Vorrei ricordare
vorrei ringraziare
vorrei brindare
alle tue mani
che hanno cresciuto figlie e nipoti
che hanno impastato e sfamato persone
che hanno combattuto una guerra impugnando una spada di pane;
alle tue orecchie
che hanno saputo ascoltare, pazienti
che hanno udito ed amato le più belle musiche;
al tuo naso
che ha annusato i profumi del mondo
dal mediterraneo all'oceano
da Noventa alle Americhe;
alla tua bocca
che ha assaggiato l'arte di nonna, di mamma e di zia
che ha amato e baciato, una, donna;
ai tuoi occhi
che hanno sorriso a noi tutti
che hanno profuso infinita bontà
donandoci, donandoti, il cielo.
Buon viaggio, nonno
02.01.1914 - 24.01.2012
"FA PUITO." cit.
martedì 24 gennaio 2012
mercoledì 18 gennaio 2012
RESIDUI
Scrivo su commissione, per la prima volta in vita.
Diverremo residui.
Anche se non lo speriamo. Anche se nasconderemo per sempre la testa sottoterra.
Marciremo lentamente, nel bel mezzo di una società che più non c'appartiene.
Ci ridurremo ad ossa di pollo, buccia d'asparago, guscio di noce, fondo di bottiglia.
Saremo schiacciati da un mutuo, soffocati da una scelta sbagliata, consumati dai sensi di colpa del viaggio non fatto,del bacio non dato, derisi dal capire la vista di un lombrico riuscito in volo.
Residui usati come fertilizzante per altre brevi vite, sterco, concime umano e mentale per le nuove leve, per quelli più giovani e inesperti, che si nutriranno dei nostri errori i nostri dubbi le nostre genialità per giustificare la loro esistenza già destinata silenziosamente all'ennesima marcescenza.
Cambieremo cento amori e poi ne sceglieremo uno in tutta fretta e lo siederemo in un pulpito dorato.
Abbagliati, poi, l'illusione ci guiderà e comanderà, nelle scelte, nei gusti, nei rapporti umani, nei dogmi e pregiudizi. E il lavoro ? La famiglia ? Le amicizie ? Le passioni ? Muteranno. Cambieranno. Velocemente, che se a gennaio guardi il tuo febbraio precedente non lo riconosci, ti sembrerà di non capire, quasi di non ricorderare. E invece era tutto vero. Funziona così, ma non riesci a gestire tutto questo, perchè quando ci pensi sei già residuo.
E allora investirai, investiremo un'esistenza alla costruzione lenta e minuzosa e precisa di una corazza antiverità, antiemozione, antidifferenze, antisogno. Ci proteggeremo dai ricordi, dalla battuta dell'amico, dal bicchiere di vino semplice e aspro, dal sole che sale di là delle colline il mattino dopo una sbronza una cotta un dritto un'inutile rincorsa tra cuori.
Residui. Mangime decomposto per la società. Benzina per scrittori registi e pensatori.
Residui. Felici con i paraocchi, cavalli ferrati da traino e fatica, tignosi e bi-solitari, difesi, corazzati e con gli occhi lucidi all'occorrenza giusta.
Come quei bicchieri che non ci sono più,
come quei forti gusci di noce a pezzi,
come la fiaba prima di addormentarsi,
come tutta la nostra fragile esistenza.
Residui, residuo.
Diverremo residui.
Anche se non lo speriamo. Anche se nasconderemo per sempre la testa sottoterra.
Marciremo lentamente, nel bel mezzo di una società che più non c'appartiene.
Ci ridurremo ad ossa di pollo, buccia d'asparago, guscio di noce, fondo di bottiglia.
Saremo schiacciati da un mutuo, soffocati da una scelta sbagliata, consumati dai sensi di colpa del viaggio non fatto,del bacio non dato, derisi dal capire la vista di un lombrico riuscito in volo.
Residui usati come fertilizzante per altre brevi vite, sterco, concime umano e mentale per le nuove leve, per quelli più giovani e inesperti, che si nutriranno dei nostri errori i nostri dubbi le nostre genialità per giustificare la loro esistenza già destinata silenziosamente all'ennesima marcescenza.
Cambieremo cento amori e poi ne sceglieremo uno in tutta fretta e lo siederemo in un pulpito dorato.
Abbagliati, poi, l'illusione ci guiderà e comanderà, nelle scelte, nei gusti, nei rapporti umani, nei dogmi e pregiudizi. E il lavoro ? La famiglia ? Le amicizie ? Le passioni ? Muteranno. Cambieranno. Velocemente, che se a gennaio guardi il tuo febbraio precedente non lo riconosci, ti sembrerà di non capire, quasi di non ricorderare. E invece era tutto vero. Funziona così, ma non riesci a gestire tutto questo, perchè quando ci pensi sei già residuo.
E allora investirai, investiremo un'esistenza alla costruzione lenta e minuzosa e precisa di una corazza antiverità, antiemozione, antidifferenze, antisogno. Ci proteggeremo dai ricordi, dalla battuta dell'amico, dal bicchiere di vino semplice e aspro, dal sole che sale di là delle colline il mattino dopo una sbronza una cotta un dritto un'inutile rincorsa tra cuori.
Residui. Mangime decomposto per la società. Benzina per scrittori registi e pensatori.
Residui. Felici con i paraocchi, cavalli ferrati da traino e fatica, tignosi e bi-solitari, difesi, corazzati e con gli occhi lucidi all'occorrenza giusta.
Come quei bicchieri che non ci sono più,
come quei forti gusci di noce a pezzi,
come la fiaba prima di addormentarsi,
come tutta la nostra fragile esistenza.
Residui, residuo.
lunedì 2 gennaio 2012
BUON INIZIO (Ágætis Byrjun)
9 gradi centigradi.
Parto con un numero, e non con una lettera. L'anno che ha appena iniziato i suoi giorni sarà un anno di numeri, di conti, sarà la resa dei conti. Ci saranno numeri tra me e i miei progetti, tra me e molti dei sogni non realizzati, tra me, noi, voi e un mondo che non finirà, ma capirà il suo parziale fallimento e si lascerà cambiare, vestiti ed abitutidini.
Almeno questa è la mia speranza e il mio augurio più grande, a me a voi al mondo: tiriamo in ballo un pò di numeri, facciamo i conti, capiamo le cose che sono fallite o le cose che abbiamo fallito, cambiamo, vestiti, abitudini, rotta. Siate tutti capitani di voi stessi, della vostra rotta.
Buon anno, buone rotte nuove.
Il vostro capitano.
9 gradi centigradi.
Rientrare in casa dopo qualche giorno di vacanza e trovare una tale temperatura, può suggerire bestemmie, ma qualcuno mi suggerisce invece che è un chiaro segnale di reset, un nuovo insegnamento.
E allora, con 9 gradi e una caldaia in blocco, in pieno inverno, bisogna muovere il culo e darsi da fare, in molti modi: accendere la stufa e caricare una quantità di legna non consueta; muovere il corpo che ci è stato donato per stare in piedi e fare attività fisica, di qualsiasi genere, meglio se produttivo alla sopravvivenza e alla riproduzione; sistemare la dispensa, pulire la casa, lavare indumenti, curare le piante. Darsi da fare in qualsiasi modo genera e consuma energia, energia è calore, il freddo non si percepisce, e i 9 gradi possono anche andarsene a fanculo, con i debiti ringraziamenti per il messaggio forte e chiaro: non si può riposare, nonpossoriposare, mai. Ricaricare l'energia, quella si, ma riposare no. Il fù 2011 è già cenere, sono felice di esser riuscito ad esaudire più di metà dei miei vorrei di un anno fà, con qualche picco di gioia inattesa, e qualche delusione o fallimento pesante.
Però cazzo, cazzo c'è ancora tutta una vita da costruire, una terra immensa da visitare e conoscere, un mondo da migliorare anche se solo in una sua infinitesima parte.
9 gradi centigradi.
9 gradi sopra lo zero, fa freddo ma il ghiaccio non c'è più, fa freddo ma la mia temperatura è in netto aumento, con calma e lentezza e anche qualche retromarcia, ma cresce. Un'altro paio d'anni e avrò, avremo l'inferno addosso, berremo mojito ghiacciati a braccetto con la vita e con la gioia.
Statene certi, e abbiate una grande fiducia. Il mondo non finirà, il mondo Cambierà. Il mondo siamo noi, sono i nostri sogni le nostre idee i nostri errori le nostre mani il nostro amore le nostre energie.
Basta un pò di pazienza, il ghiaccio è passato e il freddo non durerà ancora molto.
Un consiglio: ricarichiamo le energie, e, nel frattempo, mettiamoci un paio di guanti.
Parto con un numero, e non con una lettera. L'anno che ha appena iniziato i suoi giorni sarà un anno di numeri, di conti, sarà la resa dei conti. Ci saranno numeri tra me e i miei progetti, tra me e molti dei sogni non realizzati, tra me, noi, voi e un mondo che non finirà, ma capirà il suo parziale fallimento e si lascerà cambiare, vestiti ed abitutidini.
Almeno questa è la mia speranza e il mio augurio più grande, a me a voi al mondo: tiriamo in ballo un pò di numeri, facciamo i conti, capiamo le cose che sono fallite o le cose che abbiamo fallito, cambiamo, vestiti, abitudini, rotta. Siate tutti capitani di voi stessi, della vostra rotta.
Buon anno, buone rotte nuove.
Il vostro capitano.
9 gradi centigradi.
Rientrare in casa dopo qualche giorno di vacanza e trovare una tale temperatura, può suggerire bestemmie, ma qualcuno mi suggerisce invece che è un chiaro segnale di reset, un nuovo insegnamento.
E allora, con 9 gradi e una caldaia in blocco, in pieno inverno, bisogna muovere il culo e darsi da fare, in molti modi: accendere la stufa e caricare una quantità di legna non consueta; muovere il corpo che ci è stato donato per stare in piedi e fare attività fisica, di qualsiasi genere, meglio se produttivo alla sopravvivenza e alla riproduzione; sistemare la dispensa, pulire la casa, lavare indumenti, curare le piante. Darsi da fare in qualsiasi modo genera e consuma energia, energia è calore, il freddo non si percepisce, e i 9 gradi possono anche andarsene a fanculo, con i debiti ringraziamenti per il messaggio forte e chiaro: non si può riposare, nonpossoriposare, mai. Ricaricare l'energia, quella si, ma riposare no. Il fù 2011 è già cenere, sono felice di esser riuscito ad esaudire più di metà dei miei vorrei di un anno fà, con qualche picco di gioia inattesa, e qualche delusione o fallimento pesante.
Però cazzo, cazzo c'è ancora tutta una vita da costruire, una terra immensa da visitare e conoscere, un mondo da migliorare anche se solo in una sua infinitesima parte.
9 gradi centigradi.
9 gradi sopra lo zero, fa freddo ma il ghiaccio non c'è più, fa freddo ma la mia temperatura è in netto aumento, con calma e lentezza e anche qualche retromarcia, ma cresce. Un'altro paio d'anni e avrò, avremo l'inferno addosso, berremo mojito ghiacciati a braccetto con la vita e con la gioia.
