andata ho liberato maggiormente lo sguardo e le energie fisiche, al ritorno volevo svuotare la mente e ascoltare i piccoli rumori della montagna. Latrati di cani in lontananza alternati a soavi pernacchie che la neve faceva al bosco cadendo dai rami. Un solo uccello ha cantato il suo richiamo. Le luci della sera nel frattempo raggiungevano i toni del rosso e i miei pollici si congelavano pian piano. Ho camminato in tutto circa due ore e mezzo, quasi ininterrottamente, e mi sono portato in ricordo due vesciche ai piedi da moon-boot (attenzione: non camminate mai con i moonboot per oltre dieci minuti). Tornato a casa, una doccia calda, una tisana bollente, e una lettura di Salinger da iniziare. Stavo bene. Stavo davvero bene.

Mi piace camminare.

sabato 25 dicembre 2010

BUON NATALE !




NONPOSSORIPOSARE AUGURA A TUTTI
BUON NATALE !!!




mercoledì 22 dicembre 2010

MEN OF THE RIVER

LADIES AND GENTLEMAN, IN ANTEPRIMA MONDIALE, ALL'ALBERGO BALENA, I MAGICI "THE MAN OF THE RIVER" IN CONCERTO !




martedì 21 dicembre 2010

LEGGEREZZA

Non posso non Omaggiare un fatto.
Con stima, ed orgoglio, e felicità.

Oggi, primo giorno d'inverno, nonchè giorno più buio da 400 anni a questa parte, una luce ha baciato la mia cassetta postale.
50 giorni. 50 giorni di Albergo Balena, nessuna corrispondenza. Al 51° giorno, in anticipo su possibili bollette o pagamenti o chissà cos'altro, una lettera.
UNA LETTERA. anonima. scritta a macchina.
Una lettera anonima scritta a macchina contenente un titolo e una citazione.
E basta.
Leggera. Neve.

Potrei sbizzarrirmi con racconti o fantasticherie. Potrei impegnarmi nell'indovinare o scoprire il mittente. Potrei interrogarmi sui perchè, magari spinti dalle scritte provocatorie della mia cassetta postale, magari dall'amicizia, magari da interessi amorosi, magari dall'ilarità. Potrei ipotizzare un sesso. Potrei, ma non voglio. Attendo, semmai, un indizio.

Invece, voglio concentrarmi sul mio sorriso, sull'eccezionalità, sul piacere, sulla rarità, sulla leggerezza.
Grazie, signor Lettera.
Grazie, signorina Lettera.
Ti stimo.

Leggerezza
"I granelli di polvere
che turbinano in un raggio di sole
in una stanza buia"
Lucrezio

lunedì 20 dicembre 2010

SPROUT AND THE BEAN

Ecco dunque che in me è arrivata all'imprommuso la stagione della terra.
Le gelate dei giorni precedenti, e l'abbondante nevicata di venerdì, hanno fatto sì che la discesa letargica verso madre terra fosse anticipata piacevolmente di qualche giorno.
La sciarpa del pomeriggio, una zuppa di zucca e miglio, piedi gelati, soavi canti femminili.
Torneranno i minestroni, tornerà il sonno, tornerà la lentezza, tornerà il tepore geotermico.
Diventerò 'radicio', carota, verza, fagiolo. Germoglierò nel freddo, tirando fuori timidamete il cranio, di volta in volta, giusto per respirare e far capire che ci sono.
Elargirò qualche sorriso, usando mani sporche di fango e fuliggine e baffi congelati ricolmi di brina.
Chi vorrà, verrà nel campo, a raccogliermi, e si chinerà per strapparmi dalla terra. Poi farà di me un'insalata flaccida o una pietanza calda, scordando di aver lasciato cuore e radici al riparo sotto la crosta terreste, pronte a germigliare ancora.

Ascoltatevi questa pazza, è Bellezza allo stato puro.
"Sprout and the bean"

giovedì 16 dicembre 2010

ATTENDO.



