domenica 21 agosto 2011

STOCCOLMA

Ancora pochi minuti e Stoccolma scivolerà sotto le ali di questo Boing 737 Ryanair diretto a Faro.

In questi ventiquattro giorni avrei potuto scrivere qualcosa, in forma di cronaca o racconto, qualcosa da rileggere quando sarò più grande, qualcosa che magari incuriosiva qualche accanito lettore di questo blog, se ce ne sono ancora, qualcosa di istruttivo che ho imparato dalla cultura nordica in quasi 2 mesi di permanenza saltuaria.
Ma i miei impegni lavorativi mi hanno svuotato energie ed idee, e poi dai non sono mai stato un giornalista o un reporter, e non ho mai voluto insegnare niente a nessuno, scrivo per raccontare qualcosa, trasmettere magari una qualche emozione nuova, donare input o comunicare qualche mio sentimento alla bellemmeglio, senzapretese.
E se tu stai leggendo queste righe è perchè ti aspetti qualcosa di diverso, nascosto tra le mie parole.

Stoccolma. A Stoccolma le nuvole corrono veloci, sembrano ridipingere di continuo un cielo color azzurro vero, portano acquazzoni e sbalzi di temperatura improvvisi, a Stoccolma le nuvole mi ricordano il cuore ed i sentimenti di una sedicenne bellissima che cambia fidanzatino ad ogni sorgere di nuova settimana.
Lungo le infinite rive di fiordo laghi e canali le persone si muovono ed espellono tossine e bruciano grassi e calorie di un'alimetazione pesante e troppo condita; corsa bicicletta pattini nordik walking piccole gocce di sudore ipod che tengono compagnia padri a spasso con passeggini di ogni sorta, si proprio padri, sguardi rigidi poco simpatici scampanellii e foglie che già iniziano a cadere.
Passeggiando nelle zone centrali sembra che il rumore del traffico sia meno rumoroso, si sentono le voci delle persone, l'inglese è perfetto lo svedese chiuso e incomprensibile ma i volti hanno occhi molteplici e le pelli diversi colori e tutti chiaccherano lavorano si muovono e fanno pure il bagno la domenica sulla stessa vasca idromassaggio della piscina pubblica.
A Stoccolma il caffè è buono, ci si deve abituare, ma poi crea dipendenza, ti riscalda dentro, accompagna una buona lettura sdraiati al sole sul parco o riempie un momento di solitudine e di assenza di pensieri, o faccende; guardare dentro una tazza di caffè fumante mi ricorda la pianura padana una domenica solitaria d'autunno inoltrato.
L'acqua ed le piante sono l'architettura della città, sono confine e limite di isole e strade, sono misura tra i luoghi e gli edifici, e questa misura è spesso dilatata, importante, per nulla veneziana, è una misura che si può respirare, quindi vivere, quindi si fà spazio, e diventa architettura.
Si può toccare con mano la serenità ed il senso civico, a Stoccolma, dai piccoli comportamenti alle grandi scelte sociali, immondizia, rispetto, pacatezza, non belligeranza, silenzio, puntualità, efficienza, continuo ?
Le persone a primo impatto non mi piacciono, sono marionette della città, bellezze statuarie maschili e femminili che stancano presto, o starebbero bene al museo delle cere, poco flessibili e sorridenti solo tra loro; me li immagino nel loro divano di design, essenziale e di tessuto chiaro, a bere mezzo bicchiere di vino importato perchè una bottiglia costa troppo, illuminati da una luce fioca che induce al sonno più che alla conversazione, coperti da quelle magliette a righe un poco smunte e quei jeans stretti a tal punto che sembrano voler rallentare la velocità del sangue, e forse le emozioni.
A Stoccolma ti colmi di grazia, ti accarezza la luce, vai a lezione di civiltà ed un poco odi l'Italia, ti perdi nel verde, non apri l'ombrello e sogni tolleranza e multirazzialità dietro le gocce nel vetro del tram, a Stoccolma ti manca l'Italia e capisci che la ami per altri motivi la tua terra, dagli occhi scuri e dai capelli mossi, dal vino buono e dal cielo forse un poco più grigio.