Statene certi, e abbiate una grande fiducia. Il mondo non finirà, il mondo Cambierà. Il mondo siamo noi, sono i nostri sogni le nostre idee i nostri errori le nostre mani il nostro amore le nostre energie.
Basta un pò di pazienza, il ghiaccio è passato e il freddo non durerà ancora molto.
Un consiglio: ricarichiamo le energie, e, nel frattempo, mettiamoci un paio di guanti.
mercoledì 28 dicembre 2011
LA FESTA E' COMINCIATA
Dicembre a festa.
Santo Nicola.
Immacolata.
Anniversario Balena.
Santa Lucia.
Pre-Natale.
Mercatini.
Vigilia.
Natale.
Santo Stefano.
Veglione.
Vi regalo questa strordinaria pagina di letteratura, tratta dall'immenso Fitzgerald ne "Il grande Gatsby".
Brindiamo ! Brindiamo ! Buona festa !
Brindiamo ! Buona fine ! Buona festa !
Santo Nicola.
Immacolata.
Anniversario Balena.
Santa Lucia.
Pre-Natale.
Mercatini.
Vigilia.
Natale.
Santo Stefano.
Veglione.
Vi regalo questa strordinaria pagina di letteratura, tratta dall'immenso Fitzgerald ne "Il grande Gatsby".
Brindiamo ! Brindiamo ! Buona festa !
Brindiamo ! Buona fine ! Buona festa !
sabato 24 dicembre 2011
BUON NATALE, GIANNI
Gianni ha appena calpestato la merda del suo cane, mentre passeggiando vagava per il giardino della sua dimora persa in un qualunque quartierpaese residenziale del veneto bene; l'animale sorride soddisfatto nell'osservare il padrone che al gelo di una notte di vigilia natalizia attende che anche l'ultimo bisogno fisiologico del suo fido si sia consumato; poco sopra di loro, al piano primo, i suoi figli fratelli parenti costruiscono una babele di pacchi sotto un luccicante e non polveroso albero di natale.
La cravatta stringe un pò, il pesce crudo puzza di sogiàchegustoha, un parente biascica qualche cenno d'approvazione verso una vita più sana e naturale e la vecchia nonna brontola sulle difficoltà della crisi, mentre si rovescia, sorpresa e bestemmiando gesù, un bicchiere ricolmo di franciacorta solfitizzato sul tailleur rosa antico appena stirato.
Gianni tutto questo non lo sa non lo capisce, o non lo poteva prevedere. Era sceso serenamente in giardino e pensava a mondi lontan lontani, pensava all'alimentari marocchino dove aveva fatto la spesa il giorno prima e dove tutti l'avevano accolto e salutato con la gentilezza e cordialità di chi vive giorno al giorno e tempo al tempo, serenamente e semplicemente; pensava al suo amore lontano, fuori, ma vicino, dentro; pensava agli amici veri, quelli che sono capaci di raccoglierti dal fango di un esausto sabato mattina e donarti il sole invernale, fatto di terra e minestre, di marmellate e mani, quattro mani; pensava che il natale fosse diventato un apputamento noioso in agenda e invece si ricrede, svegliato da questa insopportabile puzza di merda condita da cuoio di scarpa inaffaiata da vento sapor wiskhey irlandese.
Gianni sorride. Ora si, sorride. Capisce la fortuna di chi prova a leggere la vita per poi raccontarla con delle storie, vestite a festa. Il suo fido cane da queste cose non viene sfiorato, forse neanche i parenti che dalla finestra illuminata guardano il giardino tentando di capire che fine ha fatto il loro caro famigliare diversamente abile.
Gianni è il nostro Natale; Gianni è franchezza delle cose che stanno come stanno; Gianni è specchio che riflette l'ipocrisia di molti 'oggi'; Gianni è lacrima che ruga il viso di chi si commuove per gesti semplici; Gianni è puzza di merda e profumo di buono, assieme; Gianni è in mezzo a noi, Gianni siamo alcuni di noi, pochi, troppo pochi, ma infondo tanti, forse tutti; Gianni non è vergogna ma è Gianni; Gianni è sogno di chi sogna qualcosa di altrove; Gianni è riflessione; Gianni non è verità ma lotta; Gianni è amore, e calore di stufa; Gianni è Natale, anzi è circa Natale, di quei circa difficili da trovare ma veri; Gianni c'è, da qualche parte, ed esiste affinchè ognuno di noi possa accorgersi di lui.
Buon Natale amici miei, Buon Natale vita mia
La cravatta stringe un pò, il pesce crudo puzza di sogiàchegustoha, un parente biascica qualche cenno d'approvazione verso una vita più sana e naturale e la vecchia nonna brontola sulle difficoltà della crisi, mentre si rovescia, sorpresa e bestemmiando gesù, un bicchiere ricolmo di franciacorta solfitizzato sul tailleur rosa antico appena stirato.
Gianni tutto questo non lo sa non lo capisce, o non lo poteva prevedere. Era sceso serenamente in giardino e pensava a mondi lontan lontani, pensava all'alimentari marocchino dove aveva fatto la spesa il giorno prima e dove tutti l'avevano accolto e salutato con la gentilezza e cordialità di chi vive giorno al giorno e tempo al tempo, serenamente e semplicemente; pensava al suo amore lontano, fuori, ma vicino, dentro; pensava agli amici veri, quelli che sono capaci di raccoglierti dal fango di un esausto sabato mattina e donarti il sole invernale, fatto di terra e minestre, di marmellate e mani, quattro mani; pensava che il natale fosse diventato un apputamento noioso in agenda e invece si ricrede, svegliato da questa insopportabile puzza di merda condita da cuoio di scarpa inaffaiata da vento sapor wiskhey irlandese.
Gianni sorride. Ora si, sorride. Capisce la fortuna di chi prova a leggere la vita per poi raccontarla con delle storie, vestite a festa. Il suo fido cane da queste cose non viene sfiorato, forse neanche i parenti che dalla finestra illuminata guardano il giardino tentando di capire che fine ha fatto il loro caro famigliare diversamente abile.
Gianni è il nostro Natale; Gianni è franchezza delle cose che stanno come stanno; Gianni è specchio che riflette l'ipocrisia di molti 'oggi'; Gianni è lacrima che ruga il viso di chi si commuove per gesti semplici; Gianni è puzza di merda e profumo di buono, assieme; Gianni è in mezzo a noi, Gianni siamo alcuni di noi, pochi, troppo pochi, ma infondo tanti, forse tutti; Gianni non è vergogna ma è Gianni; Gianni è sogno di chi sogna qualcosa di altrove; Gianni è riflessione; Gianni non è verità ma lotta; Gianni è amore, e calore di stufa; Gianni è Natale, anzi è circa Natale, di quei circa difficili da trovare ma veri; Gianni c'è, da qualche parte, ed esiste affinchè ognuno di noi possa accorgersi di lui.
Buon Natale amici miei, Buon Natale vita mia
martedì 13 dicembre 2011
L'INVERNO CI AMMAZZA LENTAMENTE
L'inverno ci ammazza, lentamente
anche a Santa Lucia, che inverno ancora non è
ci uccide piano, per mesi
ci illude anche, ma, per attimi.
L'inverno ci ammazza, lentamente
snerva i nervi sforza le forze,
libera l'umido e regala freddo, secco
gela gli spiriti marcisce le anime.
L'inverno ci uccide piano, in silenzio
arriva in autunno e a fatica si nasconde in estate
uccide speranze e nasconde il sole
uccide la luce e nasconde la vita.
A Santa Lucia si crede che l'inverno ci lasci
presto, e presto, arrivi il Natale
ce c' illude con luci, e colori, e ritornelli
sempre quelli.
L'inverno ci ammazza, lentamente.
Ma c'è rifugio, c'è se si cerca
c'è Tom Waits, c'è un sogno di neve,
c'è una voce roca, da qualche parte, bianca, calda, bollente.
L'inverno si ammazza, lentamente.
anche a Santa Lucia, che inverno ancora non è
ci uccide piano, per mesi
ci illude anche, ma, per attimi.
L'inverno ci ammazza, lentamente
snerva i nervi sforza le forze,
libera l'umido e regala freddo, secco
gela gli spiriti marcisce le anime.
L'inverno ci uccide piano, in silenzio
arriva in autunno e a fatica si nasconde in estate
uccide speranze e nasconde il sole
uccide la luce e nasconde la vita.
A Santa Lucia si crede che l'inverno ci lasci
presto, e presto, arrivi il Natale
ce c' illude con luci, e colori, e ritornelli
sempre quelli.
L'inverno ci ammazza, lentamente.
Ma c'è rifugio, c'è se si cerca
c'è Tom Waits, c'è un sogno di neve,
c'è una voce roca, da qualche parte, bianca, calda, bollente.
L'inverno si ammazza, lentamente.
domenica 11 dicembre 2011
LEGGERE
Leggere, è un pò come sentirsi in amore.
Capita che passi mesi senza sentirti vivo, senza leggere una pagina, senza provare desiderio.
Poi d'un tratto, accade qualcosa, e riparti.
Che bellezza, leggere, che bellezza non avere immagini preconfezionate, ed immaginare tutto; che bellezza, leggere.
Alcuni imput, a voi, i miei ultimi 5 libri, recenti, di data e di lettura.
Non nego una preferenza verso Mr. Gwyn, ma anche Stirpe, che non è stata lettura facile, ha un certo peso e fascino. 5 consigli, comunque.
XY - Sandro Veronesi - 2010
La lettura dell'ultimo capitolo, "Il giorno zero", da guadagnarsi, vale qualche anno di vita.
"Non posso continuare, continuerò". S.B.
I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI - Erri De Luca - 2011
" 'Cose buffe dici. Sei innamorato di me ?'
'Si dice così ? E' cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato [..]' "
STIRPE - Marcello Fois - 2009
"Prima di tutto c'è saper osservare, toccare con lo sguardo, vedere quello che sarà prima che sia. [..]Ma bisogna dare un nome alle cose: quella lavorazione si chiama forgiatura, figlio mio. Forgiatura è quando sei tu che dai la forma. E' quando devi combattere contro la materia e questa diventa più docile quanto più riconosce la mano del padrone. [..] Gavino annuisce, Dai suoi occhi, allora, poteva ancora scaturire la meraviglia del mondo. Ancora tutto era da fare. "
MR. GWYN - Alessandro Baricco - 2011
"Dove se ne fosse andato Jasper Gwyn non le era concesso evidentemente sapere. Lontano - questo lo sentiva con assoluta certezza. Era tutto finito, e neppure con quella solennità a cui sempre avrebbe diritto il tramonto delle cose."
LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE - Mark Haddon - 2003
" I numeri primi soo ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri prima siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su."
Buone letture
Buonanotte
Capita che passi mesi senza sentirti vivo, senza leggere una pagina, senza provare desiderio.
Poi d'un tratto, accade qualcosa, e riparti.
Che bellezza, leggere, che bellezza non avere immagini preconfezionate, ed immaginare tutto; che bellezza, leggere.
Alcuni imput, a voi, i miei ultimi 5 libri, recenti, di data e di lettura.
