martedì 29 maggio 2012

IL GIGANTE E IL MAGO \ R3

"..io richiederei, se fosse possibile, un racconto vero ed uno inventato. scopo del gioco per il lettore è capire quale dei due è veramente falso.."

IL GIGANTE
Il signor Karlsten abita in un grazioso quartiere di un grazioso paese di un grazioso stato di una graziosa terra del nord Europa. Attorno a lui tutto è grazioso. L'abat-jour alla finestra della cucina del piano terra, che si affaccia al cortile pubblico e non si nasconde dietro egoistiche tende, è grazioso. La bicicletta nera con sella e manubri rivestiti in cuoio, parcheggiata fuori la porta, e assicurata da un semplice lock, è graziosa. La strana colonna color verde bottiglia che si erge per un metro appena sopra la piazzetta comune alle residenze, e che racogglie pneumaticamente la spazzatura riciclabile, è graziosa. Sua moglie, è graziosa, con quei lunghi capelli biondi gli occhi verde smeraldo la camicetta a righe verticali sottili sottili e un sedere talmente grande che a fatica passa la soglia di casa. Il signor Karlsten abita una vita graziosa, perfetta quasi, invidiabile, ecologica, sostenibile, eonomicamente equlibrata, eppure, non riesce più ad uscire di casa. E' diventanto gigante. Gigante. Sorpassa con tranquillità i due metri, il suo peso non ci è concesso di conoscere, ha braccia gonfie piene di muscoli con i quali in gioventù pescava aringhe con l'equipaggio della 'LilleP', i polpacci sembrano grossi salami di renna. Il signor Karlsten è consapevole della sua condizione particolare ma sfortunata, non si piange addosso, e sebbene sia chiaro a noi tutti che morirà senza più conoscere alcun centimetro del mondo, è felice perchè ha trovato la sua nuova strada, il suo progetto da donare all'umantità intera. Il signor Karlsten scriverà fiabe per giganti. Fiabe, per giganti.

IL MAGO
Sono le 4.40, la sveglia sul comodino suona ripetutamente da una decina di minuti. Non è possibile neanche posporla, è una sveglia di una camera d'albergo. Sul letto poco distante, immersa nel bianco candido e profumato delle lenzuola, una donna. Al suo fianco, un cuscino, vuoto. Al suo fianco, un posto, vuoto. Non si capisce ancora se il posto è vuoto perchè nella sua vita non c'è anima gemella o compagno d'avventure che sia, oppure se è vuoto perchè l'albergo ha scelto letti matrimoniali anche per le stanze twin. Non ci è concesso saperlo, ma, a veder bene quell'intorcigliamento di seta e piuma, a capire quella posizione di gambe che allungandosi sulla diagonale cercano.. cercano, a veder bene insomma mica ci si capisce nulla. E intanto, la sveglia suona. E la terra trema. E il mondo si desta, si alza, in pigiama, scende le scale si rifugia sotto una trave presunta, esce al parcheggio con i piedi scalzi che baciano un fresco asfalto appena colorato, urla disperazione, chiama i figli al cellulare, vede la terra aprirsi ai suoi piedi, le statue cadere, il lavoro finire e seppellire; il mondo dimentica l'amore per aprire le porte alla paura. E lei, con un'aquilone tatuato sul fianco, si rigira tranquilla e pacifica su se stessa, e dorme, beatamente. Ma tutt'un tratto qualcosa di improvviso le toglie il sonno ed i sogni. Apre gli occhi d'impulso, un battito troppo forte le squarcia il petto, si guarda attorno, capisce, suda, in silenzio, si mette seduta. E volta piano, lo sguardo, di lato. E' li, anche se nessuno l'ha visto, con un papillon rosso al collo, gli occhi chiusi, una buffa camicia d'argento e un profumo di sambuco che inebria lo spirito, lì c'è il Mago. Il Mago è al suo fianco, e può tremare la terra, suonare la sveglia,può esser presto o può esser tardi, può tutto, ma il Mago c'è. E dorme beato, al suo fianco.

Dedicato a tutti quelli che, oggi, ma anche ieri e domani, si senton perduti, e han bisogno di fiabe, amore e magia. Per continuare, per ripartire. Ta daaaaa !!!

Rip.
Sentite, facciamo un gioco, da oggi al giorno prima dell'epilogo.
Passiamo alle domande finali, alle richieste, come a fine lezione, un momento di partecipazione.
Chiedetemi qualcosa. Un pensiero, una storia, una canzone, un argomento, un punto di vista.
Mi piacerebbe parlare di qualcosa che stia a cuore a voi, prima di salutarvi.
Ci conto.

VISTA-TATTO-UDITO-OLFATTO-GUSTO un anno dopo \ R2

"...post morte e post resurrezione, e post altre richieste più importanti, un vista-tatto-udito-olfatto "un anno dopo", magari a conclusione di tutto!..."

Non chiudo, ma ri-apro, dopo un mese di silenzio, dovuto all'Europa, ai miei impegni, a me e a lei. Imput stimolante e leggero.