Vi ses, Stoccolma



mercoledì 17 agosto 2011

GLOSSARY OF PEOPLE

A compie 50 anni tra due giorni, è stempiato, porta occhiali squadrati anni 80, non ha moglie ne figli, segue il milan alla tv con gli amici tra una birra e una pizza al sapore di cartone, fa il ragioniere da una vita.
B è sorella di A, ha due guance rosse e paffute, ispira simpatia ma non dice una parola, ha passato da poco i quaranta, è disoccupata, non è sportiva a vedere dalla dimensione delle chiappe, ama il salmone e non sa se qualcuno finora l'avrà mai amata.
C guarda B con la coda dell'occhio, forse le piace, o forse sta pensando a come dovrà dimensionare la trave portante del prossimo ufficio postale che progetterà, o forse pensa al figlio giovane che sarà in vacanza con l'ex moglie, o forse pensa che se non mangia una mentina e si toglie l'odore all'alito non bacierà ne B ne nessun'altra in vita sua.
D adora scopare, si tiene in allenamento da una vita, cattura le proprie prede grazie al fascino del suo camice bianco a lavoro, ama il franciacorta, nasconde la tristezza dietro chili di trucco e denti bianchi ma sgangherati, è simpatica, è sola, ha 38 anni.
E sogna il culetto sodo di D, è una lei da 45 anni, colta, lavora nel mondo della cultura, vive nei boschi, non ha computer, crede in valori antichi, è scorbutica e la madre le prepara il caffè ogni mattina quando si alza.
F parla uno di quei dialetti caorlotti stretti, F parla, parla, racconta dell'ex marito scappato con una bionda, parla dei suoi 57 anni, del suo istruttore di palestra, del suo stipendio alto, della barca, della sua casa enorme che con i figli prossimi all'università rimarrà vuota, F parla, troppo.
G ascolta, e sorride non si sa di cosa, volano i pensieri di G, volano alla sua ex fidanzata russa, o all'attuale estone, o ai suoi calvi 54 anni, alla sua morbosità sessuale sempre presente tra le sue parole, ai suoi cani parcheggiati dai genitori, al divano sudicio, all'armadio in disordine, alla sua solitudine mascherata.
H guida il tram n.7, ha occhi orientali ma carnagione nordica, sbuffa per le troppe persone in fila, fatica a stare seduta in quel suo sedile per colpa di quei 120 kg.,non sorride mai, pensa al suo hamburger confezionato che la aspetta nel frigo di casa, e a che salsa usare nella prossima cena.
I colleziona fumetti, lavora 12 ore al giorno nel suo piccolo ufficio stracolmo di carte, ha 43 anni, è alto poco più di un metro e cinquanta, incredibilmente sommerso dai brufoli, mangia poche cose, è debole e si spaventa ai cambi repentini di temperatura.
L parla con I e non si capacita, lei con gli anni ha passato i 50 ma tiene energia da vendere, mangia beve canta suona viaggia ama scopa piange lavora urla, affronta la vita a seno nudo, non si tinge i capelli e ha le unghie malcurate, abita al 14° piano di una palazzina di periferia di una grossa città e poche volte vede il cielo azzurro.
M è giovane, forse il più giovane, spavaldo e spigliato, M vede senza farsi scoprire, M sente ma facendo finta di non ascoltare, M non racconta nulla di sè, ma solo dei posti dove è stato, di ciò che fa, di ciò che forse farà, ha capelli già grigi e profondi occhi scuri, il suo cane, maschio, si chiama Madre.
N abita mondi interiori lontani ed impervi, ha il viso quasi sfigurato ed un corpo goffo, si lascia scappare ad intervalli un'intelligenza superiore, ritaglia il mondo con la sua polaroid, non è di compagnia ma chiacchera spesso con M, a quarantesette anni non ha mai fatto l'amore, almeno non di sua spontanea volontà.
O viaggia da una vita e cerca baci nel mondo, tra piazze vie e palazzi, il lavoro in banca le permette una vita sregolata nonostante 65 anni inizino a pesarle sulla curva della schiena, la credenza di casa sua, un paesino della bassa padana, conserva più di cento foto in miniatura del marito scomparso, tutte rigorosamente prive di un sol filo di polvere.
P è un uomo, ma vorrebbe esser stato donna, P odia la luce ma non è che il buio lo soddisfi, P aveva scelto di ripartire dopo una grossa fregatura ma poi a pensato che il perdono è cosa buona e la fregatura se l'è sposata, P non lo sa, che strada prendere nella sua vita, e passeggia all'indietro, come quei gamberi che forse gli piacciono più del pollo alla brace, forse.
Q da quel suo passeggino osserva il mondo con occhi troppi maturi, se qualcuno in metrò lo saluta, lui volta altrove lo sguardo, porta occhiali rotondi e alla moda, una coperta a nascondere il sogno di due gambe normali, e due cuffie enormi che suonano del blues a tutto volume.
R ha una casa bella nella capitale, una macchina bella nella capitale, una televisione a 64 pollici e un telefonino di ultima generazione, porta benissimo i suoi 58 anni e le camicie colorate che indossano trasmettono allegria, R non rutta dopo aver digerito ma volta lievemente la testa, R si masturbada solo tutte le sere, e tutte le sere piange senza lacrime la sua carriera ed i suoi quattrini.
S prega il buon dio che R la noti e la guardi alemno per un minuto, prega di non parlare a voce troppo alta come sempre, prega che non gli scappi una di quelle sue risate inascoltabili, R suona il triangolo nell'orchestra di paese, scrive articoli per il giornale parrocchiale da quando aveva 14 anni, e dopo 30 anni non ha ancora deciso di farsi suora.
T cucina per passione e per lavoro, cucina piatti incredibili e cucina la sopportazione dei suoi amici e conoscenti, racconta a qualche collega oca delle sue conquiste sentimentali grazie ai suoi mitici piatti, racconta delle notti folli e dei cafè bollenti le mattine seguenti, T ha 54 anni, non ha figli, nè fratelli, ne ha mai avuto mariti o fidanzati.
U ha paura di rimanere a casa da solo quando padre e madre salgono sul pulmann della vacanza estiva per over80, adora i suoi cani e le partite alla playstation con i vecchi amici, porta scarpe grosse e camice a quadri a coprire quel suo metro e novantacinque centimentri, fa l'amore pagando, perchè così riesce a controllare sentimenti ed emozioni, delle quali ha chiaramente paura.
V ha perso due figli in un incidente stradale, la moglie è scappata con un giovane imprenditore, di giorno controlla il funzionamento meccanico di oggetti per la casa in una catena di montaggio, si accontenta di uno stipendio che non supera i 1050 euro, di sera parla di se a viso scoperto, bevendo un bicchiere di rosso, e guarda il mondo con occhi buoni.
Z è dolce e si muove con lentezza, è in pensione da qualche mese, ha visto sorgere il sole nel deserto e il tramonto in patagonia, Z sussura nell'orecchio di M che le piacerebbe, prima o poi, trovare la sua anima gemella, e sorriderle, e prenderla per mano, e provare, almeno una volta, felicità.

nb. ogni riferimento a fatti cose e persone è puramente causale.


Ascoltate e pensate a Q, ma anche un poco a tutti gli altri.

mercoledì 10 agosto 2011

UN BIANCO, SUBITO




Piove, cazzo Come piove, e Cazzo, come ha piovuto, oggi, a Stoccolma.
Siamo rientrati, non tutti (qualche eroe nel gruppo c'è sempre,)anzitempo in hotel.
Doccia, sauna doppia, ri-doccia bollente e prolungata, e,finalmente, un bianco subito.
Oggi è la mia personale Giornata Liquida.
Stoccolma persempre conta circa un terzo della sua superficie terrestre in acqua, oggi tutta la sua superficie celeste è acqua, e buona parte del mio corpo, del tuo corpo, è acqua.
Liquido, liquido ovunque. Così ho deciso che anche la mia gola e la mia mente e la mia anima oggi dovessero essere liquidi, fino in fondo, fino a rasentare l'estremo.
Un bianco, subito. Grazie.

Sostiamo, in disequilibrio
balla danza muove, si muove
su di una liquida superficie
una spalla, fragile
sospeso su noi, osserva
che mima
un gabbiano
l'aeroplano


nuvole cariche di
scarna secca, ha fame
liquida pioggia
di vita viva
che vuole, farci,
bagnata,
nuotare
dentro.




domenica 7 agosto 2011

SALVE

Tintinnando, come grosse goccie di pioggia che, annunciano, un arrivo, delle mele appena raccolte dall'erba di Djurgarden, e gettate, su di una vecchia carriola, mi, risvegliano.



Salve. Salve, come state ?
Io non sto. Non sto, ma sto bene, peso qualche chilo di più del mese scorso -qui si mangia decisamente grasso, e si beve troppa birra-, ho il naso rosso -il sole del nord, brucia-, sono sempre più stanco -mi addormento mediamente tra le 22 e le 23-, e ho scoperto che adoro il succo di mela -100% mela biologica, null'altro-.
Salve. Salve, dove eravamo rimasti ?
Io non ricordo. Non ricordo, ma ricorderò, ricorderò del viaggio in grecia di giungo -che mi pare così lontano, e che devo ancora assorbire-, ricorderò di quando piangevo senza bagnare le guance -spesso, negli ultimi 3 anni-, ricorderò di quel giovedì notte prima di partire -una grande fatica-, ricorderò, mi ricorderò di voi, di te.
Salve. Salve, cosa pensate a riguardo della frequenza ?
Io non penso. Non penso che esista una frequenza, una -frequenza per l'esprimersi, per lo scrivere, per l'amare, per il bere-, non penso che la frequenza su cui collegarsi per ascoltare la musica della serenità sia la stessa in tutto il globo, non penso neanche che la frequenza regoli magie naturali come le onde -o almeno non ci voglio credere-, non penso non voglio pensare no nella vita le cose non accadono secondo una frequenza.
Salve. Salve, sapete chi è Patrick ?
Io non lo so. Io non so chi è Patrick, anche se ogni volta che esco dalla porta dell'ascensore e passo davanti la reception lui mi saluta con rispetto e profondità -e con quel suo inglese tanto perfetto quanto a me incomprensibile-, e non so chi è Patrick come lui non sa chi sono io -eppure è la persona che vedo più spesso negli ultimi dieci giorni e mi pare oramai quasi di conoscerlo-, io non so chi siete voi -che mi leggete, mi commentate, mi stimolate, mi odiate, mi stimate, mi deridete, mi snobbate, mi aspettate, mi cercate, mi chiamate, mi usate, mi amate, mi pensate, mi sgridate, mi umiliate, mi svuotate-, io non so se voi sapete chi sono io.
Salve.
Salve.
Salve.