Non nego una preferenza verso Mr. Gwyn, ma anche Stirpe, che non è stata lettura facile, ha un certo peso e fascino. 5 consigli, comunque.
XY - Sandro Veronesi - 2010
La lettura dell'ultimo capitolo, "Il giorno zero", da guadagnarsi, vale qualche anno di vita.
"Non posso continuare, continuerò". S.B.
I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI - Erri De Luca - 2011
" 'Cose buffe dici. Sei innamorato di me ?'
'Si dice così ? E' cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato [..]' "
STIRPE - Marcello Fois - 2009
"Prima di tutto c'è saper osservare, toccare con lo sguardo, vedere quello che sarà prima che sia. [..]Ma bisogna dare un nome alle cose: quella lavorazione si chiama forgiatura, figlio mio. Forgiatura è quando sei tu che dai la forma. E' quando devi combattere contro la materia e questa diventa più docile quanto più riconosce la mano del padrone. [..] Gavino annuisce, Dai suoi occhi, allora, poteva ancora scaturire la meraviglia del mondo. Ancora tutto era da fare. "
MR. GWYN - Alessandro Baricco - 2011
"Dove se ne fosse andato Jasper Gwyn non le era concesso evidentemente sapere. Lontano - questo lo sentiva con assoluta certezza. Era tutto finito, e neppure con quella solennità a cui sempre avrebbe diritto il tramonto delle cose."
LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE - Mark Haddon - 2003
" I numeri primi soo ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri prima siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su."
Buone letture
Buonanotte
mercoledì 30 novembre 2011
LE SIRENE
La notte svanisce in un raggio leggero, che forza di luce non ha, ma dipinge in silenzio un quadro che si muove in parete e desta dolci risvegli. E scopre piumini e porta freddo alla pelle ed emozione di superficie e desiderio d'acqua bollente.
Un sogno non finito riaffiora alla mente, ricordi di ambienti impossibili e colmi d'acqua e di verde e di gioia o dolore minuto, squilla una sveglia dentro un telefono d'ultima generazione, abbaia il suo vecchio cane che più le scale non sale, e chiama un padrone distratto; non ultimo il rumore di bottiglie di vetro che finisce assordante dentro il camioncino della raccolta differenziata.
E poi uno tsunami di caldo, la doccia che scotta la pelle sensibilizzata dalla notte riposante, il caffè che brucia la gola e la lingua ma riappacifica l'angelo del buio con il diavolo della luce, il mocassino che s'infila senza fatica e la musica della serratura che s'apre, ancora una volta, ancora un mattino.
E poi il giorno, il solito, giorno. Mercoledì. Uno schifo.
La sera, dodici ore dopo, la fretta. La fretta di recuperare la grazia del mattino soave, la fretta di una pizza d'asporto, la fretta di una bottiglia di finto vino rosso, vinto, trovato, la fretta di conclusioni dettate da stanchezza e non da poesia.
E poi, sirene. Sirene alle orecchie, sirene lontane senza la facoltà di telletrasporto, sirene vicine, che usano casse e melodie per consolare e spiegare e portarti via, lontano, lontan lontano.
Sirene che riportano la notte, senza accorgersene, quella notte che a breve svanirà, in un raggio di luce, in una doccia calda, in un caffè bollente, in un piumino arricciato, in un mocassino dai lacci già fatti, in un parabrezza gelato, in nuove sirene, in un giovedì.
"perchè continuare, fino a vecchiezza
fino a stare male
e già tutto qua
fermati qua"
Un sogno non finito riaffiora alla mente, ricordi di ambienti impossibili e colmi d'acqua e di verde e di gioia o dolore minuto, squilla una sveglia dentro un telefono d'ultima generazione, abbaia il suo vecchio cane che più le scale non sale, e chiama un padrone distratto; non ultimo il rumore di bottiglie di vetro che finisce assordante dentro il camioncino della raccolta differenziata.
E poi uno tsunami di caldo, la doccia che scotta la pelle sensibilizzata dalla notte riposante, il caffè che brucia la gola e la lingua ma riappacifica l'angelo del buio con il diavolo della luce, il mocassino che s'infila senza fatica e la musica della serratura che s'apre, ancora una volta, ancora un mattino.
E poi il giorno, il solito, giorno. Mercoledì. Uno schifo.
La sera, dodici ore dopo, la fretta. La fretta di recuperare la grazia del mattino soave, la fretta di una pizza d'asporto, la fretta di una bottiglia di finto vino rosso, vinto, trovato, la fretta di conclusioni dettate da stanchezza e non da poesia.
E poi, sirene. Sirene alle orecchie, sirene lontane senza la facoltà di telletrasporto, sirene vicine, che usano casse e melodie per consolare e spiegare e portarti via, lontano, lontan lontano.
Sirene che riportano la notte, senza accorgersene, quella notte che a breve svanirà, in un raggio di luce, in una doccia calda, in un caffè bollente, in un piumino arricciato, in un mocassino dai lacci già fatti, in un parabrezza gelato, in nuove sirene, in un giovedì.
"perchè continuare, fino a vecchiezza
fino a stare male
e già tutto qua
fermati qua"
mercoledì 16 novembre 2011
SCHIAVI
Ho provato a chietare i pensieri, a lasciar trascorrere una mezza giornata a lavorarci sopra un paio dì'ore al pc e un altro paio all'accetta. Ho perso qualche etto di rabbia ma ho guadagnato qualche chilo di tagliente lucidità. E l'unica conclusione che oggi posso dire, chiara, è che siamo SCHIAVI.
Schiavi di cosa o di chi ? Volete davvero che ve ne parli ? Dai. Dai, sono convinto che già lo sapete, dentro ognuno di voi, ma ammetterlo è dura, e forse è più divertente leggerlo su qualche articolo, o blog, o ascoltarlo dalle labbra di qualche amico "contro" o quache conoscente incazzato.
Siamo schiavi di questo 2011, come lo siamo stati del 2010, 2009 e avanti all'incontrè.
Siamo schiavi del tempo, aimè, il tempo ci comanda e ci governa, e a 30 anni capiamo che per metà della nostra vita probabile siamo stati schiavizzati dall'orologio e da un tempo che quasi mai abbiam scelto di governare e condurre, salvo casi rari.
Siamo schiavi del Lavoro, ci consumiamo i testicoli o le ovaie per otto o più ore al giorno, 5 o più giorni la settimana in ambienti e con mansioni che raramente amiamo, al fine di guadagnarci da vivere o ingrassare un curriculum, e finiamo la sera disinteressati per quel che abbiam fatto o con il fegato in acido per quello che non ci è piaciuto; doniamo le ore migliori dei nostri giorni a fabbriche che falliscono, a goffi artigiani, a mercati che stanno implodendo, ad università che neanche rigraziano e tanto è se galleggiano nel fango, a professionisti irrispettosi e approffittatori, a progetti spesso pretenziosi o ad istituzioni incrostrate da burocrazie e dalle ascelle che puzzano di muffa e di vecchio; e sono solo esempi. Siamo schiavi del lavoro anche quando non lavoriamo, che non è cosa bella e piacevole a detta di molti, quei molti che si ostinano a raschiare il fondo ed inventare curriculum e strappare colloqui e lamentarsi di continuo e sprecano ore di sole ed energia da dedicare a sè stessi, al vento, alla terra, alla creatività, al pensiero. Siamo schiavi del lavoro perchè con un occupazione o senza un occupazione c'è sempre e comunque qualcosa che non va, il Lavoro ci governa silenziosamente, e consuma gli anni migliori della nostra vita.
Siamo schiavi delle Case, delle chiavi che le aprono o le chiudono, di quel piacere di proprietà che ci dà il rumore di una serratura, di mura che negli ultimi cinquantanni hanno giocato alla spugna riducendo prima il loro spessore in balia dell'orgasmo provocato dalle prestazioni tecniche di un nuovo materiale e poi aumentandolo all'infinito pur di rientrare in classificazioni energetiche imposte da qualche lobby di potere trentina od europae; siamo schiavidelle case perchè in esse, nei loro tetti, termosifoni, mobili di grido, divani di design, pitture spugnate, set di pentole a pressione da accatastare in cucine professionali dove cuciniamo hamburger di merda o verdure coltivate in serre chimiche col puzzo di ogm e miliardi da multinazionale di cibo-schifo, in esse investiamo quasi lo stesso tempo del lavoro, e quasi tutti i soldi che con esso ci sudiamo, in bollette acquisti manutenzioni assicurazioni lavoretti mutui prestiti fnanziamenti elettrodomestici eccccccccetera.
Siamo schiavi della strada, dei suoi costi e delle ruote con le quali la percorriamo sempre negli stessi tratti, esclusa qualche rara vacanza; tagliandi bolli di proprietà telepass revisioni navigatori satellitari autoradio che sembrano casse da concerto, gonnelline e, carburante, carburante e, carburante, e gasolio gasolio gasolio; e a fine mese o peggio fine anno capiamo che i tragitti sono sempre uguali, casa-lavoro-casa-bar-palestra-lavoro-casa dell'amico-bar-market-casa-lavoro; siamo schiavi della strada perchè essa si fa percorrere fino ad esaurimento su un'infinitesima parte del possibile, conservando i luoghi migliori per pochi viaggiatori temerari; siamo schiavi della strada perchè non spingiamo la nostra auto fino a Mosca un normale mercoledì di novembre o non carichiamo il nostro motorino in un traghetto almeno 4 volte l'anno o non viaggiamo in mezzo, alla strada, si si proprio in mezzo, sopra quella cazzo di riga bianca un poco sbiadita, con la nostra bicicletta antica appena restaurata e veloce come un ghepardo d'altri tempi.
Siamo schiavi della Luce artificiale, così impegnati a cambiare lampadine, e installare fari, ed accendere luci fredde appese a muri muti, e pagare bollette, e montare pannelli fotovoltaici ed illuminare stadi parchi marciapiedi, e provare lampade a led o lampadine ikea a basso consumo, schiavi di una luce artificiale che nasconde la soffice bellezza di una candela o di una brace di camino, di una luce che oscura la luna, di una luce che verrebbe sconfitta e derisa ogni mattino di sole invernale da una fessura di tapparella, nonchè umiliata da una stella nel buio di un cielo isolano e possibilmente mediterraneo.
Siamo schiavi della moneta, di un euro che ci soffoca il respiro e che a stento tiene il passo di un normale bisogno di una famiglia mediocre, siamo schiavi delle Banche che sono i nuovi banchi da chiesa dove pregare piangendo per avere la concessione di un appartamento pagabile in trentanni, di quelle banche ormai potenti da far cadere un governo mafioso per il bene e l'equilibrio di un europa unita, che unita lo è solo nei loro portafogli delle lobby e per nulla nel territorio nelle culture nell'economia nell'arte e nella poesia.
Siamo schiavi del "sentimento ad ogni costo", status symbol per il quale se non hai un compagno/a un amore una fede una prole non sei nessuno e vivrai sicuramente male per il resto dei tuoi giorni, schiavi del calore delle amicizie che quando mancano per due weekend di fila si urla al tradimento alla perdita di interesse e rispetto alla smemoratezza al menefreghismo, schiavi di sentimenti d'amore e d'amicizia che soffocano il piacere di una decina di giorni solitari a riflettere su sè stessi sul pane sul cielo il tempo un libro una bottiglia un fiore o un bagno bollente.