Cinque uova, cinque patate, cipolla aglio e poco basilico, sale e pepe, grana. La padella lentamente cucina una tortilla tanto inventata quanto buona e sfamante. Brucia però, la padella, e il composto vorrebbe attaccarsi e attecchite il fondo della stessa. Salta, si rompe, viene riposta dentro una terrina di vetro e passata volante al forno, che si rapprenda. Un filo d'olio doliva a crudo, nel finale, per donare mediterraneità al preparato. Poi, nel frigorifero.
Il giorno dopo, stempeta, sopra una stufa, od un termosifone, e servita a fianco di un calice ricolmo di vino rosso, di casa, appena versato da una bottiglia che non contenga meno di 2 litri, sfama. Alle casse dello stereo di casa, che siano esse in sala o cucina, pianoforte dolce e delicato, dalla melodia anche scontata, ma dolce. Perchè senza un contrasto musicale non si apprezzerebbe la tortilla ed il nero.
Le luci, rigorosamente, accese a giorno, ma sulla stanza a fianco. Come se la vita, la gioia, il calore, la luce, ti fosse poco distante, ma non a portata di braccio. Come se mangiar un piatto semplice ma ricco, bevendo un buon bicchiere, ascoltando musica dolce e soave, fosse un incipit, o forse un epilogo, ad un qualcosa di vivo che ti è accaduto, o che ti deve accadere.
Magari che non coglierai mai, come una primula che cresce tra due binari di una linea ferroviaria ad alta velocità.
Torniamo a noi: la tortillas, la musica, la situazione diversa tra le stanze. Ecco, si, insomma, prima, prima una doccia, lunghissima, di quelle che se ne fottono del problema dell'acqua nel mondo, ma se ne fottono consapevolmente sia chiaro. Una doccia come una cascata, un fiume bollente, e tu sotto, capo chino, ginocchia ranicchiate, braccia che abbracciano gli stinchi, e acqua che suona melodie sui tuoi timpani tappati. La ragione ti abbandona, per un istante, i ricordi si affanno l'un l'altro per stare a galla. La pelle d'oca alza la voce, facendosi condizionare dalla differenza di temperatura, e non dall'emozione. Sia chiaro.
E poi magari prima di quella lunghissima doccia una corsa, breve ma intensa, attorno ad un luogo. Trentaminuti. Attorno. Ad un luogo che è molti luoghi, oltre ad essere un paese. E al gelo sopratutto, tra meno 4 e meno 3. E il naso che pizzica e distruba gli occhi, così impegnati ad ammirare la brina sulla carrozzeria delle auto in sosta, così stupiti dal vedere addobbi natalizi attorno a facciate che anni prima avevi disegnato e immaginato, così curiosi nel cercare gioia o dolore dietro i vetri appannati delle case. Correre, correre per decomprimere, decomprimere pensieri emozioni che altrimenti neanche avrebbero permessero di respirare, in una notte così.
Respirare. Respiro bloccato dal riafforare di mostri, emozioni, blocchi, fiori, veleni. Fino alla soglia delle labbra, divise e combattute tra perdizione e rabbia, tra leggerezza e polmoni schiacciati, tra ricordi e coerenze, tra sogni ed incorenze. TRA. In-tra-ppolati.
E allora a poco serve una corsa, a poco serve uno sguardo, a poco serve una cascata d'acqua sulla nuca, a poco una tortilla, a poco un bicchiere, e una musica e due mani che scrivono adesso.
A poco. Tutto ciò serve davvero a poco.
Aspettare, con pazienza. Quello, forse, servirebbe. En attendant. Waiting. Attendere.
Ma chi ? Godot ? Chi è, Godot ? Cosa, è, godot ? E quando, arriva, Godot ? O è già arrivato ?
Magari è già arrivato, nel mentre ero indaffarato a correre, e mangiare e lavarmi e bere.
Magari no, e sto sognando tutto, come sempre.
Attendiamo la neve, invece.
Attendo, la neve.
Attendo.