VISTA
Biciclette, ovunque, biciclette. Ingorghi a semafori negli orari di punta, di biciclette. Parcheggi a due piani, di biciclette. Biciclette a 3 ruote, biciclette con portabimbi, portapacchi, impianti stereo. Negozi di biciclette nuove od usate, ogni altro incrocio. Una società diversa, ho visto una società che crede in futuro diverso, possibile, attuabile, economico, salutare, ecologico, sociale. Di cui mi piacerebbe far parte, da qui. Ho visto, biciclette.
TATTO
Vento del nord che sferza e si incunea fra, le mie poche rughe. Vento forte che perdura, non conosce sosta o limite, come il nostro maestrale. Vento di nord che tocca, tatta, guance mani labbra, sopracciglia. Vento che secca, crepa, spazza, soffia. Ho toccato, anzi, sono stato toccato, seccato, da Vento.

UDITO
Si muovono da sole, le mie spalle, a mossette. Boney M sa muovermi, passa dalle mie orecchie e scuote dentro. Prima il sistema uditivo, poi l'intestino, i ricordi, i muscoli. Ho udito, godendo e gioendo, Rasputin. Salto, ascolto, sorrido, tendo l'orecchio.

OLFATTO
La mia casa pulita, pulita da mia madre. Il profumo, forse odore, sicuramente estraneo al nostro olfatto, di un dopo. Passa una mano di madre, e toglie. Pulisce forse, forse rovina. Destabilizza l'olfatto. Albergo, ho sentito profumo, puzza, d'albergo.

GUSTO
Semplicità, intensità. Pane al nero di seppia, fatto in casa con mani e polpastrelli, senza forze meccaniche o elettriche. Sugo al pomodoro appena stufato, materia prima dell'orto, olio buono, spezie selezionate. Desiderio d'estate. Ho gustato un desiderio.
 
Rip.
Sentite, facciamo un gioco, da oggi al giorno prima dell'epilogo.
Passiamo alle domande finali, alle richieste, come a fine lezione, un momento di partecipazione.
Chiedetemi qualcosa. Un pensiero, una storia, una canzone, un argomento, un punto di vista.
Mi piacerebbe parlare di qualcosa che stia a cuore a voi, prima di salutarvi.
Ci conto.

giovedì 26 aprile 2012

IMMAGINO UNA GIOIA / R1

"... chiudi gli occhi ed immagina una gioia, nicola. ecco la mia richiesta! "
Prima richiesta del "gioco" che ho lanciato. 
Ci provo, giocare, e donare, mi diverte. Adesso, immagino una gioia.


Giro velocemente la testa, la fronte sembra rimanere immobile, ma gli occhi volano. Un bambino corre goffo verso il mare, la spiaggia non è profonda, in lontanza vedo una canna da pesca infilata nella sabbia, sola. E' mio figlio, così mi pare di ricordare, ho un brevissimo e inatteso vuoto di memoria. Il sole non bolle, ma la mia pelle è scura, forse siamo già in estate, o meglio in primavera inoltrata. Nel loro correre, anzi, rincorrere, gli occhi trovano nell'ordine: una pagina di libro sfocata, un caldo colore naturale, un infisso di legno grezzo, un 'muro' di macchia mediterranea, la sabbia, mio figlio che corre, la schiuma del mare, il mare. Nel loro tornare, i miei occhi trovano: mio figlio che nuota, il mare, la schiuma del mare, la sabbia, un infisso di legno grezzo, una forma di vetro che pare un bicchiere, una sedia vuota. Provo a ricordare, il tempo sembra passare lento, ma forse no, non capisco. Mi scappa un sorriso, sento di avere una ragione ma i ricordi per un attimo sono svaniti. Quella sedia, scostata, come si fosse appena alzato qualcuno. C'è un altra persona nella mia vita ? Un genitore, un nonno, un amico, una metà ? Rido ancora, il libro che ho posato sul tavolo è di John Steinbeck, "In viaggio con Charlie", ed è macchiato di vino rosso. Ma non era estate ?  Di solito con il caldo bevo un bicchiere di bianco, o di succo di albicocca. La mia pelle è giovane, per dio, non raggiungo i trentacinque. Non ricordo, cazzo, non ricordo. Ah ah ah, incredibile, anzi, credibile. Mi guardo il seno, sotto la maglietta leggera. Nicola. Nicola, ecco ! Nicola, dov'è ?




Rip.
Sentite, facciamo un gioco, da oggi al giorno prima dell'epilogo.
Passiamo alle domande finali, alle richieste, come a fine lezione, un momento di partecipazione.
Chiedetemi qualcosa. Un pensiero, una storia, una canzone, un argomento, un punto di vista.
Mi piacerebbe parlare di qualcosa che stia a cuore a voi, prima di salutarvi.
Ci conto.