Siamo schiavi del cibo e dell'alimentazione, che se è macrobiotica non ti lascia mangiare quello che vuoi o che ti senti perchè altrimenti scoppi e muori e ti esplode la bile come se Ken Shiro ti avesse toccato i punti vitali, e se invece ti alimenti a stracchino con conservanti da banco del supermercato e verdure sottovuoto e wurstel aia e porcherie del genere muori davveri giovane, e muori grasso e riempito di chimica a tal punto che se scorreggi in estate in un qualsiasi sentiero in mezzo alla macchia mediterranea provochi un incendio catastrofico.
Siamo schiavi dei nostri genitori che hanno fatto i Soldi e le Case e le Strade e le Fabbriche Aia e costruito i primi Pannelli Fotovoltaici e si sono fatti da soli e sono usciti dalla miseria della guerra e sanno tutto loro e ci hanno messi nella merda in un mondo inquinato che non produce un reddito civile a un giovane e ha dimenticato come si coltiva una melanzana o come si a il pane fatto in casa; schiavi delle loro attenzioni, dei loro consigli da perbenisti, delle loro mance domenicali e del loro sapere assoluto.
Siamo schiavi del buio, di quel buio notturno che ci inquieta e non ci fa passeggiare serenamente nelle nostre bellissime città deserte perchè troppo pericolose, di quel buio dentro l'anima che frena e getta cenere e sabbia sopra alle saltuarie grida di gioia ed entusiasmo, di quel buio fisico, ed economico, e salutistico, e sportivo, del buio di quei sogni relegati ad un esistenza nascosta e spesso censurata e messa ad abitare nell'ombre dei nostri giorni, del buio dei social network che ci hanno rinchiuso in casa a farci le seghe davanti uno schermo male illuminato, del buio delle troppe possibilità esistenziali, centrifugate, che giornalmente ci scappano da mani sempre più incerte e scivolose, del buio del non tempo libero, della non libertà, delle possibilià impossibili viste in tivvù, del buio della nostra politica, del buio di un ambiente in declino e sofferente, del buio di idee goffe e già viste, del buio della paura di noi stessi, Noi, noi la più bella creatura della terra, della nostra poesia, della rinuncia, della bellezza, della semplicità.
Siamo schiavi.
Continuo. Continuo ?
No, sono schiavo Io prima di tutti, schiavo persino di una batteria di un pc portatile, come se non bastasse tutto il resto. Che tristezza.
Buonanotte, amici schiavi.
Schiavi di cosa o di chi ? Volete davvero che ve ne parli ? Dai. Dai, sono convinto che già lo sapete, dentro ognuno di voi, ma ammetterlo è dura, e forse è più divertente leggerlo su qualche articolo, o blog, o ascoltarlo dalle labbra di qualche amico "contro" o quache conoscente incazzato.
Siamo schiavi di questo 2011, come lo siamo stati del 2010, 2009 e avanti all'incontrè.
Siamo schiavi del tempo, aimè, il tempo ci comanda e ci governa, e a 30 anni capiamo che per metà della nostra vita probabile siamo stati schiavizzati dall'orologio e da un tempo che quasi mai abbiam scelto di governare e condurre, salvo casi rari.
Siamo schiavi del Lavoro, ci consumiamo i testicoli o le ovaie per otto o più ore al giorno, 5 o più giorni la settimana in ambienti e con mansioni che raramente amiamo, al fine di guadagnarci da vivere o ingrassare un curriculum, e finiamo la sera disinteressati per quel che abbiam fatto o con il fegato in acido per quello che non ci è piaciuto; doniamo le ore migliori dei nostri giorni a fabbriche che falliscono, a goffi artigiani, a mercati che stanno implodendo, ad università che neanche rigraziano e tanto è se galleggiano nel fango, a professionisti irrispettosi e approffittatori, a progetti spesso pretenziosi o ad istituzioni incrostrate da burocrazie e dalle ascelle che puzzano di muffa e di vecchio; e sono solo esempi. Siamo schiavi del lavoro anche quando non lavoriamo, che non è cosa bella e piacevole a detta di molti, quei molti che si ostinano a raschiare il fondo ed inventare curriculum e strappare colloqui e lamentarsi di continuo e sprecano ore di sole ed energia da dedicare a sè stessi, al vento, alla terra, alla creatività, al pensiero. Siamo schiavi del lavoro perchè con un occupazione o senza un occupazione c'è sempre e comunque qualcosa che non va, il Lavoro ci governa silenziosamente, e consuma gli anni migliori della nostra vita.
Siamo schiavi delle Case, delle chiavi che le aprono o le chiudono, di quel piacere di proprietà che ci dà il rumore di una serratura, di mura che negli ultimi cinquantanni hanno giocato alla spugna riducendo prima il loro spessore in balia dell'orgasmo provocato dalle prestazioni tecniche di un nuovo materiale e poi aumentandolo all'infinito pur di rientrare in classificazioni energetiche imposte da qualche lobby di potere trentina od europae; siamo schiavidelle case perchè in esse, nei loro tetti, termosifoni, mobili di grido, divani di design, pitture spugnate, set di pentole a pressione da accatastare in cucine professionali dove cuciniamo hamburger di merda o verdure coltivate in serre chimiche col puzzo di ogm e miliardi da multinazionale di cibo-schifo, in esse investiamo quasi lo stesso tempo del lavoro, e quasi tutti i soldi che con esso ci sudiamo, in bollette acquisti manutenzioni assicurazioni lavoretti mutui prestiti fnanziamenti elettrodomestici eccccccccetera.
Siamo schiavi della strada, dei suoi costi e delle ruote con le quali la percorriamo sempre negli stessi tratti, esclusa qualche rara vacanza; tagliandi bolli di proprietà telepass revisioni navigatori satellitari autoradio che sembrano casse da concerto, gonnelline e, carburante, carburante e, carburante, e gasolio gasolio gasolio; e a fine mese o peggio fine anno capiamo che i tragitti sono sempre uguali, casa-lavoro-casa-bar-palestra-lavoro-casa dell'amico-bar-market-casa-lavoro; siamo schiavi della strada perchè essa si fa percorrere fino ad esaurimento su un'infinitesima parte del possibile, conservando i luoghi migliori per pochi viaggiatori temerari; siamo schiavi della strada perchè non spingiamo la nostra auto fino a Mosca un normale mercoledì di novembre o non carichiamo il nostro motorino in un traghetto almeno 4 volte l'anno o non viaggiamo in mezzo, alla strada, si si proprio in mezzo, sopra quella cazzo di riga bianca un poco sbiadita, con la nostra bicicletta antica appena restaurata e veloce come un ghepardo d'altri tempi.
Siamo schiavi della Luce artificiale, così impegnati a cambiare lampadine, e installare fari, ed accendere luci fredde appese a muri muti, e pagare bollette, e montare pannelli fotovoltaici ed illuminare stadi parchi marciapiedi, e provare lampade a led o lampadine ikea a basso consumo, schiavi di una luce artificiale che nasconde la soffice bellezza di una candela o di una brace di camino, di una luce che oscura la luna, di una luce che verrebbe sconfitta e derisa ogni mattino di sole invernale da una fessura di tapparella, nonchè umiliata da una stella nel buio di un cielo isolano e possibilmente mediterraneo.
Siamo schiavi della moneta, di un euro che ci soffoca il respiro e che a stento tiene il passo di un normale bisogno di una famiglia mediocre, siamo schiavi delle Banche che sono i nuovi banchi da chiesa dove pregare piangendo per avere la concessione di un appartamento pagabile in trentanni, di quelle banche ormai potenti da far cadere un governo mafioso per il bene e l'equilibrio di un europa unita, che unita lo è solo nei loro portafogli delle lobby e per nulla nel territorio nelle culture nell'economia nell'arte e nella poesia.
Siamo schiavi del "sentimento ad ogni costo", status symbol per il quale se non hai un compagno/a un amore una fede una prole non sei nessuno e vivrai sicuramente male per il resto dei tuoi giorni, schiavi del calore delle amicizie che quando mancano per due weekend di fila si urla al tradimento alla perdita di interesse e rispetto alla smemoratezza al menefreghismo, schiavi di sentimenti d'amore e d'amicizia che soffocano il piacere di una decina di giorni solitari a riflettere su sè stessi sul pane sul cielo il tempo un libro una bottiglia un fiore o un bagno bollente.
Siamo schiavi del cibo e dell'alimentazione, che se è macrobiotica non ti lascia mangiare quello che vuoi o che ti senti perchè altrimenti scoppi e muori e ti esplode la bile come se Ken Shiro ti avesse toccato i punti vitali, e se invece ti alimenti a stracchino con conservanti da banco del supermercato e verdure sottovuoto e wurstel aia e porcherie del genere muori davveri giovane, e muori grasso e riempito di chimica a tal punto che se scorreggi in estate in un qualsiasi sentiero in mezzo alla macchia mediterranea provochi un incendio catastrofico.
Siamo schiavi dei nostri genitori che hanno fatto i Soldi e le Case e le Strade e le Fabbriche Aia e costruito i primi Pannelli Fotovoltaici e si sono fatti da soli e sono usciti dalla miseria della guerra e sanno tutto loro e ci hanno messi nella merda in un mondo inquinato che non produce un reddito civile a un giovane e ha dimenticato come si coltiva una melanzana o come si a il pane fatto in casa; schiavi delle loro attenzioni, dei loro consigli da perbenisti, delle loro mance domenicali e del loro sapere assoluto.
Siamo schiavi del buio, di quel buio notturno che ci inquieta e non ci fa passeggiare serenamente nelle nostre bellissime città deserte perchè troppo pericolose, di quel buio dentro l'anima che frena e getta cenere e sabbia sopra alle saltuarie grida di gioia ed entusiasmo, di quel buio fisico, ed economico, e salutistico, e sportivo, del buio di quei sogni relegati ad un esistenza nascosta e spesso censurata e messa ad abitare nell'ombre dei nostri giorni, del buio dei social network che ci hanno rinchiuso in casa a farci le seghe davanti uno schermo male illuminato, del buio delle troppe possibilità esistenziali, centrifugate, che giornalmente ci scappano da mani sempre più incerte e scivolose, del buio del non tempo libero, della non libertà, delle possibilià impossibili viste in tivvù, del buio della nostra politica, del buio di un ambiente in declino e sofferente, del buio di idee goffe e già viste, del buio della paura di noi stessi, Noi, noi la più bella creatura della terra, della nostra poesia, della rinuncia, della bellezza, della semplicità.
Siamo schiavi.
Continuo. Continuo ?
No, sono schiavo Io prima di tutti, schiavo persino di una batteria di un pc portatile, come se non bastasse tutto il resto. Che tristezza.
Buonanotte, amici schiavi.
lunedì 31 ottobre 2011
UN ANNO DOPO
Un anno dopo la Balena s'è fatta più calda ed accogliente, ma nonostante ciò la sua bianchezza risplende malefica ancora più di prima.