mercoledì 15 dicembre 2010

CAFFE' CINASKI

IL CAFFE' CINASKI AFFONDA.
SANTALUCIA124 S'ADDORMENTA.
OSTERIAPITANTA S'INFANGA.
ALBERGOBALENA SALUTA.
OSTERIA SENZAPRETESE APRE I BATTENTI.
STORIE DI FUORI PORTA.
STORIE GRATUITE.
"le cose gratuite sono quelle che costano di più, amici.
costano lo sforzo di capire che costano di più"
V.C.Cinaski

UN OMAGGIO

lunedì 13 dicembre 2010

RAC-CONTI BI-LANCE RI-POSO

Trovarsi a rac-contare dell'inaugurazione di Albergo Balena nel giorno che festeggia S.Lucia è alquanto imbarazzante e illuminante, e riporta alle papille gustative il sapore del cambiamento, e un poco di destino.
Torniamo al nostro rac-conto dunque, e contiamo:
- 40 giorni esatti di quarantena dal mio ingresso
- 1 settimana o poco più di organizzazione dell'evento, spesa compresa
- 3 giorni di preparativi a fasi alterne
- 11 ore di forno acceso, a cucinar la nostra fame
- 17 ore di evento, precisamente dalle ore 12 alle ore 5.15
- 56 invitati che hanno presenziato oltre a me
- 9 pacchi ricevuti, tra i quali 4 sono state delusioni
- 24 bottiglie di vino bevute
- 10 lt. di birra finiti
- 1 bottiglia d'amaro
- x47 euri investiti a tal proposito
- parecchi, piacevoli, doni ricevuti, quasi tutti a tema terra-creatività
- 2 doni ricevuti fuoritema
- svariate quantità di cibo consumato
- 1 canzone maggica, dei mitici ManOfTheRiver
- 3 persone a cui devo un grazie speciale per gli aiuti, mia madre, Silvia e Anna
- 8 ore di pulizie intense e ininterrotte la domenica, sfaticata
- una stufa+un libro+una grappa+∞sonno a chiudere il weekend
- 1 grazie a tutto e tutti per la splendida giornata.

Spesso, viaggio. Da solo o in compagnia, e investo tempo idee e denaro per conoscere, perchè conoscendo miglioro. Miglioro un poco un pò ogni giorno, e migliorando vinco la battaglia contro l'unico nemico che ho davvero, il mè stesso del giorno prima.
Sabato, ho voluto invece farvi viaggiare, in compagnia; e ho investito tempo idee e denaro per farvi conoscere non solo la mia nuova dimora, Albergo Balena, ma sicuramente un pò di me. Perchè viaggiando si migliora, e se lo fate voi sicuramente mi aiuterete a migliorare di conseguenza.
Per farvi viaggiare ho inventato una storia, citando e riadattando mobydick, e con la storia sono nati dei luoghi, dei personaggi e delle altre piccole storie. Però cos'è un viaggio senza un mezzo di trasporto ed un comandante dello stesso, anzi, un Capitano per l'appunto. Spero che questo gioco, questo madestro copione teatrale, sia servito sia ad alleggerire che ad arricchirere un momento, un passaggio di vita, per me importante e pesante di conseguenza.
Rimarrà di certo qualcosa di tutto questo, un ricordo, un numero, un conto, un nome, un soprannome. Tutte cose conosciute o ipotizzabili.
Quello che non rimarrà, invece, perchè nessuno l'ha visto, di voi, è il vascello che ho immaginariamente condotto per traghettarci da S.lucia all'Albergo Balena, cercando di seguire una rotta dolce, accogliente, curiosa. Se per tutti voi è stato un viaggio iacevole, è perchè l'immaginario Pequod ha preso più volte l'onda al mascone, cavalcandola senza affrontarla di petto, perchè ogni tanto si è fermato quando là fuori il mare era troppo grosso per avere la forza di controllare il timone, perchè quando il sole raramente splendeva e soffiava forte lo scirocco ho messo vele finchè ce n'erano e il vascello viaggiava al traverso che era una meraviglia.
Ora però questo Pequod, che solo io purtroppo ho visto, è affondato, giusto ieri notte. Volutamente ho spezzato la chiglia , sono salito su una lancia di salvataggio, e ho lasciato che raggiungese il fondo del mare, a riposare per sempre.
La mia lancia ora,alla ricerca della terra promessa, inizierà a risalire un fiume, sconosciuto ancora, ma al primo approdo, getterò le cime e mi fermerò. Sono soddisfatto, ma troppo stanco, e stremato, per ripartire subito.
Affonderò anch'io da oggi, ho bisogno di riposare un poco.
Arrivederci a tutti, a presto.