giovedì 19 aprile 2012

RIPOSARE

Le parole sono importanti.
Dentro a 'riposare' c'è una forza, il 'ri(re)', e c'è un verbo, posare. Riposare è il rafforzativo di Posare, poggiare. Riposare significa poggiare su qualcosa, scaricare, stare in quiete grazie al supporto di un terzo elemento, non detto, non visto, non contenuto nella parola.
Adoro la parola riposare e le attribuisco un valore immenso. E non ne voglio abusare, ne verbalmente ne realmente. Nonpossoriposare deriva anche e sopratutto da riposare.
Le parole sono importanti.
Riposare non è un'azione solitaria, per riposare bisogna almeno essere in due. Tu che vuoi 'posare' e lui o lei su cui poserai. Tu e il grembo materno, primo poggio di tutti. Tu e la terra, dove i tuoi piccoli piedi hanno provato il primo grande piacere fisico, l'equlibrio, la cui ricerca condizionerà tutto il resto dei tuoi giorni. Tu e un letto, e poi il sonno. Tu e l'acqua. Tu e la sabbia. Tu e un divano in una casa polverosa e piena d'amici di università. Tu e i seni di lei. Tu e il petto di lui. Tu e il sedile della tua auto in viaggio nel mezzo di una terra del sud, o tra vette dolomitiche, alle prime ore del mattino.
Io e il vento, che bacerà le mie ceneri, quando rimarremo soli, io e lui.
Posare, poggiare, è azione di coppia, tacita, silenziosa, lenta, rigenerante, poetica. Come le labbra di Sonny Boy, che poggiava sulla sua armonica tutta la grazia immaginabile.
La poesia di una parola può essere infinita. Peccato sarebbe sprecarla, dura troppo poco questa vita per permettersi di sprecare.
Voglio riposare, in tutti i significati possibili, o forse nell'unico importante. Mi accontento di qualche mese, non meno, magari di più, ma sarebbe già molto. Dovrò aspettare, luglio, forse ottobre, forse le prossime foglie gialle o chissà, quando.




Sentite, facciamo un gioco, da oggi al giorno prima dell'epilogo.
Passiamo alle domande finali, alle richieste, come a fine lezione, un momento di partecipazione.
Chiedetemi qualcosa. Un pensiero, una storia, una canzone, un argomento, un punto di vista.
Mi piacerebbe parlare di qualcosa che stia a cuore a voi, prima di salutarvi.
Ci conto.

domenica 8 aprile 2012

GIOIA GIOIA GIOIA !

"La resurrezione di cristo ci insegna che non bisogna essere schiacciati dalla paura della morte, ci dona la speranza. Oggi è un giorno di non paura, oggi è un giorno di speranza, oggi è un giorno di vita, di gioia."
Grazie al sacerdote sardo che stamattina in una piccola chiesa dell'ogliastra baciata dal maestrale, ha trasmesso il miglior augurio pasquale possibile, per credenti e non. Gioia ! Gioia ! Gioia !




martedì 3 aprile 2012

UNA FINE

"Nulla si crea, nulla di distrugge, tutto si trasforma."



Questo blog compirà 1000 giorni mille il prossimo 5 luglio, e in quella data cesserà di avere vita.
Non si cancellerà, a meno che il web non lo decida, ma non scriverò più, almeno non qui.
Ho deciso una fine, con molta semplicità, una data rotonda.
Ci sono troppe cose che voglio scrivere e raccontare, ogni giorno, ogni giorno desidero dare una forma,  costruire un luogo ai miei pensieri. Ma più desidero e meno scrivo. Più imput arrivano e meno la mia mano schiaccia questi quadratini grigi con lettere dipinte. Sto implodendo.  Ho deciso una fine.
Servono nuovi progetti, nuovi mezzi, nuove idee, nuove scommesse.
Curiosavo tra le stastiche del blog, da quell'ormai lontano 9 ottobre più di venti visite al giorno, un onore, ma la forma del diagramma di visualizzazione è simile ad una montagna con un piccolo altopiano al posto della cima. Un anno fa eravamo sulla vetta, ora camminiamo alla base, le ultime colline e poi la pianura. E' stata la rivelazione. La decisione. Appena si arriva in pianura si chiude, e manca poco. Ci sono fin troppe pianure nella mia vita, altre non le accetterei.
Vorrei ancora gioire con voi per un piatto di pesce mangiato al sole della mia finestra nel primo weekend di primavera, condividere la sensazione di vuoto che ho provato alla fine di 1Q84, mostrarvi un'istantanea di tutti i viaggi che mi aspettano fortunatamente fino a settembre, raccontarvi delle grandi cuffie che portava ieri sera quel ragazzo giapponese seduto fronte a me in treno.
Manca poco, ma qualcosa spero di potervi ancora regalare. Purtroppo nei miei mari soffia tantissimo vento, ma non riesco a decidere una rotta, una ne servirebbe, e allora quei venti sarebbero favorevoli. Per ora, sono in loro balia, movimento tanto, destinazioni nessuna.
Oggi mi sono autoimposto una fine. Entro quella data, vorrei trovare una meta, senza troppe pretese, ma una meta mi serve, e quindi una rotta. Poi, vi comunicherò qualche dettaglio.
Intanto grazie a tutti e a tutto.