Un anno dopo Santa Lucia è divenuta un pertugio di una via del centro, che m'incute timore, e riverenza, e nostalgia.
Un anno dopo il fù valoroso Capitano Acap si ritrova a vestire i panni della Massaia Spugna, poco socievole, indaffarata tra le sue conserve e i lavori di casa, intenta a continuare il progetto 'orto', gioiosa quando ripara qualcosa o costruisce un mobile o inaffia il Little Whale's Garden.
Un anno dopo si brinda sempre più volentieri con un rosso di casa, corposo il giusto, su bicchiere grande quasi a mostrare l'effige di chi effigi non ha.
Un anno dopo gli amici del cuore s'incontrano meno, arriva per tutti il tempo dell'esilio scelto, l'esilio di coppia spesso voluto e strappato alla vita per cercare di costruire in fretta e furia quello che in 30anni ci è scappato di mano troppo facilmente.
Un anno dopo ci sono mani soavi che mi accarezzano capelli sempre più bianchi, che si fermano a riflettere calde su una pancia con qualche chilo di troppo, mani che riscaldano e mi baciano il cuore, mani che un anno fà abitavano solo il mondo del mio Morfeo.
Un anno dopo sono tornate le foglie colorate, che illudono i nostri occhi non colmi ancora d'estate, foglie alle giostre del vento d'autunno e in balia di questa magnifica luce di fine Ottobre.
Un anno dopo resta una sola speranza, che la bianchezza della nebbia non ci accechi, che la balena non sia aggressiva, che la Neve non tardi troppo ad arrivare.
Un anno dopo.
Un anno dopo Santa Lucia è divenuta un pertugio di una via del centro, che m'incute timore, e riverenza, e nostalgia.
Un anno dopo il fù valoroso Capitano Acap si ritrova a vestire i panni della Massaia Spugna, poco socievole, indaffarata tra le sue conserve e i lavori di casa, intenta a continuare il progetto 'orto', gioiosa quando ripara qualcosa o costruisce un mobile o inaffia il Little Whale's Garden.
Un anno dopo si brinda sempre più volentieri con un rosso di casa, corposo il giusto, su bicchiere grande quasi a mostrare l'effige di chi effigi non ha.
Un anno dopo gli amici del cuore s'incontrano meno, arriva per tutti il tempo dell'esilio scelto, l'esilio di coppia spesso voluto e strappato alla vita per cercare di costruire in fretta e furia quello che in 30anni ci è scappato di mano troppo facilmente.
Un anno dopo ci sono mani soavi che mi accarezzano capelli sempre più bianchi, che si fermano a riflettere calde su una pancia con qualche chilo di troppo, mani che riscaldano e mi baciano il cuore, mani che un anno fà abitavano solo il mondo del mio Morfeo.
Un anno dopo sono tornate le foglie colorate, che illudono i nostri occhi non colmi ancora d'estate, foglie alle giostre del vento d'autunno e in balia di questa magnifica luce di fine Ottobre.
Un anno dopo resta una sola speranza, che la bianchezza della nebbia non ci accechi, che la balena non sia aggressiva, che la Neve non tardi troppo ad arrivare.
Un anno dopo.
giovedì 13 ottobre 2011
SELF PORTRAIT
Autunno c'è,
sento secchezza in arrivo.
La stufa ancora non scalda
e la sete gradisce un'estiva irruenza.
Melodie a basso volume,
un libro un'agenda una luce,
l'orto regala le ultime cene
la pelle, del viso, sbiadisce.
Self portrait, 12.10.2011
domenica 9 ottobre 2011
DUE ANNI DI BLOG
Due anni. Due anni dopo.
Si potrebbe intonare un canzonetta e festeggiare i 252 post in due anni (circa uno ogni 3 giorni, anche se non si direbbe vero?).
Si potrebbe tagliare una torta (frutti di bosco e crema pasticcera, grazie) e festeggiare le 17440 visualizzazioni finora (questo numero mi fa parecchio piacere e paura).
Si potrebbe bere un bicchiere assieme ai 30 lettori fissi (fissi?) e festeggiare i 165 commenti, di cui più di metà anonimi (ehi ragazzi, suvvia, mica avrete paura di discutere o criticare no ? tutto è formativo per me !).
Si potrebbe ridere e commuoversi contemporaneamente, come nei grandi momenti delle nostre esistenze, o nei piccolissimi intimi e sconosciuti delle stesse, come il sole ride per pochi minuti in un giorno di pioggia o la pioggia bagna scherzosa un giorno estivo di sole, e festeggiare una esperienza che a voi può sembrare minuta e per me invece è gigante.
Con lucidità mi rendo conto che questo viaggio che due anni fa era nato con l'intento di crescere e confrontarsi assieme (una delle due guide berbere si è quasi da subito nascosta in qualche oasi introvabile) si è trasformato, lentamente, naturalmente, in un viaggio pressochè solitario e singhiozzante dentro l'anima di alcune piccole cose, di alcuni fatti, o persone, o intimità personali.
Con lucidità capisco che non sempre e non tutti leggeranno volentieri le mie parole, i miei racconti, le mie condivisioni e/o ricerche.
Con lucidità riconosco la solitudine del mio scarno blog, la sua lentezza, la sua poca simpatia e l'astio nei confronti delle cose facili e veloci.
Con lucidità sento che forse è giunta davvero l'ora di riposare un pò, anche se non potrei, e chiedo fin d'ora perdono se le visite ed i post diminuiranno di numero, ma mi auguro non di intensità.
Nell'epoca del web, due anni sono molti, per un "luogo"-sito-blog non di massa, e persa la freschezza e lo sprint iniziale, non mi resta che capire il desiderio di riposo, ed apprezzare nella lentezza una qualità che va scomparendo.
Perciò, Buon Compleanno Vecchio Blog, spero pur io che dai tuoi capelli bianchi escano in futuro racconti e storie pregni di te, di me, di noi, di voi.
Si potrebbe intonare un canzonetta e festeggiare i 252 post in due anni (circa uno ogni 3 giorni, anche se non si direbbe vero?).
Si potrebbe tagliare una torta (frutti di bosco e crema pasticcera, grazie) e festeggiare le 17440 visualizzazioni finora (questo numero mi fa parecchio piacere e paura).
Si potrebbe bere un bicchiere assieme ai 30 lettori fissi (fissi?) e festeggiare i 165 commenti, di cui più di metà anonimi (ehi ragazzi, suvvia, mica avrete paura di discutere o criticare no ? tutto è formativo per me !).
Si potrebbe ridere e commuoversi contemporaneamente, come nei grandi momenti delle nostre esistenze, o nei piccolissimi intimi e sconosciuti delle stesse, come il sole ride per pochi minuti in un giorno di pioggia o la pioggia bagna scherzosa un giorno estivo di sole, e festeggiare una esperienza che a voi può sembrare minuta e per me invece è gigante.
Con lucidità mi rendo conto che questo viaggio che due anni fa era nato con l'intento di crescere e confrontarsi assieme (una delle due guide berbere si è quasi da subito nascosta in qualche oasi introvabile) si è trasformato, lentamente, naturalmente, in un viaggio pressochè solitario e singhiozzante dentro l'anima di alcune piccole cose, di alcuni fatti, o persone, o intimità personali.
Con lucidità capisco che non sempre e non tutti leggeranno volentieri le mie parole, i miei racconti, le mie condivisioni e/o ricerche.
Con lucidità riconosco la solitudine del mio scarno blog, la sua lentezza, la sua poca simpatia e l'astio nei confronti delle cose facili e veloci.
Con lucidità sento che forse è giunta davvero l'ora di riposare un pò, anche se non potrei, e chiedo fin d'ora perdono se le visite ed i post diminuiranno di numero, ma mi auguro non di intensità.
Nell'epoca del web, due anni sono molti, per un "luogo"-sito-blog non di massa, e persa la freschezza e lo sprint iniziale, non mi resta che capire il desiderio di riposo, ed apprezzare nella lentezza una qualità che va scomparendo.
Perciò, Buon Compleanno Vecchio Blog, spero pur io che dai tuoi capelli bianchi escano in futuro racconti e storie pregni di te, di me, di noi, di voi.
giovedì 6 ottobre 2011
STEVE JOBS
Rendo omaggio, ai grandi maestri.
Grazie della tua Lezione, "stay hungry, stay foolish".
Addio Steve.
Grazie della tua Lezione, "stay hungry, stay foolish".
Addio Steve.
lunedì 3 ottobre 2011
L'ESTATE E' FINITA
Che poi ti capitano delle cose, che destano il torpore accumulatosi per stanchezza, delle cose che ti, destano e capisci. Capisci, che l'estate è finita stasera, stanotte.
Lasciate perdere il fatto che il sole dice ancora la sua, che le giornate sembrano l'inizio di una nuova estate, che le zanzare assalgono che è un piacere (per loro), che girate in reggiseno o a dorso nudo, sono tutti fuochi di paglia.
La verità è che "..e alloraaa !? [col dito medio di lei alzato] Impara a guidaree ! Impara a VIVEREE! "
La verità è che ti trovi serenamente in sella alla tua vespa, una domenica sera, in una marosticana deserta, a cinquanta all'ora o poco più, e guidi in centro strada, perchè non c'è nessuno e vuoi sentirti unico padrone di quella brezza calda, una delle ultime, che ti accarezza il viso compresso dal casco, e all'improvviso vedi un paio di fari rotondi, proprio un paio, e pensi che siano lontani e un secondo dopo ti sono a culo, e ti affiancano e ti urlano "..e alloraaa !? [una coppia lui alla guida, lei col dito medio all'insù] Impara a guidaree ! Impara a VIVEREE! ". Allora, solo allora, capisci che l'estate è finita.
E' finito il gusto di leggerezza che le goccie di sudore ti donano scendendoti dalle ascelle, è finito il sapore del vino bianco ghiacchiato, è finità l'ebbrezza di un tuffo nell'oceano o una doccia ghiacciata dopo una giornata intensa e bollente, è finita la beata stupidità e la benefica assenza di pensieri pesanti, è finità l'estate signori miei, devo impare a Vivere, me l'ha detto un pazzo incivile simpatico schizofrenico motociclista che portava a spasso la sua fidanzatina acida ignorante spiritata ridicola alle 23.30 di domenica sera, ad una velocità media superiore ai 100 km/h, e che per scopare sicuro, o guadagnarsi un pompino con risucchio, ha ben visto di prendersela con il sottoscritto e la sua docile vespa, e dare il benvenuto ad un 'sarà' breve autunno, che dichiarava fiero con la sua tuta termica scura, e guanti pesanti, e cervello appasito, foglia cadente.
Addio allora, Estate, grazie di esserci passata a trovare, ti rimpiangeremo per altri nove mesi, faremo crescere in noi il tuo desiderio come una madre cresce speranzosa la vita dentro il suo grembo, sicuri che nascerai ancora, nuova, leggera, calda e limpida.
Sicuri che in questo mondo malato e destinato allo scatafascio, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che ti ucciderà anzitempo, che urlerà odio ed idiozia, che inneggerà all'inverno, che non si farà commuovere o intenerire da un sorriso di risposta, da un divertito sorriso di compassione.