martedì 19 luglio 2011

CAPITA

Càpita che a volte la vita debba esser capìta.
Perchè altrimenti non ci sarebbe un senso nelle mie lunghe astensioni dalle parole scritte.
Perchè non sarebbe umano alzarsi alle 04 di un lunedì di Luglio per prendere un volo da Ciampino per la pianura Ipermercata, sostenere una giornata lavorativa lunghissima e impegnata, e trovarsi ancora quasi dopo 21 ore ad avere energie per raccontare qualcosa.
Perchè dai, non è credibile il fatto che non abbia ancora voluto ritagliarmi mezzora per guardare le foto del viaggio in grecia e renderne dovuto omaggio come tutti i miei amici/compagni di viaggio hanno fatto.
Perchè nel mezzo di tutto questo oggi sono iniziati i lavori nel cantiere del quale sono da mesi timido fautore, e una settimana fa è successo il cacao più incredibile al Beer&Basket, che oramai è la più importante realtà cestistica estiva della provincia di Vicenza e se qualcuno volesse allargare i confini e le pretese non si sbaglierebbe di molto.
Càpita che la vita non è proprio così facile da capire, e tantomeno da gestire.
E allora i tempi si allungano, i silenzi si amplificano anche se siamo consapevoli che proprio di silenzio non si tratta. Ma si tratta di velocità. Di intensità. Di ritmo cazzo, quello che ti consuma qualsiasi energia ma ti si scatena inevitabilmente dentro. Di amore, perchè senza l'amore poche storie varrebbero la pena di esser raccontate. Di amore per la vita. Di amore per la gloria, a volte. Di amore per le emozioni immense che ti provoca la gioia di veder segnare un canestro da un ragazzo diversamente abile. Di amore per il mare, ed il suo colore turchese, e i suoi profumi, e. E di tutti i mari che ho visto negli occhi del gruppo Vespirit. Di mare e di amore, am-are, una donna, una, che si bagna le guance e ti bagna le guance perchè la paura vince facile sulla speranza, ma vince una battaglia, non la guerra.
Càpita che la vita, che credevi capìta, riesca ancora a sorprenderti, e tu non ci capisci più nulla.
E allora ci vuole del tempo, per. Per immagazzinare. Per Interiorizzare. Ricordare. Pensare. Bere. Salutare. Danzare. Succedere. Accadere. Per Capire. Capitare.

martedì 5 luglio 2011

GRAZIE

03.07.1981
03.07.2011
30 anni dopo.

30 anni dopo. Anzi, due giorni dopo i 30 anni, sento il bisogno di fare una sola cosa.
Ringraziare, ringraziarvi.

L'affetto, la stima, l'impegno, la bontà, l'aiuto che mi avete donato domenica, non più di altre volte, ma semplicemente ed immensamente, un'altra volta, mi ha come paralizzato, imbarazzato, lasciato sicuramente senza parole.
Non so se merito tutto questo, intanto non posso che ringraziare, ringraziarvi.

La semplicità, la profondità, l'intensità di una festa in giardino, di un cuore a domicilio, di una bottiglia di vino, di una fotografia, di un libro, di una telefonata o un messaggio sincero, di un sugo fatto in casa, di un televisore smontato e trasformato, di un quadro, di una tazzina decorata, di un uomo profondo e delle sue mani, sono per me grazia e doni inaspettati.

Grazie, ai miei genitori e a quei pochi parenti stretti rimasti, agli amici d'infanzia e ai loro occhi buoni, ai compagni di viaggio e alla loro fresca sincerità, a mio fratello e alla sua profondità, alla mia Musa con la sua grazia di cristallo, agli amici nuovi e al loro animo solo ma sorridente, a chi non c'era ma si è fatto vivo a suo modo, agli amici stretti e a tutto il bene che mi vogliono e che mi dimostrano e che spero di meritare.

E non voglio fare nomi, perchè ogununo in cuor suo sa a chi e cosa mi riferisco.
Grazie. Grazie davvero.

"Ed io vi spio e mi commuovo.
E grazie...
per tutto questo: grazie.
Per tutto quanto: grazie.
Per tutto: grazie.
E grazie.
Semplicemente grazie.
Perdutamente grazie.
Solennemente grazie."
M.Kuntz

venerdì 24 giugno 2011

VESPIRIToGREECE



"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne..."

Dunque, per dirla alla Salinger, non è che ho molti cazzi di stare qui a raccontare smielando la storiella del gruppo Vespirit, e della sua prima esperienza, il breve tour greco tra le isole ioniche.
Più che altro avrei voglia di di costruirvi dentro la gola un piatto che vi lasci il sapore della curiosità.
Curiosità per un gruppo di amici che quasi per scherzo decide di viaggiare assieme per una meta tutto sommato vicina. Ma decide di farlo con vespe d'epoca, bianche, bianche come la balena di moby dick o come la cecità di saramago o come il latte appena munto o come un foglio vuoto sul quale inventare non un viaggio, ma una vita.

Ma ripeto, e mi rammarico, non ho molti cazzi. Sarà l'ora, sarà che prima di ogni viaggio cerco di mettere un punto a qualsiasi cosa aperta nella mia vita, lavoro salute sport o dubbio che sia. Sarà che sono le 3 passate e mi sono concesso un porto di troppo. Sarà che che quel zaino da montagna mi guarda al limite dello scoppiare, e ancora non sa che prenderà la direzione dell'acqua e non della neve. Sarà che riempire uno zaino da 28 lt. e non un trolley ti insegna forse meglio di qualsiasi altra cosa il concetto di scelta, di rinuncia. Sarà che finalmente il mio cuore malato ha trovato una musa ispiratrice. Sarà che ho voglia di vivere i miei compagni di viaggio, sarà che mi dispiace sinceramente per flavio, sarà quel che sarà.

Troppa confusione ora. Lascio che la pulce nell'orecchio, che spero di avervi messo, induca domande, alle quali io lele silvia seba agnese stefanos vale e tutto il popolo greco proveremo a rispondere. Nel frattempo state sereni, bevetevi un bianco, subito, e capite qual'è il vostro spirito ora, oggi.
Il nostro, oggi, è VESPIRIT.