"...Ma era troppo stanca. E poi non aveva l'abbigliamento adatto a sedurre un uomo. Era senza trucco, portava sneakers e il borsone da ginnastica. ' Tornerò a casa, stapperò una bottiglia di vino rosso, mi masturberò e poi andrò a dormire, -pensò.- E' la cosa migliore. Ed eviterò di pensare alla luna.' ..."
H.M.





mercoledì 21 marzo 2012

SBOCCIARE

Saranno le prime due sere primaverili, saranno le ultime more sottospirito fatte in casa, sarà questa melodica radio inglese, sarà la prima chiaccherata serale seduto in terrazzo, sarà, ma queste sere ho voglia di scrivere. BumBum, 20 e 21, consecutivi, come i due goals di Cavani all'Udinese di domenica, BumBum, uno dopo l'altro, e poi chissà. Finirà in pareggio anche questa. Sboccerà ? Mah.
L'albicocco che io e nonno abbiamo potato dieci giorni fa è sbocciato. Ed è bellissimo.
Mi interrogo su questo processo, secondo me ha dell'incredibile. Quindici giorni fa, secchi, i rami. Mi veniva quasi voglia di tagliarli. Poi, d'un tratto, gemme, fiore, foglia. Colori che esplodono, velocemente. La velocità dello sbocciare, dura poco. Peccato.
Chi resiste alla fatica dell'inverno, al primo sole, sboccia, fiorisce, rinasce, esplode la sua energia. La potenza è contenuta nel gesto, e nel distacco fra, il prima e il dopo. Differenza.
Un fiore, una pianta, sboccia perchè quindici giorni prima stava a -4° e oggi a +21°. Uno svedese a maggio gira in bicicletta in maniche corte perchè poco tempo prima passegiava nel ghiaccio a bordo Malaren. Giulia sorride al sole perchè per 5 mesi ha sognato terra, mangiato terra, toccato terra, respirato terra. Noi non sbocciamo perchè abbiamo abitato appartamenti a 23° portando maglioni di lana, abbiamo bevuto grappe di casa, ci siamo lavati con soffioni d'acqua bollente e i nostri piedi si sono nascosti entro timberland progettate per l'antartico. Differenze.
Sbocciare è un percorso naturale di crescita ed evoluzione. Noi ci stiamo allontando troppo da ciò che è naturale ed insito in noi. Finiremo secchi anche a primavera, derisi dal prugno, coglionati da una scena di un film nordico, superati da una tartaruga, raccontati da un programma automatico sul web.
Sbocceremo ? o Sboccheremo ?


martedì 20 marzo 2012

PENSANDO SOTT'ACQUA


http://grooveshark.com/s/Let+Words+Help+Pictures/269n1q?src=5

Confusion. 'Casin', in dialetto.
La bottiglia al suo fianco ha vita breve, non conoscerà la luce di un nuovo giorno. La radio che ascolta senza concentrazione lo porta lontano. Non ci sono parole, almeno lì, solo note. Le dita sporche ancora di terra. Non gli è bastato lavarsi con il bruschetto dopo quella maglietta sudata a smuovere, vangare, concimare. Ha cenato con un risotto semplice, cucinato dal suo fidato compagno.
Mezza cipolla mezza patata un quarto d'aglio un pizzico di rosmarino essicato e sbriciolato olio buono, umbro di montefalco, di broccolo fiolaro un cuore appena riso varetà carnaroli brodo fatto col proprio dado un pizzico di pepe e mantecatura al parmigiano. La fasi di cottura e preparazione non me le ha volute raccontare.
Rigore e lentezza, a combattere il 'casin'. Come quando pensa sott'acqua, nuotando. Esercizio iterato. Sfogo dei nervi. Massaggio fisico-morale e liberazione totale della creatività. Nuotare, sott'acqua, lo fa Pensare.
E' alle porte la sua prima primavera da trentenne. A trentanni, mi dice, non è un cazzo facile. Almeno qui, tra l'aperto della pianura più inquinata d'europa e il chiuso di uffici e fabbriche che a malapena riescono a farci soppravvivere. Costruire, quella è un altra storia. Abita altri luoghi, altre persone, altre età, altre speranze. 'Casin'.
Mi parla lentamente stasera. Racconta del libro incredibile che sta leggendo, del libro che vorrebbe scrivere e della complessità dello sbrigare prima l'intreccio della matassa. Racconta dei suoi troppi desideri. Vacanze di mare e spirito. Progetti di lavoro e gioia. Ricorda gli ultimi attimi prima che Toby lasciasse questa vita terrena, il suo ultimo ansimo vissuto e respirato naso a naso. Non un cane ma un fratello per 14 anni. Mi racconta di un paradiso fatto di pane ossi e sassi. Gli scende una lacrima. E' allergia, mi dice. Percepisco per la prima volta la sua energia immensa non ancora sprigionata. L'energia è liquida. E' lacrima, acqua, vino, sudore.
'Casin', continua a ripetere. Vuole tornare a nuotare, a pensare sott'acqua. Mi elenca una serie di titoli, gli piace dare un nome anche ai progetti non iniziati e non sviluppati. Confusione. Incipit. Re-posa. Unghie sporche. Masturbazione e vino. Braci. Cucinando. Polveri sottili. Altrove. Lo fermo. Non capisco, neppure io, che pure gli sono affianco.
Il tempo è poco, e lo sfruttiamo, spesso, male. Il mio tempo con lui non durerà in eterno. Forse fra pochi istanti deciderà davvero di tornare a nuotare. Vorrei fargli troppe domande, capire troppe cose. Ho poco, pochissimo tempo. E forse lui contiene universi, e io non conosco le strade per arrivarci.
D'un tratto, si desta, si volta, assorto. 'Ti racconto una cosa', mi dice.
'C'è un treno. C'è un finestrino di un treno. C'è un paesaggio normale al di fuori, normale. C'è una ragazzina. Ci sono un paio di scarpe sportive basse, quasi senza suola, ai piedi della ragazzina. C'è una grossa valigia, con una targhetta che porta il suo nome. C'è un apparecchio per riprodurre la musica e delle cuffie. C'è un fazzoletto sporco, a terra, sotto il sedile. C'è una sciarpa di lana grossa. Ci sono 18 gradi, al di fuori. Dentro, appena 8. Ci sono immagini, ovunque, Non ci sono parole. Sono belle le nuvole, che escono dalla sua bocca."
Confusion. Vado a nuotare. Sott'acqua, penso.