Lasciate perdere il fatto che il sole dice ancora la sua, che le giornate sembrano l'inizio di una nuova estate, che le zanzare assalgono che è un piacere (per loro), che girate in reggiseno o a dorso nudo, sono tutti fuochi di paglia.
La verità è che "..e alloraaa !? [col dito medio di lei alzato] Impara a guidaree ! Impara a VIVEREE! "
La verità è che ti trovi serenamente in sella alla tua vespa, una domenica sera, in una marosticana deserta, a cinquanta all'ora o poco più, e guidi in centro strada, perchè non c'è nessuno e vuoi sentirti unico padrone di quella brezza calda, una delle ultime, che ti accarezza il viso compresso dal casco, e all'improvviso vedi un paio di fari rotondi, proprio un paio, e pensi che siano lontani e un secondo dopo ti sono a culo, e ti affiancano e ti urlano "..e alloraaa !? [una coppia lui alla guida, lei col dito medio all'insù] Impara a guidaree ! Impara a VIVEREE! ". Allora, solo allora, capisci che l'estate è finita.
E' finito il gusto di leggerezza che le goccie di sudore ti donano scendendoti dalle ascelle, è finito il sapore del vino bianco ghiacchiato, è finità l'ebbrezza di un tuffo nell'oceano o una doccia ghiacciata dopo una giornata intensa e bollente, è finita la beata stupidità e la benefica assenza di pensieri pesanti, è finità l'estate signori miei, devo impare a Vivere, me l'ha detto un pazzo incivile simpatico schizofrenico motociclista che portava a spasso la sua fidanzatina acida ignorante spiritata ridicola alle 23.30 di domenica sera, ad una velocità media superiore ai 100 km/h, e che per scopare sicuro, o guadagnarsi un pompino con risucchio, ha ben visto di prendersela con il sottoscritto e la sua docile vespa, e dare il benvenuto ad un 'sarà' breve autunno, che dichiarava fiero con la sua tuta termica scura, e guanti pesanti, e cervello appasito, foglia cadente.
Addio allora, Estate, grazie di esserci passata a trovare, ti rimpiangeremo per altri nove mesi, faremo crescere in noi il tuo desiderio come una madre cresce speranzosa la vita dentro il suo grembo, sicuri che nascerai ancora, nuova, leggera, calda e limpida.
Sicuri che in questo mondo malato e destinato allo scatafascio, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che ti ucciderà anzitempo, che urlerà odio ed idiozia, che inneggerà all'inverno, che non si farà commuovere o intenerire da un sorriso di risposta, da un divertito sorriso di compassione.
mercoledì 14 settembre 2011
SUDORE
Vorrei riposare ma non posso, e sudo.
Devo riposare, non trovo energie, ma mi sforzo, sudo.
Sudo nel goffo tentativo di salutarvi, celermente e occasionalmente, in questa pagina.
Sudo se penso che forse il post vuoto di 15 giorni fa l'ha capito solo Seba.
Stoccolma, il Portogallo, Vespirit to greece, non sudano, non sudavo.
Vicenza, il Veneto, l'ufficio, l'Orto, sudano, sudo.
Sudo davanti ad una pentola di minestrone che cucina in Settembre.
Sudo in cantiere mentre solidi muri crescono verso il sole.
Le bollette settembrine e le tasse mi fanno sudare (le palle).
La camicia bianca dopo un giorno di catering è molto, sudata.
Sudate sempre voi o solo durante la vita quotidiana ?
Sudate al pensiero che non avete mai ragionato sul sudore ?
L'estate non è finita, gente!, il sudore di questi giorni lo prova.
Le lenzuola non sanno di fresco riposo, hanno quello sporco consolatore, sudore.
Non si suda quando si sta bene, e si riposa, e c'è vento.
Non si può non sudare, invece, durante una fatica.
Dovremo proporre ai musicisti di sostituire il Su al Sol.
Do Re Mi Fa Su La Si, almeno anche la musica conterrebbe un poco di sudore !
Ma no, le note musicali non sudano, la vita! quella si che suda.
Sudore, umore acquoso, unità di misura di fatica o alterazione dell'equilibrio corporeo.
Sudare, facendo l'amore, eccezione eccezionale.
E' l'ultima speranza rimasta per credere in un mondo diverso.
Non abbandonarci, Estate.
Devo riposare, non trovo energie, ma mi sforzo, sudo.
Sudo nel goffo tentativo di salutarvi, celermente e occasionalmente, in questa pagina.
Sudo se penso che forse il post vuoto di 15 giorni fa l'ha capito solo Seba.
Stoccolma, il Portogallo, Vespirit to greece, non sudano, non sudavo.
Vicenza, il Veneto, l'ufficio, l'Orto, sudano, sudo.
Sudo davanti ad una pentola di minestrone che cucina in Settembre.
Sudo in cantiere mentre solidi muri crescono verso il sole.
Le bollette settembrine e le tasse mi fanno sudare (le palle).
La camicia bianca dopo un giorno di catering è molto, sudata.
Sudate sempre voi o solo durante la vita quotidiana ?
Sudate al pensiero che non avete mai ragionato sul sudore ?
L'estate non è finita, gente!, il sudore di questi giorni lo prova.
Le lenzuola non sanno di fresco riposo, hanno quello sporco consolatore, sudore.
Non si suda quando si sta bene, e si riposa, e c'è vento.
Non si può non sudare, invece, durante una fatica.
Dovremo proporre ai musicisti di sostituire il Su al Sol.
Do Re Mi Fa Su La Si, almeno anche la musica conterrebbe un poco di sudore !
Ma no, le note musicali non sudano, la vita! quella si che suda.
Sudore, umore acquoso, unità di misura di fatica o alterazione dell'equilibrio corporeo.
Sudare, facendo l'amore, eccezione eccezionale.
E' l'ultima speranza rimasta per credere in un mondo diverso.
Non abbandonarci, Estate.
giovedì 1 settembre 2011
domenica 21 agosto 2011
STOCCOLMA
Ancora pochi minuti e Stoccolma scivolerà sotto le ali di questo Boing 737 Ryanair diretto a Faro.
In questi ventiquattro giorni avrei potuto scrivere qualcosa, in forma di cronaca o racconto, qualcosa da rileggere quando sarò più grande, qualcosa che magari incuriosiva qualche accanito lettore di questo blog, se ce ne sono ancora, qualcosa di istruttivo che ho imparato dalla cultura nordica in quasi 2 mesi di permanenza saltuaria.
Ma i miei impegni lavorativi mi hanno svuotato energie ed idee, e poi dai non sono mai stato un giornalista o un reporter, e non ho mai voluto insegnare niente a nessuno, scrivo per raccontare qualcosa, trasmettere magari una qualche emozione nuova, donare input o comunicare qualche mio sentimento alla bellemmeglio, senzapretese.
E se tu stai leggendo queste righe è perchè ti aspetti qualcosa di diverso, nascosto tra le mie parole.
Stoccolma. A Stoccolma le nuvole corrono veloci, sembrano ridipingere di continuo un cielo color azzurro vero, portano acquazzoni e sbalzi di temperatura improvvisi, a Stoccolma le nuvole mi ricordano il cuore ed i sentimenti di una sedicenne bellissima che cambia fidanzatino ad ogni sorgere di nuova settimana.
Lungo le infinite rive di fiordo laghi e canali le persone si muovono ed espellono tossine e bruciano grassi e calorie di un'alimetazione pesante e troppo condita; corsa bicicletta pattini nordik walking piccole gocce di sudore ipod che tengono compagnia padri a spasso con passeggini di ogni sorta, si proprio padri, sguardi rigidi poco simpatici scampanellii e foglie che già iniziano a cadere.
Passeggiando nelle zone centrali sembra che il rumore del traffico sia meno rumoroso, si sentono le voci delle persone, l'inglese è perfetto lo svedese chiuso e incomprensibile ma i volti hanno occhi molteplici e le pelli diversi colori e tutti chiaccherano lavorano si muovono e fanno pure il bagno la domenica sulla stessa vasca idromassaggio della piscina pubblica.
A Stoccolma il caffè è buono, ci si deve abituare, ma poi crea dipendenza, ti riscalda dentro, accompagna una buona lettura sdraiati al sole sul parco o riempie un momento di solitudine e di assenza di pensieri, o faccende; guardare dentro una tazza di caffè fumante mi ricorda la pianura padana una domenica solitaria d'autunno inoltrato.
L'acqua ed le piante sono l'architettura della città, sono confine e limite di isole e strade, sono misura tra i luoghi e gli edifici, e questa misura è spesso dilatata, importante, per nulla veneziana, è una misura che si può respirare, quindi vivere, quindi si fà spazio, e diventa architettura.
Si può toccare con mano la serenità ed il senso civico, a Stoccolma, dai piccoli comportamenti alle grandi scelte sociali, immondizia, rispetto, pacatezza, non belligeranza, silenzio, puntualità, efficienza, continuo ?
Le persone a primo impatto non mi piacciono, sono marionette della città, bellezze statuarie maschili e femminili che stancano presto, o starebbero bene al museo delle cere, poco flessibili e sorridenti solo tra loro; me li immagino nel loro divano di design, essenziale e di tessuto chiaro, a bere mezzo bicchiere di vino importato perchè una bottiglia costa troppo, illuminati da una luce fioca che induce al sonno più che alla conversazione, coperti da quelle magliette a righe un poco smunte e quei jeans stretti a tal punto che sembrano voler rallentare la velocità del sangue, e forse le emozioni.
A Stoccolma ti colmi di grazia, ti accarezza la luce, vai a lezione di civiltà ed un poco odi l'Italia, ti perdi nel verde, non apri l'ombrello e sogni tolleranza e multirazzialità dietro le gocce nel vetro del tram, a Stoccolma ti manca l'Italia e capisci che la ami per altri motivi la tua terra, dagli occhi scuri e dai capelli mossi, dal vino buono e dal cielo forse un poco più grigio.
Vi ses, Stoccolma
In questi ventiquattro giorni avrei potuto scrivere qualcosa, in forma di cronaca o racconto, qualcosa da rileggere quando sarò più grande, qualcosa che magari incuriosiva qualche accanito lettore di questo blog, se ce ne sono ancora, qualcosa di istruttivo che ho imparato dalla cultura nordica in quasi 2 mesi di permanenza saltuaria.
Ma i miei impegni lavorativi mi hanno svuotato energie ed idee, e poi dai non sono mai stato un giornalista o un reporter, e non ho mai voluto insegnare niente a nessuno, scrivo per raccontare qualcosa, trasmettere magari una qualche emozione nuova, donare input o comunicare qualche mio sentimento alla bellemmeglio, senzapretese.
E se tu stai leggendo queste righe è perchè ti aspetti qualcosa di diverso, nascosto tra le mie parole.
Stoccolma. A Stoccolma le nuvole corrono veloci, sembrano ridipingere di continuo un cielo color azzurro vero, portano acquazzoni e sbalzi di temperatura improvvisi, a Stoccolma le nuvole mi ricordano il cuore ed i sentimenti di una sedicenne bellissima che cambia fidanzatino ad ogni sorgere di nuova settimana.