Buon viaggio. LACIO DROM.

martedì 21 giugno 2011

ESTATE

Crollano silenziosi i primi castelli di sabbia,
il cetriolo bislungo affatica quei rami di pianta ancor giovane;
e quanto grida la madre, per la figlia che a questa stagione non più l'ascolta,
e quei corpi, si ridanno speranza e sorrisi, ma sudando più del consueto.

Le zanzare cantano poemi sofferenti al buio, in mezzo a cuscini e lenzuola
e i parchi s'affollano di palloni colorati e ginocchia sbucciate,
le auto in coda verso il mare fanno il verso al lento andare della tartaruga,
e gli occhi umidi di quel cane lasciato sul ciglio, annunciano, l'Estate.

Si tormentano, i vecchi, in quegli umidi salotti umidi, tra afa e vuote televisioni,
e il colore verde tutto attorno che riempie gran parte della retina;
spopolano le feste popolari, raccontando sempre qualcosa di vecchio, e mai qualcosa di nuovo
ed Emma, che beve alla pubblica fontana, ridona speranza al futuro.

Crepita il ceppo nel camino, ancora troppo umido, fresco di taglio
come gli occhi di lui che già pensano all'inverno. Inarrestabile, tornerà,
ma il riposo e il ristoro ora giungono la sera, tardi, sul terrazzo
ove la brezza mi porta l'eco di incontri lontani, di mani, di corde e ranocchie.

domenica 5 giugno 2011

INVECCHIARE

A volte non bastano cento capelli bianchi che già porti, ma sarà inaspettamente il centounesimo a renderti consapevole che stai davvero invecchiando.
Tutto ebbe inizio parecchio tempo fa, questo lo sapevo, lo sapevamo. Quando in treno un innocuo ragazzino ti saluta con un 'salve' o una signora sulla quarantina ti si rivolge con un gentile 'mi scusi'. All'inizio fu sorriso, imbarazzo forse. Poi davvero i primi capelli bianchi, dopo troppe notti insonni per terminare la tesi, rafforzati magari da una grossa delusione sentimentale. E quella stretta di mano coronata da un 'avvocato' 'architetto' 'ingegnere' data frettolosamente dal dirigente di un albo professionale. Ancora, la prima dichiarazione dei redditi da libero professionista. E poi lo spritz macchiato Aperol che non ti piace più, e l'inevitabile passaggio al Campari. Ecco, a questi primi 'capelli bianchi' chissà che peso avrai dato, tu. O magari non hai proprio dato peso, ma solo una piacevole attenzione, anzi quasi un piacere da fascino di ormai tangibile maturità.
Così mentre gli anni trascorrevano sempre più veloci, si aggiunge un ricordo d'infanzia, la morte improvvisa di un caro amico, una scelta importante da prendere nella quale sei responsabile solo tu, una promozione a lavoro o magari un'aumento della paga, la seconda casa in affitto che lasci, i primi mobili acquistati con i pochi risparmi, l'idea di un mutuo od un prestito, il padre che ti cede l'attività, la schiena che il mattino dopo la partita a calcetto non ne vuole sapere di schiodarsi da quel suo blocco di comodo. E tu, e io, e noi, sempre a sorvolare, passarci sopra, fermarci mai, e 25, 26, 27, 28, 29. Ecco forse tutti a ventinove un attimo di esistazione ce l'abbiamo. I trenta incutono timore, che poi è una gran cazzata, ma sicuramente aiutano a rallentare quel tanto che basta per pensare un pò, riflettere un pò.
I trentanni sono una curva a gomito. Freni un attimo, quasi ti fermi, e poi via, piedi sull'acceleratore e si riparte.
Verso dove, o con chi, quello, mica a tutti è chiaro. Ognuno accelera a suo modo.
Capita però che durante quella frenata , in curva, che insomma può anche durare dei mesi, o un anno, ti volti a guardare indietro, o un piccione riesce a cacare sul parabrezza della tua auto, o dal finestrino vedi un bambino che ti saluta dal giardino di fronte, o un vecchio impreca urlandoti dietro perchè nella sbadataggine gli hai sfiorato la bici. Accade sempre qualcosa durante quella frenata, e tu che voglia o no, te ne accorgi. Accade qualcosa, e te ne accorgi.
Accade che la tua prima fidanzata partorisca un magnifico bebè, non tuo. Accade che anche tuo fratello minore si laurei e adesso lo vedi seduto su una scrivania vicino la tua quasi tutte le mattine. Accade che ormai quasi nessuno ti da del tu, e ormai tutti ti danno del lei. Accade che il nonno che ti teneva sulle ginocchia e ti faceva i grattini sulla schiena, ora ti guardi silenzioso con quei grandi occhi azzurri mentre lo infili a letto del ricovero e gli rimbocchi le coperte. Accade che ti senti in imbarazzo a farti una pagare cena fuori dai tuoi genitori, e vorresti quantomeno mettere la tua quota. Accade che qualcuno si fidi di te sulla parola e ti affidi gruppi di persone da affabulare ed accompagnare in giro per l'europa. Accade che inizi a pensare a cosà sarà, domani, dopodomani, l'anno prossimo. Cento. Centesimo capello bianco. E il centouno ?
Una bicicletta. Non una qualunque, la bicicletta delle tue vacanze estive. La bicicletta che portava il tuo culo da diciasettenne tutti i santi pomeriggi al Bagno Pagoda, e tutte le sere prima in Sala giochi da Zola, e poi magari a ballare da qualche parte, o al muretto di Terrazza Mare a cercare di attirare l'attenzione di qualche giovane straniera. La bicicletta a cui avevi dato un nome, 'Deca', e che quel nome lo porta ancora con orgoglio.
Il centounesimo capello bianco, quello che ti sega le gambe e t'ingroppa la gola che neanche riesci a cacciare una lacrima, può essere una bicicletta. Una bicicletta che una domenica mattina qualunque ti accompagna quasi a braccetto per quelle vie del tuo passato che tanto non sono cambiate, quelle vie, quelle case e quei pini marittimi che sono sempre li, al loro posto, e tu li osservi, lentamente, silenziosamente, e senti che quello che è cambiato sei tu. Tu.
Tu che osservi con occhi diversi, tu che provi altre emozioni, tu che adesso provi quasi disgusto per certe costruzioni abitudini o dettagli, tu che non eri mai entrato in quel vecchio panificio, tu che quell'asfalto lo conoscevi a memoria e giravi sempre senza mani sul manubrio e ora al primo tentativo quasi cappotti, tu che sei invecchiato, tu che senti e capisci di essere invecchiato.
Poi, d'un colpo, ti passa davanti agli occhi un aereoplano di carta, che fila, eccome fila, e non ne vuole sapere di inziare la discesa. E ti volti stupito, e non vedi bambini o genitori alla rincorsa. Ti rivolti e l'aereoplano è ancora in aria, poco più distante, fiero, bianco, leggero, veloce.
E allora capisci che la curva è finita, ed è giunta l'ora di accelerare.
Oggi ho compiuto trentanni.

venerdì 3 giugno 2011

RINO

Con l'occasione, un saluto per il 30 anniversario della morte di Rino Gaetano.
Condivido, stimo ed omaggio, la tua ATTUALITA', UNICITA' e RARITA'.