domenica 4 marzo 2012

CIAO LUCIO

Rendo omaggio, ai grandi maestri, e poeti.
Ciao, Lucio.

"...ma se la vita non ha sogni,
io ne ho, e te li do."


la mia (tua) preferita.

giovedì 1 marzo 2012

CINEforMA BALENA | 2

  seconda proiezione \ la giovinezza
LA STORIA INFINITA
di Wolfgang Petersen (Titolo originale 'The Neverdending Story' ) 1984
ospiti : rigorosamente top secret
(non avevano il buono invito, ma per colpa dei genitori, quindi perdonati)



Tenetevi pronti,
parlo con voi finti tonti
  il Balena progetta,
la magia che vi spetta.

mercoledì 29 febbraio 2012

ARANCE

Inizia ad esser difficile spremere le arance. L'avete notato ?
La fine dell'inverno, ormai di una settimana fa, annunciata dal canto della tortora, e il non inizio di primavera, suggerito piano dal soffio di vento gelido di ieri, sembrano aver stabilito un momento chiaro di stasi e di passaggio. Dobbiamo cambiare abitudini, le arance dobbiamo mangiarle, se le spremiamo rimane troppa polpa buona sprecata sullo stampo dello spremiagrumi.
Le arance sono i nostri sogni, i nostri desideri. Abbiamo speso un inverno a spremerle, a spremerli, a berne il succo prima acidulo e poi dolce e rassicurante. Abbiamo comperato cassette di sogni dal venditore ambulante a bordo strada. Abbiamo bevuto centinaia di desideri arancioni sperando sempre nella punta di rosso, cercando il maturo, il perfetto e attuabile. Abbiamo aperto con le dita, strappato con foga quei sacchetti di rete, contenitori di speranza venduta a chilogrammo, cercando spesso l'introvabile.
Oggi è il ventinove febbraio, nei suoi primi minuti, non è un giorno qualunque. Fermiamoci un attimo, capiamo se vale ancora la pena spremerle queste arance, o se è preferibile ed astuto mangiarle, sentirne tutto il sapore, buccia compresa. Possiamo grattuggiarla in una tisana, trascinarla con veemenza sulla nostra pelle odorante di smog, lasciarla sulla ghisa della stufa ancora rovente. Mangiamo le ultime arance, divoriamo i nostri desideri rimasti, ingoiamo i sogni perduti, prima che arrivi Primavera.
Lei è leggera, veloce, illusoria, porta con sè calore e frutti nuovi, spinge al peccato, alla gioia, primavera soffia la brezza della felicità che divora noi e gli ultimi colori dell'inverno. Primavera marcisce le arance, dimentica i sogni, deride i desideri.
Le arance sono finite, e primavera soqquadra l'inverno.

mercoledì 22 febbraio 2012

MERCOLEDi'

Le lacrime non macchiano i vestiti. La terra si.
Quella goccia di vita che cade sulla camicia o sul maglione di lana lascia appena un alone, invisibile a volte anche al più attento sguardo di madre.
Il fango marrone si vede a decine di metri; la nonna ti sgrida con lo sguardo buono, la maestra severa ti gela senza urlare, la moglie indica con l'indice la strada per il rubinetto del lavatoio, la madre pulisce ed inveisce, a suo modo.
Esistono anche lacrime di grappa e terre di merda. Cambiano i contenuti, con il medesimo risultato, ma la storia è altra. Ciò che non è altro è ciò che il mondo nota. Il  mondo nota il marrone e crede sia sporco; il mondo non nota l'alone e crede sia pulito. Capite l'abisso ? Capite l'assurdo ?
Un giorno vi racconterò una storia; chi non ha già capito capirà, chi ha già capito gioirà del sogno che essa porterà con sè.
Bisognerebbe sporcarsi la blusa con fango diafano, e piangere lacrime di terra.
Sarebbe tutt'altra storia, quest' esistenza.


sabato 18 febbraio 2012

CINEforMA BALENA

Signore e Signori
Ladies and Gentleman
Madames et Monsieurs

è con grande gioia che vi annuncio

E' INIZIATO !
 il breve ma intenso programma
CINEforMA BALENA 2012

serata inaugurale 
Venerdì 17 Febbraio
( ok è già passata è non eravate invitati, problemi? )

ospiti : rigorosamente top secret
(cmq si, avevano il buono invito) 

prima proiezione \ Incipit
APPUNTAMENTO A BELLEVILLE
di Sylvain Chomet (Titolo originale Les Triplettes de Belleville) 2003


Tenetevi pronti,
parlo con voi finti tonti
il Balena progetta,
la magia che vi spetta.




mercoledì 15 febbraio 2012

NUN TE REGGAE PIU'

"Abbasso e alè
Abbasso e alè.."

