martedì 20 marzo 2012

PENSANDO SOTT'ACQUA


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Confusion. 'Casin', in dialetto.
La bottiglia al suo fianco ha vita breve, non conoscerà la luce di un nuovo giorno. La radio che ascolta senza concentrazione lo porta lontano. Non ci sono parole, almeno lì, solo note. Le dita sporche ancora di terra. Non gli è bastato lavarsi con il bruschetto dopo quella maglietta sudata a smuovere, vangare, concimare. Ha cenato con un risotto semplice, cucinato dal suo fidato compagno.
Mezza cipolla mezza patata un quarto d'aglio un pizzico di rosmarino essicato e sbriciolato olio buono, umbro di montefalco, di broccolo fiolaro un cuore appena riso varetà carnaroli brodo fatto col proprio dado un pizzico di pepe e mantecatura al parmigiano. La fasi di cottura e preparazione non me le ha volute raccontare.
Rigore e lentezza, a combattere il 'casin'. Come quando pensa sott'acqua, nuotando. Esercizio iterato. Sfogo dei nervi. Massaggio fisico-morale e liberazione totale della creatività. Nuotare, sott'acqua, lo fa Pensare.
E' alle porte la sua prima primavera da trentenne. A trentanni, mi dice, non è un cazzo facile. Almeno qui, tra l'aperto della pianura più inquinata d'europa e il chiuso di uffici e fabbriche che a malapena riescono a farci soppravvivere. Costruire, quella è un altra storia. Abita altri luoghi, altre persone, altre età, altre speranze. 'Casin'.
Mi parla lentamente stasera. Racconta del libro incredibile che sta leggendo, del libro che vorrebbe scrivere e della complessità dello sbrigare prima l'intreccio della matassa. Racconta dei suoi troppi desideri. Vacanze di mare e spirito. Progetti di lavoro e gioia. Ricorda gli ultimi attimi prima che Toby lasciasse questa vita terrena, il suo ultimo ansimo vissuto e respirato naso a naso. Non un cane ma un fratello per 14 anni. Mi racconta di un paradiso fatto di pane ossi e sassi. Gli scende una lacrima. E' allergia, mi dice. Percepisco per la prima volta la sua energia immensa non ancora sprigionata. L'energia è liquida. E' lacrima, acqua, vino, sudore.
'Casin', continua a ripetere. Vuole tornare a nuotare, a pensare sott'acqua. Mi elenca una serie di titoli, gli piace dare un nome anche ai progetti non iniziati e non sviluppati. Confusione. Incipit. Re-posa. Unghie sporche. Masturbazione e vino. Braci. Cucinando. Polveri sottili. Altrove. Lo fermo. Non capisco, neppure io, che pure gli sono affianco.
Il tempo è poco, e lo sfruttiamo, spesso, male. Il mio tempo con lui non durerà in eterno. Forse fra pochi istanti deciderà davvero di tornare a nuotare. Vorrei fargli troppe domande, capire troppe cose. Ho poco, pochissimo tempo. E forse lui contiene universi, e io non conosco le strade per arrivarci.
D'un tratto, si desta, si volta, assorto. 'Ti racconto una cosa', mi dice.
'C'è un treno. C'è un finestrino di un treno. C'è un paesaggio normale al di fuori, normale. C'è una ragazzina. Ci sono un paio di scarpe sportive basse, quasi senza suola, ai piedi della ragazzina. C'è una grossa valigia, con una targhetta che porta il suo nome. C'è un apparecchio per riprodurre la musica e delle cuffie. C'è un fazzoletto sporco, a terra, sotto il sedile. C'è una sciarpa di lana grossa. Ci sono 18 gradi, al di fuori. Dentro, appena 8. Ci sono immagini, ovunque, Non ci sono parole. Sono belle le nuvole, che escono dalla sua bocca."
Confusion. Vado a nuotare. Sott'acqua, penso.

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