Rare tracce di signori
benpensanti e non creduti
traffichini grossi e astuti
ricchi forti e incensurati
Rare tracce di vita su Marte
Venere e Plutone
rare tracce di un cannone
che ha sparato ha ucciso
ha fornicato
rare tracce di peccato
di sevizie di ricchezza
rare tracce di tenerezza
in un mondo che si nasconde
nella propria incolumità
Rare tracce di un passato
che è passato e che ritorna
lascia un segno e poi sparisce
dove andra?
Rare tracce di un treno
che parte veloce e spedito
rare tracce di un perito
di finanza e di evasori
rare tracce di buoni gestori
nella nostra società.
Ma io conosco le mie virtù
i miei difetti la mia volontà
ed io riconosco che ci sei tu
e faccio tutto,penso scrivo rubo mangio
per conoscrti di più
Rare tracce di gente
che lavora che produce
quando chiede nulla scuce
a un sistema che non va
Rare tracce di fortune
che si perdono alla sera
da teppaglia ammanicata
capace solo di
opinare ponderare deliberare prevedere
escogitare ideare meditare concepire
elucubrare congettuare arbitrare giudicare disserrare spalancare strombazzare armeggiare
appagare tracce rare
di chi è capace di operare
agire realizzare effettuare avverare
concretare esercitare lavorare addestrare
assuefare applicare elaborare manipolare
arrischiare rinunciare smanovrare ammansare smandrappare detestare adorare esecrare

martedì 31 maggio 2011

FARE L'ORTO




Fare l'orto era uno dei miei Vorrei arrivati con l'anno nuovo. Sto mantenendo i desideri.
Premetto la verginità dell'operazione, e la mia assoluta incompetenza in materia. Entrambe cose che mi hanno portato da Marzo a cercare un maestro, un idea, una strada, un percorso. Prima il nonno che mi ha dato poca corda, poi il simpatico omino del Consorzio tutto schiena storta e faccia tonta, poi il Web dove tutti sanno tutto ma nessuno sa niente, e poi Lele coi suoi preziosi consigli, e mio padre. E insomma, un paio di mesi e quasi mi ero scoraggiato: ci sono mille modi, altrettante tecniche, diverse scuole di pensiero. Un gran casino.
Mi sembrava una di quelle ennesime cose che a seguire qualcuno o qualcosa ce ne uscivi matto, e allora mi sono alzato le maniche e ho fatto l'autodidatta. Tutto o quasi di testa mia, qualche piccolo buon consiglio, come le lune, o la cenere, e poi via di esperimenti.
I capisaldi della mia esperienza: stabilire un rapporto umano-confidenziale-artistico ma sopratutto intimo con la terra, i suoi abitanti minuscoli, i semi, le piantine e tutto il miscrocosmo; cercare di essere il più naturali possibile, zero concimi, zero chimica, nulla di elettrico o meccanico, solo braccia e pazienza e sudore e unghia sporche e carezze e sole e acqua; trovare una quotidianità, una regolarità, nel rapporto tra me e il fare l'orto; volergli bene, curarlo, ma anche lasciarlo un poco libero di fare quel crede, senza stargli addosso tutte le mattine per forza.
Vabbè, so già che verrò preso per matto, ma le mie credenziali, da inizio aprile, hanno già dato i loro frutti come ben si evince dalla sessione fotografica. La settimana scorsa il primo raccolto degno di nota, e da allora il gusto e la soddisfazione di cibarmi con un autoprodotto, sudato e orgogliosamente guadagnato. Sedano, cetriolo, zucchino (con fiori da scappottare), pomodori (spontanei!), more, radice di cren, salvia (salvata dalla morte), lattuga, cicoria, rucola, basilico, rosmarino, menta in due varietà, melone, tegoline, peperoni, melanzane, e poi qualche pianta da frutto come ciliegio, mirtillo, lampone, susina che vanno a fare compagnia al caro pero.
Adesso, nessun trattato ortofrutticolo, ci mancherebbe, ma solo la gioia di condividere un piccolo progetto che mi sta gratificando, e sta riuscendo, perchè fatto con fatica ed amore, schiena piegata e centinaia di punture di zanzare, sole e pioggia, birre ghiacciate e pomeriggi domenicali, unghie da pulire e rispetto per quel piccolo pezzo di natura.
Se qualcuno vorrà assaggiare della salata, o mettere in bocca un lampone, o ammirare un fiore di zucca, o tra poco addentare un pomodoro, mi suoni il campanello.
Sarà il benvenuto.

mercoledì 25 maggio 2011

ODIO

Odio. Odio avere giornate del cazzo. Odio sprecare il mio tempo. Odio consumare le mie energie, che già son poche. Odio il tonno sott'olio, perchè ha il sapore di un salvagente. Odio le zanzare che si fanno beffa della mia pazienza, quando sono sull'orto. Odio certi committenti che pensano di essere saggi perchè hanno in mano una banconota affilata di superficialità. Odio le televisioni sempre accese nelle case delle persone, adatte solo a nascondere le cose non dette. Odio la brevità della primavera, che non è più chiamabile 'stagione'. Odio le persone che mi cercano solo nel tempo in cui sperano di possedermi. Odio i consigli, sopratutto quando sono convinti di una direzione. Odio la lontanza dalle cose belle. Odio chi approfitta della mia stupida disponibilità. Odio le tasse, le imposte, le finte agevolazioni, che alla resa dei conti, non mi danno alcun vantaggio rispetto alla vita. Odio la coca cola. Odio il vino troppo buono, perchè mi sa da falso. Odio le persone che stanno assieme solo per comodo e non per amore e nemmeno per scelta. Odio i progetti che sfumano, per un motivo o per l'altro. Odio, ma capisco, chi non capisce. Odio il denaro, la moneta, e tutto ciò che diventa limite od ostacolo ad un desiderio. Odio cenare senza grazia, con lo schifo addosso, perchè sfamarsi è un lusso nonchè un dono prezioso. Odio sudare camice senza produrre un benificio al mondo o anche al più piccolo essere che mi passa accanto. Odio essere salvato. Odio quando mi tremano le dita con la matita in mano perchè ho appena scaricato un camion. Odio rispondere sessantaquattro volte al telefono in un giorno. Odio chi ha inventato il telefono. Odio, anche se mi fanno una certa tenerezza, gli operatori dei call center. Odio chi ha sempre una risposta per tutto. Odio chi odia le lumache, che rovinano il raccolto, ma cazzo avranno pur fame anche loro. Odio il Modus Operandi Accademico e tutto questo piegarsi a novanta perchè? perchè si. Odio me stesso, quando il me stesso è ricco di idee non realizzate. Odio le ferrovie dello stato che sono diventate un divaricatore sociale senza coscienza. Odio l'attesa che mi separa da amici lontani, viaggi ipotizzati, sogni sognati. Odio la mia caviglia gonfia senza un perchè. Odio pulirmi il culo con i fazzoletti tempo perchè la carta igenica è finita. Odio la stufa spenta e pulita che continua ad osservarmi. Odio bere un bianco, una birra da mezzo e una bottiglia di rosso ed esser ancora sobrio. Odio le formiche che fanno avanti e indietro per le ferie e turbano i miei amici. Odio gli idraulici, che dimenticano appositamente il significato di coerenza rispetto e gratudine. Odio i mattoni facciavista. Odio il colore rosetta, rossastro, giallino dei mattoni facciavista. Odio bruciare il riso integrale, dopo cinquanta attenti minuti di cottura. Odio i conservanti sul cibo nello stesso modo con cui odio la tinta sui capelli. Odio me stesso quando si abbandona alla facile bestemmia consolatrice. Odio venire a sapere le cose dagli altri, quando è una vita che mi impegno per cercare di dire tutto faccia a faccia. Odio il mondo, che è così grande, e forse sarà impossibile visitarlo tutto. Odio chi vorrebbe cantare le profondità dello spirito umano senza ricercarne anche solo una sfumatura. Odio il vino troppo dolce e magari pure frizzante. Odio chi perde la pazienza sempre, perchè perderla a volte è concessoì, ma sempre no. Odio la fretta che questa società cerca di iniettarmi nelle vene. Odio il mio ghiaccio che si scioglie sempre in modo troppo puntuale. Odio il cavolfiore. Odio le bugie perfide. Odio qualsiasi forma di negazione della libertà. Odio chi non ammira il dubbio. Odio l'inverno profondo che si dichiara nei miei capelli sempre piu' bianchi. Odio chi mi stima e mi applaude solo quando produco o quando divento fenomeno da baraccone. Odio provare tutta questa rabbia. Odio trattenere le lacrime. Odio i libri non finiti. Odio la mia chitarra, e il mio inglese, e tutte le cose non terminate. Odio chi non sa trovare tra la spazzatura i fiori. Odio essere prolisso. Odio odiare, ma non posso farne a meno. Odio. Vi odio. Odiatemi.