Falsità Ipocrisia Società fondata sulla schiavitù del lavoro Windows xp Uova codice 3 Vino sul cartone Ramanzina di madre Comandi di padre Preti che impediscono canzoni Pallina di squash a 1 puntino Merkel LaCrisi Prezzo della benzina Gelo che mi rovini l'orto Cronoprogramma Monti faccia buona servo dei banchieri Zucchino chimico che non prendi mai ferie dai banchi dei supermercati Marineria italiana Restituzione di prestiti Gigi d'alessio Facoltà di architettura Santoro che ripeti sempre le stesse cos noiose Corsie dei supermarket pieni zeppi di nomi e colori Ansia da corsie dei supermercati Nonstudio Nonspazio Nonfaccio una sega oltre alla quotidianità Wireless che bombardi il mio fragile cervello Amico che non mi restituisci il libro che ti ho prestato Legna bagnata Geometri Penna usb introvabile Mani troppo pulite Facebook Chiesa che non paghi l'Ici Inverno lunghissimo e senza neve sciabile Programma che sfumi Bolletta del gas Cento matrimoni Tristezza il sabato mattina Aperitivo a 3,50 € Vespirit che non trovi percorsi Attesa da sanremo Sonno perenne Partita IVA Italietta Mancanza di autosufficienza territoriale Letture a rilento Ferie troppocorte Borse della spesa che rimanete sempre maledettamente dimenticate in fondo al cassetto Canone rai Comune di vicenza che chiudi tutti i locali Soglia dei decibel Cavolfiore Obiettivi sfumati Schei schei schei Assenza di poesia Non accorgersi della bellezza Serramenti in PVC Burocrazia Mancanza di tempo Necessità a tutti i costi Anni che volano Dimenticare Ingrassare litigare Odiare NUN TE REGGAE PIU'

".. ci giurerei
sei meglio tu
che bella sei
NUNTEREGGAEPIU'"

martedì 7 febbraio 2012

UN TRENO

Alle 8.35 il treno per Venezia ancora non è arrivato. 5 minuti di ritardo tuona il cartello elettronico. 5 minuti per quel treno e 5 giorni per Namazio. Il ritardo non è una cosa piacevole, ma basta saperlo prendere. Namazio porta con sè un grosso libro senza copertina, conosce qualche dinamica riguardo i tempi della vita, è previdente, e sa che immergersi in una lunga lettura aiuta a dimenticare qualsiasi ansia da ritardo. Il ragazzo in piedi a fianco lui batte a ritmo il piede sinistro, forse aiutato dalla musica che ascolta in silenzio nelle cuffiette del suo mp3, forse per aiutarsi a combattere il freddo gelido di questa mattina invernale. Poco distante una signora che indossa una grossa pelliccia anni '80 borbotta contro un ragazzo di colore che le chiede una moneta per un caffè. Tenendo lo sguardo sotto il limite prospettico del binario Namazio non scorge che scarpe grosse e valige di studenti; anche un paio di superga scure sopra calze leggere, ma l'imposto limite visivo gli nega la conoscenza del volto.
Alle 8.41, puntuale sul ritardo previsto, si apre la porta della carrozza 4, esce un puzzo di chiuso leggermente velato d'urina. Lenta, una processione di ventenni mischiati a qualche signore benpensante e a qualche cravatta di troppo scende quel paio di gradini consunti. Piedi che scendono, piedi che salgono. Namazio trova posto sul secondo gruppo di sedili sulla destra, sguardo a rincorrere la meta, schiena al mattino lasciato, ad un bacio veloce, al gelo dello schienale di graniglia su una panchina d'attesa.
Alle 8.42 una giovane studente dai capelli troppo voluminosi chiede gentilmente un aiuto per alzare il suo bagaglio non leggero sul trasportino, un signore africano borbotta nel sonno dal sedile di fianco e un ferroviere corre ansioso avanti e indietro nel corridoio. Si sporge poco più avanti una coppia di turisti giapponesi, sorridono e sembrano chiaccherare animatamente stupiti. Sembrano, chiacchere, perchè Namazio non sente, vede soltanto, immerso com'è in quelle musiche senza parole che riempiranno tutta la sua mattina di viaggio, ad altissimo volume.
Alle 8.45, più o meno, un raggio di luce trova la via perfetta per abbagliare indirettamente gli occhi dell'assorto viaggiatore, che chino col naso immerso nella sua sciarpa bollente, alza lo sguardo quasi irretito, e s'accorge del mondo, che, bianco, abita il paesaggio veloce fuori dal finestrino.
Bianca luce, bianco mondo, scorre la fuori, alla vista di chi solo segue con movimenti ripetitivi del capo l'andare del treno.
Muta luce, muto mondo, e un treno.