Lungo le infinite rive di fiordo laghi e canali le persone si muovono ed espellono tossine e bruciano grassi e calorie di un'alimetazione pesante e troppo condita; corsa bicicletta pattini nordik walking piccole gocce di sudore ipod che tengono compagnia padri a spasso con passeggini di ogni sorta, si proprio padri, sguardi rigidi poco simpatici scampanellii e foglie che già iniziano a cadere.
Passeggiando nelle zone centrali sembra che il rumore del traffico sia meno rumoroso, si sentono le voci delle persone, l'inglese è perfetto lo svedese chiuso e incomprensibile ma i volti hanno occhi molteplici e le pelli diversi colori e tutti chiaccherano lavorano si muovono e fanno pure il bagno la domenica sulla stessa vasca idromassaggio della piscina pubblica.
A Stoccolma il caffè è buono, ci si deve abituare, ma poi crea dipendenza, ti riscalda dentro, accompagna una buona lettura sdraiati al sole sul parco o riempie un momento di solitudine e di assenza di pensieri, o faccende; guardare dentro una tazza di caffè fumante mi ricorda la pianura padana una domenica solitaria d'autunno inoltrato.
L'acqua ed le piante sono l'architettura della città, sono confine e limite di isole e strade, sono misura tra i luoghi e gli edifici, e questa misura è spesso dilatata, importante, per nulla veneziana, è una misura che si può respirare, quindi vivere, quindi si fà spazio, e diventa architettura.
Si può toccare con mano la serenità ed il senso civico, a Stoccolma, dai piccoli comportamenti alle grandi scelte sociali, immondizia, rispetto, pacatezza, non belligeranza, silenzio, puntualità, efficienza, continuo ?
Le persone a primo impatto non mi piacciono, sono marionette della città, bellezze statuarie maschili e femminili che stancano presto, o starebbero bene al museo delle cere, poco flessibili e sorridenti solo tra loro; me li immagino nel loro divano di design, essenziale e di tessuto chiaro, a bere mezzo bicchiere di vino importato perchè una bottiglia costa troppo, illuminati da una luce fioca che induce al sonno più che alla conversazione, coperti da quelle magliette a righe un poco smunte e quei jeans stretti a tal punto che sembrano voler rallentare la velocità del sangue, e forse le emozioni.
A Stoccolma ti colmi di grazia, ti accarezza la luce, vai a lezione di civiltà ed un poco odi l'Italia, ti perdi nel verde, non apri l'ombrello e sogni tolleranza e multirazzialità dietro le gocce nel vetro del tram, a Stoccolma ti manca l'Italia e capisci che la ami per altri motivi la tua terra, dagli occhi scuri e dai capelli mossi, dal vino buono e dal cielo forse un poco più grigio.
Vi ses, Stoccolma
mercoledì 17 agosto 2011
GLOSSARY OF PEOPLE
A compie 50 anni tra due giorni, è stempiato, porta occhiali squadrati anni 80, non ha moglie ne figli, segue il milan alla tv con gli amici tra una birra e una pizza al sapore di cartone, fa il ragioniere da una vita.
B è sorella di A, ha due guance rosse e paffute, ispira simpatia ma non dice una parola, ha passato da poco i quaranta, è disoccupata, non è sportiva a vedere dalla dimensione delle chiappe, ama il salmone e non sa se qualcuno finora l'avrà mai amata.
C guarda B con la coda dell'occhio, forse le piace, o forse sta pensando a come dovrà dimensionare la trave portante del prossimo ufficio postale che progetterà, o forse pensa al figlio giovane che sarà in vacanza con l'ex moglie, o forse pensa che se non mangia una mentina e si toglie l'odore all'alito non bacierà ne B ne nessun'altra in vita sua.
D adora scopare, si tiene in allenamento da una vita, cattura le proprie prede grazie al fascino del suo camice bianco a lavoro, ama il franciacorta, nasconde la tristezza dietro chili di trucco e denti bianchi ma sgangherati, è simpatica, è sola, ha 38 anni.
E sogna il culetto sodo di D, è una lei da 45 anni, colta, lavora nel mondo della cultura, vive nei boschi, non ha computer, crede in valori antichi, è scorbutica e la madre le prepara il caffè ogni mattina quando si alza.
F parla uno di quei dialetti caorlotti stretti, F parla, parla, racconta dell'ex marito scappato con una bionda, parla dei suoi 57 anni, del suo istruttore di palestra, del suo stipendio alto, della barca, della sua casa enorme che con i figli prossimi all'università rimarrà vuota, F parla, troppo.
G ascolta, e sorride non si sa di cosa, volano i pensieri di G, volano alla sua ex fidanzata russa, o all'attuale estone, o ai suoi calvi 54 anni, alla sua morbosità sessuale sempre presente tra le sue parole, ai suoi cani parcheggiati dai genitori, al divano sudicio, all'armadio in disordine, alla sua solitudine mascherata.
H guida il tram n.7, ha occhi orientali ma carnagione nordica, sbuffa per le troppe persone in fila, fatica a stare seduta in quel suo sedile per colpa di quei 120 kg.,non sorride mai, pensa al suo hamburger confezionato che la aspetta nel frigo di casa, e a che salsa usare nella prossima cena.
I colleziona fumetti, lavora 12 ore al giorno nel suo piccolo ufficio stracolmo di carte, ha 43 anni, è alto poco più di un metro e cinquanta, incredibilmente sommerso dai brufoli, mangia poche cose, è debole e si spaventa ai cambi repentini di temperatura.
L parla con I e non si capacita, lei con gli anni ha passato i 50 ma tiene energia da vendere, mangia beve canta suona viaggia ama scopa piange lavora urla, affronta la vita a seno nudo, non si tinge i capelli e ha le unghie malcurate, abita al 14° piano di una palazzina di periferia di una grossa città e poche volte vede il cielo azzurro.
M è giovane, forse il più giovane, spavaldo e spigliato, M vede senza farsi scoprire, M sente ma facendo finta di non ascoltare, M non racconta nulla di sè, ma solo dei posti dove è stato, di ciò che fa, di ciò che forse farà, ha capelli già grigi e profondi occhi scuri, il suo cane, maschio, si chiama Madre.
N abita mondi interiori lontani ed impervi, ha il viso quasi sfigurato ed un corpo goffo, si lascia scappare ad intervalli un'intelligenza superiore, ritaglia il mondo con la sua polaroid, non è di compagnia ma chiacchera spesso con M, a quarantesette anni non ha mai fatto l'amore, almeno non di sua spontanea volontà.
O viaggia da una vita e cerca baci nel mondo, tra piazze vie e palazzi, il lavoro in banca le permette una vita sregolata nonostante 65 anni inizino a pesarle sulla curva della schiena, la credenza di casa sua, un paesino della bassa padana, conserva più di cento foto in miniatura del marito scomparso, tutte rigorosamente prive di un sol filo di polvere.
P è un uomo, ma vorrebbe esser stato donna, P odia la luce ma non è che il buio lo soddisfi, P aveva scelto di ripartire dopo una grossa fregatura ma poi a pensato che il perdono è cosa buona e la fregatura se l'è sposata, P non lo sa, che strada prendere nella sua vita, e passeggia all'indietro, come quei gamberi che forse gli piacciono più del pollo alla brace, forse.
Q da quel suo passeggino osserva il mondo con occhi troppi maturi, se qualcuno in metrò lo saluta, lui volta altrove lo sguardo, porta occhiali rotondi e alla moda, una coperta a nascondere il sogno di due gambe normali, e due cuffie enormi che suonano del blues a tutto volume.
R ha una casa bella nella capitale, una macchina bella nella capitale, una televisione a 64 pollici e un telefonino di ultima generazione, porta benissimo i suoi 58 anni e le camicie colorate che indossano trasmettono allegria, R non rutta dopo aver digerito ma volta lievemente la testa, R si masturbada solo tutte le sere, e tutte le sere piange senza lacrime la sua carriera ed i suoi quattrini.
S prega il buon dio che R la noti e la guardi alemno per un minuto, prega di non parlare a voce troppo alta come sempre, prega che non gli scappi una di quelle sue risate inascoltabili, R suona il triangolo nell'orchestra di paese, scrive articoli per il giornale parrocchiale da quando aveva 14 anni, e dopo 30 anni non ha ancora deciso di farsi suora.
T cucina per passione e per lavoro, cucina piatti incredibili e cucina la sopportazione dei suoi amici e conoscenti, racconta a qualche collega oca delle sue conquiste sentimentali grazie ai suoi mitici piatti, racconta delle notti folli e dei cafè bollenti le mattine seguenti, T ha 54 anni, non ha figli, nè fratelli, ne ha mai avuto mariti o fidanzati.
U ha paura di rimanere a casa da solo quando padre e madre salgono sul pulmann della vacanza estiva per over80, adora i suoi cani e le partite alla playstation con i vecchi amici, porta scarpe grosse e camice a quadri a coprire quel suo metro e novantacinque centimentri, fa l'amore pagando, perchè così riesce a controllare sentimenti ed emozioni, delle quali ha chiaramente paura.
V ha perso due figli in un incidente stradale, la moglie è scappata con un giovane imprenditore, di giorno controlla il funzionamento meccanico di oggetti per la casa in una catena di montaggio, si accontenta di uno stipendio che non supera i 1050 euro, di sera parla di se a viso scoperto, bevendo un bicchiere di rosso, e guarda il mondo con occhi buoni.
Z è dolce e si muove con lentezza, è in pensione da qualche mese, ha visto sorgere il sole nel deserto e il tramonto in patagonia, Z sussura nell'orecchio di M che le piacerebbe, prima o poi, trovare la sua anima gemella, e sorriderle, e prenderla per mano, e provare, almeno una volta, felicità.
nb. ogni riferimento a fatti cose e persone è puramente causale.
Ascoltate e pensate a Q, ma anche un poco a tutti gli altri.
B è sorella di A, ha due guance rosse e paffute, ispira simpatia ma non dice una parola, ha passato da poco i quaranta, è disoccupata, non è sportiva a vedere dalla dimensione delle chiappe, ama il salmone e non sa se qualcuno finora l'avrà mai amata.
C guarda B con la coda dell'occhio, forse le piace, o forse sta pensando a come dovrà dimensionare la trave portante del prossimo ufficio postale che progetterà, o forse pensa al figlio giovane che sarà in vacanza con l'ex moglie, o forse pensa che se non mangia una mentina e si toglie l'odore all'alito non bacierà ne B ne nessun'altra in vita sua.
D adora scopare, si tiene in allenamento da una vita, cattura le proprie prede grazie al fascino del suo camice bianco a lavoro, ama il franciacorta, nasconde la tristezza dietro chili di trucco e denti bianchi ma sgangherati, è simpatica, è sola, ha 38 anni.
E sogna il culetto sodo di D, è una lei da 45 anni, colta, lavora nel mondo della cultura, vive nei boschi, non ha computer, crede in valori antichi, è scorbutica e la madre le prepara il caffè ogni mattina quando si alza.
F parla uno di quei dialetti caorlotti stretti, F parla, parla, racconta dell'ex marito scappato con una bionda, parla dei suoi 57 anni, del suo istruttore di palestra, del suo stipendio alto, della barca, della sua casa enorme che con i figli prossimi all'università rimarrà vuota, F parla, troppo.