"..per la mia rabbia enorme mi servono giganti.."

martedì 24 maggio 2011

SONO SETTANTA

Rendo omaggio, quando mi ricordo, ai grandi maestri.
BUON COMPLEANNO BOB.



May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

venerdì 20 maggio 2011

MARINAI, CAPITANI, PROFETI, OCEANI E BALENE

E' passato quasi un mesetto dall'uscita dell'ultimo album di Vinicio Capossela "Marinai, profeti e balene". L'ho ascoltato diverse volte, e ho mancato per poco il concerto di Vicenza. E' un disco complesso, richiede pazienza e un poca di predispozione sia di stomaco che di orecchio.
Sorrido al pensiero che questo suo ultimo lavoro abbia parecchi punti in comune alla storia che ho iniziato a costruire dentro me negli ultimi anni: l'oceano mare, il capitano acap, l'albergo balena, i miei due nuovi amici pinnati E4 e Lion, e tutto il mio fondale marino.
Non credo che tutto nella vita accada per caso, non credo neanche ad un destino già scritto, ma mi piace pensare ad una ragnatela, un sistema intricato di fili che disegnano forme non conosciute, come nella città di Ersilia del romanzo di Italo Calvino 'Le città Invisibili'.
Tornando a Capossela, vi invito ad ascoltare l'intervista di presentazione del suo nuovo album (nel link sottostante). Buon Sentire.


http://soundcloud.com/lifegateradio/intervista-a-vinicio


martedì 10 maggio 2011

SURPRISE

E poi. E poi, arriva, arriva sempre, quando proprio non te l'aspetti.
E poi arriva quel fume di lacrime che mesi, forse anni, anni addietro, avevi salutato, una sera di tarda primavera, una sera di festa, una festa di laurea, uno di quei momenti che mai ti saresti aspettato.
Perchè il bello eterno, il bello che non può conoscere fine, abita le stanze della sorpresa, passeggia, sornione, ma non meno consapevole, i corridoi di un palazzo chiamato 'oggi', che tralasciando i rotocalchi gossippiani, ha il sapore di poesia, ma poesia non è, perchè è, naturalmente, realtà.
E allora basta una frase, in un film che qualcuno ti ha argutamente consigliato mesi addietro, basta una frase tradotta, dalla lingua originale, basta una frase tradotta di un film a svuotare la sentina di un uomo. Perchè tutti noi, laggiù, fatichiamo a fare pulizia, e prosciugare, e.
Sei pronto ?
No, mai, quando mai, mai. Mai sarò pronto, mai, saremo, pronti.
E il bello, e il poetico, e il lacrimante, e il profondo, e il leggero, e il gioioso, grazioso, vitale, aerante, solare, ventoso, incerto, e se volete inserire l'aggettivo che più preferite inseritelo perchè ognuno di noi ha il suo e nessuno deve nascondere nascondersi tacere, anzi, l'unica cosa bella, è, urlare.
Urlare. E non c'è urlo più dannatamente vivo e bello di un pianto silenzioso, magari alla luce di un qualche cosa, magari davanti qualcuno, magari.
Non c'è cosa più bella di una sorpresa. Che sia la vita a fartela, o un amico, o una canzone, o qualcosa che credevi perduto, o il destino, o la ragione, o tuo padre, o tua figlia, o un cane, un fiore, un'idea, un ortaggio, un film come nel mio caso, un verbo, un raggio di sole, un bacio, un dolore sopito, una rinuncia, un sighiozzo trattenuto, un libro, un aquilone, un traguardo, una morte, o una gioia, un futuro, un minuto, un soffio di vento, o una sfumatura, una tristezza, un gelato al limone, un sorriso.
Ovunque andiamo, distante, lontano, altrove, fuori via, noi non facciamo altro che aprire sempre di più quella porta affinchè una sorpresa ci viaggi dentro. E lo facciamo solo perchè quando una sorpresa ci viaggia dentro, si piangono lacrime di gioia, naturalmente.