martedì 24 gennaio 2012

NORINO

Vorrei ricordare
vorrei ringraziare
vorrei brindare

alle tue mani
che hanno cresciuto figlie e nipoti
che hanno impastato e sfamato persone
che hanno combattuto una guerra impugnando una spada di pane;
alle tue orecchie
che hanno saputo ascoltare, pazienti
che hanno udito ed amato le più belle musiche;
al tuo naso
che ha annusato i profumi del mondo
dal mediterraneo all'oceano
da Noventa alle Americhe;
alla tua bocca
che ha assaggiato l'arte di nonna, di mamma e di zia
che ha amato e baciato, una, donna;
ai tuoi occhi
che hanno sorriso a noi tutti
che hanno profuso infinita bontà
donandoci, donandoti, il cielo.

Buon viaggio, nonno
02.01.1914 - 24.01.2012

"FA PUITO." cit.



mercoledì 18 gennaio 2012

RESIDUI

Scrivo su commissione, per la prima volta in vita.


Diverremo residui.
Anche se non lo speriamo. Anche se nasconderemo per sempre la testa sottoterra.
Marciremo lentamente, nel bel mezzo di una società che più non c'appartiene.
Ci ridurremo ad ossa di pollo, buccia d'asparago, guscio di noce, fondo di bottiglia.
Saremo schiacciati da un mutuo, soffocati da una scelta sbagliata, consumati dai sensi di colpa del viaggio non fatto,del bacio non dato, derisi dal capire la vista di un lombrico riuscito in volo.
Residui usati come fertilizzante per altre brevi vite, sterco, concime umano e mentale per le nuove leve, per quelli più giovani e inesperti, che si nutriranno dei nostri errori i nostri dubbi le nostre genialità per giustificare la loro esistenza già destinata silenziosamente all'ennesima marcescenza.
Cambieremo cento amori e poi ne sceglieremo uno in tutta fretta e lo siederemo in un pulpito dorato.
Abbagliati, poi, l'illusione ci guiderà e comanderà, nelle scelte, nei gusti, nei rapporti umani, nei dogmi e pregiudizi. E il lavoro ? La famiglia ? Le amicizie ? Le passioni ? Muteranno. Cambieranno. Velocemente, che se a gennaio guardi il tuo febbraio precedente non lo riconosci, ti sembrerà di non capire, quasi di non ricorderare. E invece era tutto vero. Funziona così, ma non riesci a gestire tutto questo, perchè quando ci pensi sei già residuo.
E allora investirai, investiremo un'esistenza alla costruzione lenta e minuzosa e precisa di una corazza antiverità, antiemozione, antidifferenze, antisogno. Ci proteggeremo dai ricordi, dalla battuta dell'amico, dal bicchiere di vino semplice e aspro, dal sole che sale di là delle colline il mattino dopo una sbronza una cotta un dritto un'inutile rincorsa tra cuori.
Residui. Mangime decomposto per la società. Benzina per scrittori registi e pensatori.
Residui. Felici con i paraocchi, cavalli ferrati da traino e fatica, tignosi e bi-solitari, difesi, corazzati e con gli occhi lucidi all'occorrenza giusta.
Come quei bicchieri che non ci sono più,
come quei forti gusci di noce a pezzi,
come la fiaba prima di addormentarsi,
come tutta la nostra fragile esistenza.
Residui, residuo.

lunedì 2 gennaio 2012

BUON INIZIO (Ágætis Byrjun)

9 gradi centigradi.
Parto con un numero, e non con una lettera. L'anno che ha appena iniziato i suoi giorni sarà un anno di numeri, di conti, sarà la resa dei conti. Ci saranno numeri tra me e i miei progetti, tra me e molti dei sogni non realizzati, tra me, noi, voi e un mondo che non finirà, ma capirà il suo parziale fallimento e si lascerà cambiare, vestiti ed abitutidini.
Almeno questa è la mia speranza e il mio augurio più grande, a me a voi al mondo: tiriamo in ballo un pò di numeri, facciamo i conti, capiamo le cose che sono fallite o le cose che abbiamo fallito, cambiamo, vestiti, abitudini, rotta. Siate tutti capitani di voi stessi, della vostra rotta.
Buon anno, buone rotte nuove.
Il vostro capitano.