G ascolta, e sorride non si sa di cosa, volano i pensieri di G, volano alla sua ex fidanzata russa, o all'attuale estone, o ai suoi calvi 54 anni, alla sua morbosità sessuale sempre presente tra le sue parole, ai suoi cani parcheggiati dai genitori, al divano sudicio, all'armadio in disordine, alla sua solitudine mascherata.
H guida il tram n.7, ha occhi orientali ma carnagione nordica, sbuffa per le troppe persone in fila, fatica a stare seduta in quel suo sedile per colpa di quei 120 kg.,non sorride mai, pensa al suo hamburger confezionato che la aspetta nel frigo di casa, e a che salsa usare nella prossima cena.
I colleziona fumetti, lavora 12 ore al giorno nel suo piccolo ufficio stracolmo di carte, ha 43 anni, è alto poco più di un metro e cinquanta, incredibilmente sommerso dai brufoli, mangia poche cose, è debole e si spaventa ai cambi repentini di temperatura.
L parla con I e non si capacita, lei con gli anni ha passato i 50 ma tiene energia da vendere, mangia beve canta suona viaggia ama scopa piange lavora urla, affronta la vita a seno nudo, non si tinge i capelli e ha le unghie malcurate, abita al 14° piano di una palazzina di periferia di una grossa città e poche volte vede il cielo azzurro.
M è giovane, forse il più giovane, spavaldo e spigliato, M vede senza farsi scoprire, M sente ma facendo finta di non ascoltare, M non racconta nulla di sè, ma solo dei posti dove è stato, di ciò che fa, di ciò che forse farà, ha capelli già grigi e profondi occhi scuri, il suo cane, maschio, si chiama Madre.
N abita mondi interiori lontani ed impervi, ha il viso quasi sfigurato ed un corpo goffo, si lascia scappare ad intervalli un'intelligenza superiore, ritaglia il mondo con la sua polaroid, non è di compagnia ma chiacchera spesso con M, a quarantesette anni non ha mai fatto l'amore, almeno non di sua spontanea volontà.
O viaggia da una vita e cerca baci nel mondo, tra piazze vie e palazzi, il lavoro in banca le permette una vita sregolata nonostante 65 anni inizino a pesarle sulla curva della schiena, la credenza di casa sua, un paesino della bassa padana, conserva più di cento foto in miniatura del marito scomparso, tutte rigorosamente prive di un sol filo di polvere.
P è un uomo, ma vorrebbe esser stato donna, P odia la luce ma non è che il buio lo soddisfi, P aveva scelto di ripartire dopo una grossa fregatura ma poi a pensato che il perdono è cosa buona e la fregatura se l'è sposata, P non lo sa, che strada prendere nella sua vita, e passeggia all'indietro, come quei gamberi che forse gli piacciono più del pollo alla brace, forse.
Q da quel suo passeggino osserva il mondo con occhi troppi maturi, se qualcuno in metrò lo saluta, lui volta altrove lo sguardo, porta occhiali rotondi e alla moda, una coperta a nascondere il sogno di due gambe normali, e due cuffie enormi che suonano del blues a tutto volume.
R ha una casa bella nella capitale, una macchina bella nella capitale, una televisione a 64 pollici e un telefonino di ultima generazione, porta benissimo i suoi 58 anni e le camicie colorate che indossano trasmettono allegria, R non rutta dopo aver digerito ma volta lievemente la testa, R si masturbada solo tutte le sere, e tutte le sere piange senza lacrime la sua carriera ed i suoi quattrini.
S prega il buon dio che R la noti e la guardi alemno per un minuto, prega di non parlare a voce troppo alta come sempre, prega che non gli scappi una di quelle sue risate inascoltabili, R suona il triangolo nell'orchestra di paese, scrive articoli per il giornale parrocchiale da quando aveva 14 anni, e dopo 30 anni non ha ancora deciso di farsi suora.
T cucina per passione e per lavoro, cucina piatti incredibili e cucina la sopportazione dei suoi amici e conoscenti, racconta a qualche collega oca delle sue conquiste sentimentali grazie ai suoi mitici piatti, racconta delle notti folli e dei cafè bollenti le mattine seguenti, T ha 54 anni, non ha figli, nè fratelli, ne ha mai avuto mariti o fidanzati.
U ha paura di rimanere a casa da solo quando padre e madre salgono sul pulmann della vacanza estiva per over80, adora i suoi cani e le partite alla playstation con i vecchi amici, porta scarpe grosse e camice a quadri a coprire quel suo metro e novantacinque centimentri, fa l'amore pagando, perchè così riesce a controllare sentimenti ed emozioni, delle quali ha chiaramente paura.
V ha perso due figli in un incidente stradale, la moglie è scappata con un giovane imprenditore, di giorno controlla il funzionamento meccanico di oggetti per la casa in una catena di montaggio, si accontenta di uno stipendio che non supera i 1050 euro, di sera parla di se a viso scoperto, bevendo un bicchiere di rosso, e guarda il mondo con occhi buoni.
Z è dolce e si muove con lentezza, è in pensione da qualche mese, ha visto sorgere il sole nel deserto e il tramonto in patagonia, Z sussura nell'orecchio di M che le piacerebbe, prima o poi, trovare la sua anima gemella, e sorriderle, e prenderla per mano, e provare, almeno una volta, felicità.
nb. ogni riferimento a fatti cose e persone è puramente causale.
Ascoltate e pensate a Q, ma anche un poco a tutti gli altri.
mercoledì 10 agosto 2011
UN BIANCO, SUBITO
Piove, cazzo Come piove, e Cazzo, come ha piovuto, oggi, a Stoccolma.
Siamo rientrati, non tutti (qualche eroe nel gruppo c'è sempre,)anzitempo in hotel.
Doccia, sauna doppia, ri-doccia bollente e prolungata, e,finalmente, un bianco subito.
Oggi è la mia personale Giornata Liquida.
Stoccolma persempre conta circa un terzo della sua superficie terrestre in acqua, oggi tutta la sua superficie celeste è acqua, e buona parte del mio corpo, del tuo corpo, è acqua.
Liquido, liquido ovunque. Così ho deciso che anche la mia gola e la mia mente e la mia anima oggi dovessero essere liquidi, fino in fondo, fino a rasentare l'estremo.
Un bianco, subito. Grazie.
Sostiamo, in disequilibrio
balla danza muove, si muove
su di una liquida superficie
una spalla, fragile
sospeso su noi, osserva
che mima
un gabbiano
l'aeroplano
nuvole cariche di
scarna secca, ha fame
liquida pioggia
di vita viva
che vuole, farci,
bagnata,
nuotare
dentro.
domenica 7 agosto 2011
SALVE
Tintinnando, come grosse goccie di pioggia che, annunciano, un arrivo, delle mele appena raccolte dall'erba di Djurgarden, e gettate, su di una vecchia carriola, mi, risvegliano.

Salve. Salve, come state ?
Io non sto. Non sto, ma sto bene, peso qualche chilo di più del mese scorso -qui si mangia decisamente grasso, e si beve troppa birra-, ho il naso rosso -il sole del nord, brucia-, sono sempre più stanco -mi addormento mediamente tra le 22 e le 23-, e ho scoperto che adoro il succo di mela -100% mela biologica, null'altro-.
Salve. Salve, dove eravamo rimasti ?
Io non ricordo. Non ricordo, ma ricorderò, ricorderò del viaggio in grecia di giungo -che mi pare così lontano, e che devo ancora assorbire-, ricorderò di quando piangevo senza bagnare le guance -spesso, negli ultimi 3 anni-, ricorderò di quel giovedì notte prima di partire -una grande fatica-, ricorderò, mi ricorderò di voi, di te.
Salve. Salve, cosa pensate a riguardo della frequenza ?
Io non penso. Non penso che esista una frequenza, una -frequenza per l'esprimersi, per lo scrivere, per l'amare, per il bere-, non penso che la frequenza su cui collegarsi per ascoltare la musica della serenità sia la stessa in tutto il globo, non penso neanche che la frequenza regoli magie naturali come le onde -o almeno non ci voglio credere-, non penso non voglio pensare no nella vita le cose non accadono secondo una frequenza.
Salve. Salve, sapete chi è Patrick ?
Io non lo so. Io non so chi è Patrick, anche se ogni volta che esco dalla porta dell'ascensore e passo davanti la reception lui mi saluta con rispetto e profondità -e con quel suo inglese tanto perfetto quanto a me incomprensibile-, e non so chi è Patrick come lui non sa chi sono io -eppure è la persona che vedo più spesso negli ultimi dieci giorni e mi pare oramai quasi di conoscerlo-, io non so chi siete voi -che mi leggete, mi commentate, mi stimolate, mi odiate, mi stimate, mi deridete, mi snobbate, mi aspettate, mi cercate, mi chiamate, mi usate, mi amate, mi pensate, mi sgridate, mi umiliate, mi svuotate-, io non so se voi sapete chi sono io.
Salve.
Salve.
Salve.

Salve. Salve, come state ?
Io non sto. Non sto, ma sto bene, peso qualche chilo di più del mese scorso -qui si mangia decisamente grasso, e si beve troppa birra-, ho il naso rosso -il sole del nord, brucia-, sono sempre più stanco -mi addormento mediamente tra le 22 e le 23-, e ho scoperto che adoro il succo di mela -100% mela biologica, null'altro-.
Salve. Salve, dove eravamo rimasti ?
Io non ricordo. Non ricordo, ma ricorderò, ricorderò del viaggio in grecia di giungo -che mi pare così lontano, e che devo ancora assorbire-, ricorderò di quando piangevo senza bagnare le guance -spesso, negli ultimi 3 anni-, ricorderò di quel giovedì notte prima di partire -una grande fatica-, ricorderò, mi ricorderò di voi, di te.
Salve. Salve, cosa pensate a riguardo della frequenza ?
Io non penso. Non penso che esista una frequenza, una -frequenza per l'esprimersi, per lo scrivere, per l'amare, per il bere-, non penso che la frequenza su cui collegarsi per ascoltare la musica della serenità sia la stessa in tutto il globo, non penso neanche che la frequenza regoli magie naturali come le onde -o almeno non ci voglio credere-, non penso non voglio pensare no nella vita le cose non accadono secondo una frequenza.
Salve. Salve, sapete chi è Patrick ?
Io non lo so. Io non so chi è Patrick, anche se ogni volta che esco dalla porta dell'ascensore e passo davanti la reception lui mi saluta con rispetto e profondità -e con quel suo inglese tanto perfetto quanto a me incomprensibile-, e non so chi è Patrick come lui non sa chi sono io -eppure è la persona che vedo più spesso negli ultimi dieci giorni e mi pare oramai quasi di conoscerlo-, io non so chi siete voi -che mi leggete, mi commentate, mi stimolate, mi odiate, mi stimate, mi deridete, mi snobbate, mi aspettate, mi cercate, mi chiamate, mi usate, mi amate, mi pensate, mi sgridate, mi umiliate, mi svuotate-, io non so se voi sapete chi sono io.
Salve.
Salve.
Salve.
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