domenica 8 maggio 2011

SALVEZZA CUORE ISOLA

Oggi mi son ritrovato dopo dieci giorni buoni di silenzio, a preparare la borsa di basket da riconsegnare alla società. In casa pelava una corrente d'aria, suonavano i C.S.I. alle casse dello stereo e la luce delle cinque ammaliava come sempre. Il sapore di quel momento era dolceamaro, mischiava soddisfazione a stanchezza, gioia contenuta a tristezza d'epilogo.
In settimana siamo riusciti a conquistare la salvezza e quindi la permanenza al campionato Promozione; non era proprio l'obiettivo prefissato ad inizio anno, quando le speranze erano più sostanziose, ma in 8 mesi accadono tante cose, e penso sia normale spostare la mira.
Mi piace innanzitutto pensare che siamo arrivati alla fine di un percorso abbastanza intatti, stanchi, qualcuno deluso, scarichi d'energie mentali, ma abbiamo tagliato il traguardo. Come una vecchia macchina di rally che durante la gara ha sbattuto più volte contro il guardrail, si è pure ribaltata, ma tutta ammacata è riuscita a passare l'arrivo pure prima di altre.
Sono soddisfatto perchè anche quest'anno ho imparato qualcosa di nuovo, ho conosciuto persone che stimerò, ho evitato di ingrassare di 10 kg, ho lasciato la pelle delle ginocchia in più di qualche palestra, ho sorriso, sofferto, sopportato, a volte trainato.
Sono stanco perchè praticare dello sport in modo semi-serio richiede impegno e costanza, ed è difficile coordinare i vari impegni di lavoro, la salute a volte non al massimo, i viaggi, il riposo, con tutto questo. Sono stanco purtroppo anche di avere a che fare con la poca umiltà di alcune situazioni o persone, sono stanco di dover spesso rinunciare ad idee e modi di essere miei per poter tener l'equilibrio di gruppo in certe situazioni, sono stanco di sacrificarmi quando altri non si sacrificano. Forse mi illudo di credere ancora che uno sport di squadra sia appunto uno sport di SQUADRA.
Gioisco perchè il campo e lo sport mi hanno insegnato ancora una volta che nessun risultato è scontato, e qualsiasi cosa si deve guadagnare e sudare sul campo, sui muscoli, sulla pelle, sulla palla, su OGNI palla; gioisco perchè una salvezza conquistata faticando forse troppo rispetto alle nostre qualità tecniche, continuerà ad insegnarci qualcosa anche nel futuro, a livello sportivo ed umano. Invece una aspettata eliminazione ad un qualasiasi turno di playoff sono certo che ci avrebbe donato molto meno.
Gioisco perchè sento che dopo un anno personale difficile e in sordina, ho potuto dare qualcosa di importante in campo sopratutto nelle ultime 4 gare che ho giocato, tutte vinte, battagliando sempre e non tirando indietro mai neanche un pelo, senza parlare o protestare, con il sorriso sulle labbra e le vene pronte ad esplodere all'ennesimo tuffo, accettando errori e limiti, e cercando di mettere sempre il fuoco che mancava e serviva.
Sono triste perchè per arrivare alla fine di quest'anno abbiamo dovuto sacrificare un allenatore, e la colpa principalmente era nostra, sono triste perchè abbiamo perso per strada qualche compagno che reputavo diverso, sono triste perchè mi aspettavo un inizio stagione differente e sono convinto che se alcune scelte fossero state diverse ora scriverei altre parole, sono triste perchè ad oggi vedo un futuro difficile per una società e dei compagni, amici, che stimo.
Sono triste perchè sò già che mi mancherà quella maledetta palla a spicchi, l'anno prossimo, e anche il parquet blu del palazzetto Isola, il ferro, la retina, gli omini vestiti di grigio, le urla del coach, i discorsoni del presidente, la borsa da preparare in pochi secondi dopo lavoro, le gran birrette a fine allenamento, la doccia tutti assieme, lo shampoo a scrocco, le mie ciabattine gialle, il cuore in tachicardia e l'intestino ko nei momenti cruciali dell'anno, sensazioni che solo un'innamoramento o un esame difficile ti possono regalare.
Sono triste per tutto ciò ma vogli riposarmi almeno un anno, riprender fiato, lasciare che si sistemino altre cose della mia vita, ricaricare le batterie, riflettere, attendere.
So che mi capiranno tutti, almeno lo spero.
Ringrazio Paul, Mattia e sua sorella, Pier, Tonno, Zara, Omar, Asso, Pasta, Rode, Balax, Cec, Dade, Gneo, Giò, Bibo e il principe Masiello.
Ringrazio, un poco meno, ma ringrazio, Renzo, Mama, Davide, Matteo, gli sponsor e il Comune di Isola.
Ringrazio un poco di più Ales, Alex, Cason, Mitch e Robi.

1,2,4 ... SE O SA' TO MAMA !
Sempre e solo, CUORE ISOLA
Il Capitano saluta...
ARRIVEDERCI

sabato 30 aprile 2011

MARGHERITA


Painting by Marco Pisanelli

http://youtu.be/ED2H6n1WrUU

(da aprire su altra finestra e lasciare in sottofondo)

Margherita non lo sa. Magherita innanzitutto non lo sa di chiamarsi Margherita.
E poi non lo sa che qualcuno la sta guardando intensamente. O lo sta guardando intensamente.
Ecco, Margherita forse non sa neanche se è un lui o una lei.
Ma nessuno chiede, e quindi Margherita sta bene così, in quel vecchio caffè appena rinnovato, con il culo su di una vecchia panca imbottita, ad osservare la vita che gli passa accanto.
Margherita ha studiato molto, viaggiato altrettanto, e ora riposa, un poco. E gradirebbe bere qualcosa, magari una birra fresca, o un bicchiere di porto, o meglio un wiskhey irlandese.
Margherita avrebbe voluto suonare, e incantare l'emozione di qualche cuore sensibile, ma non ce l'ha mai fatta sino in fondo, in contrasto perenne tra il desiderio di posare ancora le mani su quella chitarra o accarezzare un sogno di carriera o snodarsi i capelli sotto la doccia o lavare con cura un branzino pronto per esser infornato.
Margherita non lo sa. Margherita non lo sa che il destino giocherà e scherzerà e forse deriderà ancora i suoi dubbi.
E poi non lo sa che le strade sono infinite, e che il tempo che pare eterno non è che infinitesimo attimo. Ecco, Margherita forse non sa neanche cosa significhi attimo.
Ma l'attimo è tale per cui può durare appena il tempo di un respiro, come spiega la sua etimologia. E quindi è difficile che Margherita riesca a coglierlo, quell'attimo.
Margherita però siede proprio perchè un Attimo ha destato il suo stato di moto. Siede e piange. Piange birra scura, piange sangue di gioia, piange tutti i dolori che erano rimasti nel dentro più profondo. O forse lo spera, ma la certezza mai la saprà.
Siede, piange, e osserva, osserva con occhi diversi cose diverse, ormai ci sà fare.
Siede, piange, osserva e tace. Tace. Tace le cose che se dette aprirebbero un cratere, tace le poesie che a lungo tempo ha trattenuto nel suo cuore, tace i desideri che al contatto con l'aria ammazzerebbero il normale respiro dei giorni, tace le emozioni che non sa più di poter provare, tace i progetti ed i sogni che così spesso eran svaniti, nel suo passato, e non v'è illusione che possano ancora realizzarsi, tace.
Tace perchè i suoi occhi scuri contengono storie che non si possono ancora raccontare.
Tace perchè la sua pelle chiara non è più abituata alla luce del sole.
Tace perchè la panca di quel bar non è la sua casa, ma solo un luogo di riposo, un passaggio, una seduta in una vecchia stazione, l'erba di una prato straniero, il bordo di un fiume, la sabbia di una qualsiasi spiaggia d'oceano.
Tace senza sapere veramente il perchè.
Margherita non lo sa, perchè tace, perchè piange, perchè osserva, perchè tenta di suonare, perchè siede in un luogo che non è casa, perchè beve, perchè pensa.
Margherita sa solo che prova qualcosa, giù in fondo, dove neanche la forza di un dipinto, o una carezza, o un paio di parole, riescono ad arrivare. Margherita sa che qualcosa laggiù si muove, si scioglie, si desta. Margherita sa che si i suoi occhi non li può controllare, non li potrà mai, controllare.
Margherita sei tu ? Margherita sono io ? Margherita siamo noi ?
Margherita. Margherita ? Margheritaaaaaa ???

mercoledì 27 aprile 2011

DENTRO E FUORI LA BALENA


Filastrocca che fila, pasquale ma non troppo.