9 gradi centigradi.
Rientrare in casa dopo qualche giorno di vacanza e trovare una tale temperatura, può suggerire bestemmie, ma qualcuno mi suggerisce invece che è un chiaro segnale di reset, un nuovo insegnamento.
E allora,  con 9 gradi e una caldaia in blocco, in pieno inverno, bisogna muovere il culo e darsi da fare, in molti modi: accendere la stufa e caricare una quantità di legna non consueta; muovere il corpo che ci è stato donato per stare in piedi e fare attività fisica, di qualsiasi genere, meglio se produttivo alla sopravvivenza e alla riproduzione; sistemare la dispensa, pulire la casa, lavare indumenti, curare le piante. Darsi da fare in qualsiasi modo genera e consuma energia, energia è calore, il freddo non si percepisce, e i 9 gradi possono anche andarsene a fanculo, con i debiti ringraziamenti per il messaggio forte e chiaro: non si può riposare, nonpossoriposare, mai. Ricaricare l'energia, quella si, ma riposare no. Il fù 2011 è già cenere,  sono felice di esser riuscito ad esaudire più di metà dei miei vorrei di un anno fà, con qualche picco di gioia inattesa, e qualche delusione o fallimento pesante.
Però cazzo, cazzo c'è ancora tutta una vita da costruire, una terra immensa da visitare e conoscere, un mondo da migliorare anche se solo in una sua infinitesima parte.

9 gradi centigradi.
9 gradi sopra lo zero, fa freddo ma il ghiaccio non c'è più, fa freddo ma la mia temperatura è in netto aumento, con calma e lentezza e anche qualche retromarcia, ma cresce. Un'altro paio d'anni e avrò, avremo l'inferno addosso, berremo mojito ghiacciati a braccetto con la vita e con la gioia.
Statene certi, e abbiate una grande fiducia. Il mondo non finirà, il mondo Cambierà. Il mondo siamo noi, sono i nostri sogni le nostre idee i nostri errori le nostre mani il nostro amore le nostre energie.
Basta un pò di pazienza, il ghiaccio è passato e il freddo non durerà ancora molto.
Un consiglio: ricarichiamo le energie, e, nel frattempo, mettiamoci un paio di guanti.



mercoledì 28 dicembre 2011

LA FESTA E' COMINCIATA

Dicembre a festa.
Santo Nicola.
Immacolata.
Anniversario Balena.
Santa Lucia.
Pre-Natale.
Mercatini.
Vigilia.
Natale.
Santo Stefano.
Veglione.

Vi regalo questa strordinaria pagina di letteratura, tratta dall'immenso Fitzgerald ne "Il grande Gatsby".

Brindiamo ! Brindiamo ! Buona festa !
Brindiamo ! Buona fine ! Buona festa !







sabato 24 dicembre 2011

BUON NATALE, GIANNI

Gianni ha appena calpestato la merda del suo cane, mentre passeggiando vagava per il giardino della sua dimora persa in un qualunque quartierpaese residenziale del veneto bene; l'animale sorride soddisfatto nell'osservare il padrone che al gelo di una notte di vigilia natalizia attende che anche l'ultimo bisogno fisiologico del suo fido si sia consumato; poco sopra di loro, al piano primo, i suoi figli fratelli parenti costruiscono una babele di pacchi sotto un luccicante e non polveroso albero di natale.
La cravatta stringe un pò, il pesce crudo puzza di sogiàchegustoha, un parente biascica qualche cenno d'approvazione verso una vita più sana e naturale e la vecchia nonna brontola sulle difficoltà della crisi, mentre si rovescia, sorpresa e bestemmiando gesù, un bicchiere ricolmo di franciacorta solfitizzato sul tailleur rosa antico appena stirato.
Gianni tutto questo non lo sa non lo capisce, o non lo poteva prevedere. Era sceso serenamente in giardino  e pensava a mondi lontan lontani, pensava all'alimentari marocchino dove aveva fatto la spesa il giorno prima e dove tutti l'avevano accolto e salutato con la gentilezza e cordialità di chi vive giorno al giorno e tempo al tempo, serenamente e semplicemente; pensava al suo amore lontano, fuori, ma vicino, dentro; pensava agli amici veri, quelli che  sono capaci di raccoglierti dal fango di un esausto sabato mattina e donarti il sole invernale, fatto di terra e minestre, di marmellate e mani, quattro mani; pensava che il natale fosse diventato un apputamento noioso in agenda e invece si ricrede, svegliato da questa insopportabile puzza di merda condita da cuoio di scarpa inaffaiata da vento sapor wiskhey irlandese.
Gianni sorride. Ora si, sorride. Capisce la fortuna di chi prova a leggere la vita per poi raccontarla con delle storie, vestite a festa. Il suo fido cane da queste cose non viene sfiorato, forse neanche i parenti che dalla finestra illuminata guardano il giardino tentando di capire che fine ha fatto il loro caro famigliare diversamente abile.
Gianni è il nostro Natale; Gianni è franchezza delle cose che stanno come stanno; Gianni è specchio che riflette l'ipocrisia di molti 'oggi'; Gianni è lacrima che ruga il viso di chi si commuove per gesti semplici; Gianni è puzza di merda e profumo di buono, assieme; Gianni è in mezzo a noi, Gianni siamo alcuni di noi, pochi, troppo pochi, ma infondo tanti, forse tutti; Gianni non è vergogna ma è Gianni; Gianni è sogno di chi sogna qualcosa di altrove; Gianni è riflessione; Gianni non è verità ma lotta; Gianni è amore, e calore di stufa; Gianni è Natale, anzi è circa Natale, di quei circa difficili da trovare ma veri; Gianni c'è, da qualche parte, ed esiste affinchè ognuno di noi possa accorgersi di lui.

Buon Natale amici miei, Buon Natale vita mia