venerdì 10 dicembre 2010

INAUGURAZIONE CAVALIERI VITTORIO VENETO 9

CARI AMICI E LETTORI LETTRICI DEL BLOG.
DOMANI ALBERGO BALENA APRE LE PORTE, ACCENDE LE LUCI ED OSPITA L'INAUGURAZIONE DELLA MIA NUOVA DIMORA IN CAVALIERI VITTORIO VENETO 9, A DUEVILLE (VI).
IO, VOSTRO CAPITANO ACAP PER L'OCCASIONE, OFFRIRO' UN BRUNCH-APERITIVO DALLE 12.
ECCO, SE PROPRIO PROPRIO NON SI FOSSE CAPITO, PIU CHE' INAUGURARE UNA CASA, S'APRE IL SIPARIO SU UNA NUOVA STORIA, DI VITA.

VI ASPETTO, POCHI, MA VI ASPETTO. E VI ASPETTO PAUROSI, PERCHE' MOBY DICK E' DENTRO OGNUNO DI NOI. CI BRINDEREMO SOPRA, STATE SERENI.

CON AFFETTO, A.

"I WILL HAVE NO MAN IN MY BOAT, WHO IS NOT AFRAID OF A WHALE."
H.Melville


martedì 7 dicembre 2010

L'Inzuppamento del Pequod

PIOVE.
Ma questa pioggia non lava. Questa pioggia non bagna. Bensì, Inzuppa.
Inzuppa fardelli di carta dimenticati incautamente all'aperto. Scoperti, senza riparo.
Inzuppa pagnotte di pane recuperate per il lungo inverno, lasciate all'aria ad essicare, e travolte dall'impeto del tempo.
Inzuppa organi e polmoni, che cercavano di respirare ed ossigenarsi dopo mesi di fatiche, aprendo le fauci e boccheggiando verso il cielo.
Inzuppa il legno di coperta del Pequod, già usurato dal troppo camminare, avanti e indietro, indietro e avanti, dubbioso, del suo capitano.
Inzuppa quotidianamente, continuamente, ritmicamente.
Poi uscirà il sole, come sempre, ma il tempo d'evaporazione aimè è bensì più lungo del tempo d'inzuppamento.
Rimarranno umidi i polmoni? Marcirà il legno? Si asciugheranno i quaderni dei ricordi? Sarà ancora riconoscibile il gusto del pane?
Chi lo sà. Maledetta Pioggia.
Piove.
RAIN.
Almeno fosse neve.

lunedì 6 dicembre 2010

IL SEI DICEMBRE E LE GUIDE BERBERE.

BUON 29° COMPLEANNO A MARCO.
BUON 6 DICEMBRE, BUON MARE, E BUONI FIORI.
E UNA DEDICA SENTITA..

"per fare il fiore, ci viole il fiore...
per fare tutto ci vuole un fiore..."



BUON 30° ONOMASTICO A ME.
BUON 6 DICEMBRE, BUONA PIOGGIA E BUONE ATTESE.
E UNA DEDICA RICEVUTA.

"Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per spiegarci e scaldarci
come castagne e vino
tenerci vicino ..."