Dentro la Balena c'è la neve. Dentro la Balena c'è uno specchio appanato. Dentro la Balena si cucina, si prende un aperitivo, si mangia alla finestra. Dentro la Balena ci sono due castagne marroni. Dentro la Balena dicono che ci sia pure Bassano. Dentro la Balena si ascolta sempre la musica, fatta eccezione per il momento Tempura. Dentro la Balena ci si siede un poco ovunque, sedie pouff pavimenti poltrone letti piastrelle stomaci e intestini. Dentro la Balena a volte passano oggetti e persone per poco tempo, contemporamente alla breve apertura delle sue Fauci. Dentro la Balena ci sono due pesciolini che si rincorrono. Dentro la Balena si suona la chitarra come un violino. Dentro la Balena cadono casse dal cielo. Dentro la Balena, nel più profondo ventre, 'accadono cose che sono come domande. passeun minuto, oppure anni e poi la vita risponderà'. Dentro la Balena si riassettano le cose, dalle stoviglie alle lenzuola, dal vetro ai cuscini. Dentro la Balena si canta in Rumeno. Dentro la Balena un quadro con un occhio di donna e uno di uomo ti osserva. Dentro la Balena ci sono mimi. Dentro la Balena uomini sostengono di esser donna, e donne forse diventeranno uomini. Dentro la Balena si fa la cacca solo sul bagno blu. Dentro la Balena c'è corrente, d'aria, e questo è un mistero.
Fuori la Balena c'è un prato. Fuori la Balena c'è anche una cassetta postale. Fuori la Balena si gioca a Ping Pong e si beve della birra. Fuori la Balena Giulia ti carica e vorrebbe più libertà. Fuori la Balena c'è una tavola semplicemente imbandita. Fuori la Balena si cammina scalzi, e chissenefrega delle cacche del cane. Fuori la balena qualcuno dorme profondamente sull'amaca. Fuori la Balena, a volte, si sente una vespa pronta a partire. Fuori la Balena non crescono i cetrioli, almeno per ora. Fuori la Balena c'è Willy, ma chi è Willy ? Fuori la Balena si scruta un cielo scuro senzaluna. Fuori la Balena si raccontano sogni, e cicatrici. Fuori la Balena c'è l'Oceano, che riposa. Fuori la Balena ci sarebbe anche una Strada, da prendere, da scegliere. Fuori la Balena qualcuno intona canti religiosi. Fuori la Balena si discute di valori profondi, scelte importanti, coerenze non assolute, e un poco mi sento ignorante. Fuori la Balena si beve del vino rosso. Fuori la Balena si sta come per entrare, ma anche come per uscire.
Dentro e fuori la Balena, passano i giorni, ma restano emozioni.

venerdì 22 aprile 2011

LA BLOGOTHEQUE

Amanti della musica.
http://www.blogotheque.net
Questo è un progetto pazzesco, francese, che piano piano sta coinvolgendo tutte le più interessanti figure emergenti della musica europea e non solo.
E poi è un progetto dal sapore del pane appena sfornato, quello ancora sui carrelli e sulle teglie dentro il laboratorio sul retro del panificio.
Bhè insomma, seguo LA BLOGOTEQUE da molto, tramite il loro sito e i video che inseriscono in youtube o su vimeo.
Ve lo consiglio caldamente, se avrete la pazienza di scovare, ci troverete sicuramente più di qualcosa di vostro gradimento.
Io ho scelto di postare 5 video, che sono forse un poco troppi, ma fa lo stesso.
Parto da una strada, e dai Beirut, e finisco dentro una vasca da bagno, con alcuni orsi.
BUON ASCOLTO !!!









lunedì 18 aprile 2011

OCCHI ACQUA E CITTA'

Quasi tutte le città che attraverso, e che mi ammaliano, hanno una storia che inizia dall'acqua e che finisce con occhi che guardano e che mi guardano.
Dublino, Galway, Vicenza, Venezia, Roma, Losanna, Grenoble, Lione. In ognuna di esse, in ogni mio breve viaggio di questo nuovo anno, c'è un fiume, un lago, a volte il mare poco distante.
La città è Uomo, il fiume che l'attraversa è Donna.
Le piazze, le case, le vie sono mani e muscoli forti, i ponti sono braccia o gambe che avvolgono o saltano. Le rive, le passeggiate, le anse, le piccole cascate sono le curve femminili che accarezzano dolcemente le fatiche della pietra.
Non si può che ammirare, e vivere, camminandoci attraverso, più silenziosamente possibile, questo eterno corteggiarsi tra la città e la sua acqua. E servono piedi allenati e movimenti sicuri, altrimenti si alza troppa polvere, e gli amanti rischiano di sporcarsi e tossire, e magari vengono scoperti.
River Liffey, Atlantic ocean, Bacchiglione, Laguna, Tevere, Lac Leman, Isère, Saone, Rodano. Nomi di donna, donne diverse, dagli occhi sempre diversi, con fianchi secchi o abbondanti, seno minuto o generoso, mani sottili o dita goffe, ma donne.
Guardare l'oceano con qualche grado sottozero che tenta di tagliarti le guance, passeggiare al sole sul tevere laddove un isola di pietra biforca per poco il suo tragitto, sedere sulle pietre del bordo rodano e trattenere il fiato nel mentre una fisarmonica attiva la danza di piedi nudi e impolverati.
Tu chiamale se vuoi, emozioni, diceva Lucio. Io forse non le chiamo, ma sicuro le guardo.
E loro ricambiano, con lentezza, superato l'impaccio e la diffidenza iniziale. Mi guardano. A roma hanno occhi di terra, profondi, vissuti e maturi, scuri ma non troppo, e abbracciano; a lione fanno quasi male da quanto sono chiari, e turchini, giovani e incantevoli, pericolosi come le sirene.
C'è il rischio di finirci secchi, a vivere così, a guardare città bellissime, a sedere su pietre talmente lisce che sembran tessuti, a camminare a braccetto con un fiume, a farsi guardare dal mare o da una laguna scura, ad ascoltare lo scroscio di una fontana, ad farsi arrossire le guance da un sole primavarile, continuando a spostarsi di strada in piazza, di parco in scogliera, di regione in nazione, di mare in fiume, di uomo in uomo, di donna in donna, di sguardo in sguardo.
Chissà se reggerà a tanta grazia il mio fragile spirito, chissà se avrà muscoli forti, il mio cuore, e palpebre che sapranno chiudersi, ogni tanto, i miei occhi.

"Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore e guardarlo, giacché, disegnato sull'acqua, gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita."
Seta, A. Baricco